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Il Grillo dei Principi di Spadafora sfida il tempo con una verticale di sei annate

Il vitigno Grillo è un’importante varietà della Sicilia occidentale, che nasce da un incrocio fra Catarratto e Moscato d’Alessandria (Zibibbo). La sua adattabilità ha fatto sì che venisse impiantato un po’ ovunque nella Sicilia (è possibile trovarlo anche nel territorio etneo, pur essendo un vitigno tipico della parte ovest dell’isola) e che abbia trovato varie collocazioni a seconda delle necessità e dei disciplinari che ne danno e/o che ne hanno dato spazio al suo utilizzo. La particolare predisposizione a dar luogo a vini alcolici e di facile ossidazione, ne ha fatto in tempi passati un baluardo per essere utilizzato ad ottenere Marsala. Con il passare del tempo e con le nuove tecniche (l’iper – riduzione, mediante l’utilizzo di azoto), il problema dell’ossidazione del vino ottenuto dalle uve Grillo è stato ampiamente superato, senza dover utilizzare massicce dosi di solfiti. Allo stato attuale i vini Grillo, pagano sia lo scotto della loro storia, ossia il fatto che fino agli anni trenta l’uva Grillo venisse impiegata solo per la produzione di Marsala (anche a discapito del meno produttivo Catarratto), fino ad arrivare a perdere la verve e ad essere messo in secondo piano. Il Grillo è inoltre un vitigno molto produttivo, vengono prodotte notevoli quantità di vino, che nella maggior parte dei casi non sempre riescono ad essere collocate nell’anno in corso, tenuto conto che ancora sussiste il credo che il vino bianco debba essere consumato quando è giovane. Giusto per voler sfatare il tutto, l’azienda Principi di Spadafora ha organizzato presso la propria cantina in Contrada Virzì, territorio di Monreale (PA) una verticale di sei annate di Grillo, per dimostrare che il vino ottenuto da uve Grillo possa essere un vino che può affrontare il tempo, e proprio per scelta aziendale viene messo in commercio dopo un periodo di affinamento di dodici mesi in vasca e di quattro mesi in bottiglia. Un viaggio nel tempo a ritroso, a partire dall’annata 2017, per arrivare al 2008, ha dato ampio spazio per far capire quali siano le potenzialità di invecchiamento. Ultimamente il Disciplinare della D. O. C. Monreale non prevede più l’utilizzo dell’uva Grillo, facendo sì che il produttore debba scegliere se imbottigliarlo come D. O. C. Sicilia, o come I. G. T. Terre Siciliane. Chiaramente per ottenere un vino che possa affrontare gli anni bisogna curare ogni fase (potatura, vendemmia, vinificazione, affinamento) nei più piccoli dettagli. La resa viene abbassata, anche con il ridimensionamento dei grappoli, la quasi assenza di ossigeno durante la fase di vinificazione, tramite l’utilizzo di azoto, sono solo alcune delle accortezze che vengono date per ottenere un prodotto ottimale ed integro. Sono gli assaggi fatti che dimostrano come un vino che (generalmente) viene consumato giovane, possa invece smentire alcune abitudini che non hanno motivo di esistere.


2017 È l’ultima annata messa in commercio. I sentori vengono fuori dopo un po’ di attesa. Grande eleganza olfattiva, composta da note fumé e con ricordi di uva sultanina ed accenni salmastri. Al sorso è sapido, con una buona freschezza e con una struttura che lo rende elegante e piacevole.
2014 Tre anni in più si vedono (colore più carico), si sentono (gli aromi sono più complessi ed un po’ più decisi), si toccano al palato (più carnoso). I sentori floreali sono in grande evidenza. Poi vengono fuori le note di scorza d’agrumi (buccia d’arancia caramellata), zenzero. Ben equilibrato e con sapidità e la freschezza ben presenti.
2013 Visivamente è meno carico rispetto al millesimo 2014. Il bouquet si ripete con accenni salmastri note fumé e ricordi di bergamotto. La differenza sta principalmente nel sorso, verticale e quasi tagliente. La sapidità c’è, ma è meno accentuata rispetto alle annate già degustate. Ben strutturato.
2012 Giallo scarico. Bouquet ricco e complesso. La fase evolutiva inizia a dare il meglio di sé. Biancospino, note fumé ben chiare che si fondono assieme a sbuffi di zenzero e con un finale salmastro. Equilibrato e con sorso appagante. Sapidità ben pronunciata e con una freschezza che gli conferisce facilità di beva.
2009 Giallo dorato (dopo undici anni!). Il tempo svolge il suo dovere. L’evoluzione è notevole. Zenzero, nota salmastra, con accenni di canfora. Beva verticale, ma sempre con la sapidità che si fa sentire. Grande bevibilità.
2008 Giallo dorato carico. Camomilla, note di idrocarburo ed erbacee, che virano verso la nota muschiata. Grande bevibilità con le varie componenti ben amalgamate. Si differenzia rispetto agli altri per la notevole progressione, che a sua volta gli dona persistenza.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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