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Grande Dame Rosé 2015 – Abito da festa, fisico da star vestita da Paola Paronetto, la nuova nata ha scelto Roma per il debutto mondiale

Un vino vero, un vino importante, un Rosé dove il colore, subito e senza equivoci, parla nel calice. Un colore non civettuolo, non modaiolo, non sbiadito. Insomma, non “provenzalizzato”.

Anzi, semmai il contrario. E una coerenza che subito balza… al naso con un impeto e una ricchezza in cui la parte più “fruttosa” viene immediatamente amplificata e variegata da registri e sensazioni molteplici, diverse e assortite.

Il gusto poi dà ragione totale al luogo dove la Grande Dame Rosé 2015 ha deciso di fare il suo primo defilé mondiale: Roma anzitutto, mai timida e satrapica per cromosomi, e in particolare Orma, la tavola di Roy Caceres, uno che del gusto pieno (meglio: “sabroso”, come recita l’insegna del suo secondo indirizzo capitolino), condito di sorriso, sempre teso al piacere, ma orchestrato con sapiente eleganza, ha fatto la sua bandiera.

A illustrare la nuova “creatura” di chez Cliquot il suo artefice, lo chef de cave Didier Mariotti. Il quale ci tiene a sottolineare come l’ultimo nato si riallacci con forza e coerenza al primo anello della catena, il Rosé che “madame la Veuve” in persona varò a suo tempo (un bel po’ di tempo fa: 1818) quando con coraggio rasentante l’incoscienza decise di mescolare il rosso da Pinot Noir della parcella magica del Clos Colin al bianco per ricavarne un assemblaggio totalmente diverso.

Al 90% Pinot Noir e per il 10% Chardonnay e solo da cru iperblasonati, Verzenay, Verzy, Ambonnay, Bouzy, Aÿ per il Noir e Avize e Mesnil per l’uva bianca, anche stavolta il Rosé targato 2015 riceve il tributo decisivo della stessa vigna che madame scelse 206 anni or sono: un apporto di Bouzy rouge pari a un 13% del mix totale.

E la magìa del composé, quella che in Champagne è la madre delle pratiche e dei saperi di territorio, funziona anche stavolta. Pronuba un’annata che Mariotti definisce “solare”, ma che sul risultato da lui messo in campo senza paura (“Siamo forzati a fare grandi vini con questa etichetta perché ognuno di essi è una Grande Dame prima di essere rosé o bianco”, spiega lui) può considerarsi risolutamente complice.

La propensione al cibo di questa edizione della Dame in rosa, poi, trova riscontro straordinario e immediato con le proposte di Caceres (saporosamente vegetali quelle d’approccio, visto che Orma in questo caso si iscrive nell’elenco dei locali della linea “Garden Gastronomy” ideata proprio dalla banda della Vedova per le ultime vetrine dei suoi Champagne top). E, a ricordare che le regole possono sempre essere riscritte se qualcuno riesce a idearne di migliori, la Dame 2015 riappare trionfante sul dessert (kefir, platano e mirtilli, perfettamente bilanciato e dunque sontuosamente accompagnato).

In mezzo, a rammentare che la diversità e l’unicità sono il timbro delle cose vere, la Dame Blanche 2012 (in magnum) su un raviolo con anguilla, caviale e farro tostato e la pietra di paragone del tutto alternativa alla nuova nata della G.D. Rosé 2008, nientemeno che in Jeroboam, e dunque fresca… come un Rosé, più che come una rosa.

Due parole infine vanno spese senz’altro per l’abito che la signora targata 2015 indossa. La confezione, dal cofanetto al resto, porta a firma di Paola Paronetto, la stilista già da un po’ partner di Cliquot, con cui è evidentemente in piena sintonia. Non a caso ha puntato dichiaratamente stavolta sul colore (proprio come, in fondo, e in altro modo, ha fatto il vino cui lei ha disegnato il vestito).

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