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Dalla Calabria con furore – Tenuta Santoro una giovane promessa della viticoltura calabrese

Ne sono passati di anni quando la Calabria era una realtà quasi insignificante nel panorama vitivinicolo italiano, solo Librandi appariva nel mondo enologico, poi una rivoluzione quasi epocale grazie ai “Cirò boys” che hanno avuto l’intuizione e il coraggio di dar vita a vini meno pesanti e legnosi, dai colori più tenui ed eleganti, che riscoprono un Cirò a dir poco rivoluzionario.

Così quei luoghi a cui siamo legati per nonni materni che ci hanno regalato inconsciamente bellissimi ricordi di gioventù, oggi vengono sempre più esaltati da una passione che pian piano si sta evolvendo coinvolgendo sempre più le nuove generazioni di vignaioli che hanno visto in qui luoghi da sempre esaltati per la bellezza selvaggia terreno fertile per produrre vini di eccelsa qualità.

Vi parliamo oggi della Tenuta Santoro una Tenuta di 40 ettari di superficie complessiva, di cui 20 coltivata a vigna, che nonostante produca Cirò sin dal 1850 con Giuseppe Santoro, soltanto nel 1994 ha fatto il salto di qualità divenendo una piccola imprese e inizia a vendere vino sul mercato locale.

Nel 2006 si costruisce la cantina all’interno dei vigneti di proprietà e pian piano si giunge a essere un’azienda con 5 etichette di vini rappresentativi di questo territorio. Oggi è condotta da Giuseppe, l’ultima generazione della famiglia, che oltre ad associarsi al Consorzio della Doc Cirò, costituito a gennaio 2003 (ed esteso alla Doc Melissa nel 2007), che rappresenta circa l’80% del vino a denominazione calabrese, che conta 530 ettari (nei quattro Comuni di Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli), con 300 viticoltori e 60 Cantine in maggioranza di piccole dimensioni, fa anche parte della FIVI.

I vigneti che si trovano sulle dolci colline tra il Mare Ionio e le montagne della Sila, i cui suoli sabbiosi e profondi permettono di ottenere un vino di grande struttura ed eleganza a cui si associa un clima secco e esposto ai venti di scirocco e tramontana, con forti escursioni termiche che fa sì che le uve maturino lentamente raggiungendo in tal modo il pieno sviluppo degli aromi e del gusto.

Abbiamo avuto modo di assaggiare 3 vini e vogliamo condividerne le nostre impressioni.

CAPOSERRA 2017 Cirò doc Rosso Classico (80% Gaglioppo, 10% Magliocco, 10% Merlot).

Il vino d’entrata dell’azienda, il suo biglietto da visita e che biglietto, possiamo dire in questo caso.

Note fruttate si alternano a profumi balsamici per voi virare su spezie dolci. Assaggio caratterizzato da una buona freschezza e un tannino vivace che rendono il vino molto “gustoso” Bello il finale su note di macchia mediterranea.

ZONARO 2015 Cirò doc Rosso Classico Superiore (90% Gaglioppo, 10% Magliocco).

Il nome deriva  da un toponimo aziendale, nasce su terreni argillosi, calcarei, dopo una fermentazione con lieviti selezionati affina in acciaio.

un vino dove frutti rossi con la mora in evidenza si accostano a note speziate ed il ginepro emerge nettamente, un vino semplice ma elegante dove un tannino mai aggressivo lo accompagna durante la beva, interessante il finale su note speziate.

PATRIS 42  Riserva 2015 Cirò doc Rosso Classico Superiore (85% Gaglioppo, 15% Magliocco).

Il nome è un omaggio a Luigi, classe 1942, padre di Giuseppe, l’attuale conduttore dell’azienda. Nasce su terreni argillosi, calcarei, dopo una fermentazione con lieviti selezionati affina in barrique per 6 mesi.

Una nota di lampone è in grande evidenza non appena avviciniamo il naso al bicchiere, poi spezie e frutti di sottobosco completano il bouquet. Un vino ricco, fresco con un tannino mai troppo invasivo che garantisce una facile beva. Un finale molto persistente su note di frutti rossi e spezie rosse rendono ancor più il vino molto intrigante.

 

 

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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