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La territorialità del Nerello Mascalese dentro e fuori l’Etna

Il Nerello Mascalese è uno di quei vitigni che risente del terroir in maniera evidente e lo manifesta dando vini, con caratteristiche  riconoscibili a seconda da dove provengono le uve. In poche parole è un vitigno particolarmente sensibile al tipo di suolo, al clima, al modo di coltivazione. Che il vitigno siciliano, abbia origini dalle zone etnee (Mascali), e che abbia dato la sua massima espressività nel suo territorio originario (anche assemblato con il Nerello Cappuccio, così come prevede il Disciplinare dell’Etna Rosso D. O. C.), vi sono pochi dubbi ma questo ha un po’ “oscurato” il Nerello Mascalese che si trova in altre parti del territorio siciliano. Proprio su questo argomento si è soffermata la degustazione organizzata da Agata Arancio alla 41^ VINIMILO, in cui sono stati messi a confronto diversi vini ottenuti da Nerello Mascalese del territorio etneo (da diverse contrade), ma anche dei Nerello Mascalese fatti con uve provenienti da vigne della parte occidentale della Sicilia, come il territorio di Trapani e di Agrigento, oppure anche dal territorio della Calabria ed altro ancora. Il fatto che sull’Etna sia stato allevato anche a quote che possono arrivare a quote di 1000 metri s. l. m. e per certi versi, cambiando le proprie attitudini naturali, poichè come dice Salvo Foti, il Nerello Mascalese è un “tipo da spiaggia”, ha fatto sì che i vini ottenuti siano lineari, eleganti, di grande bevibilità. Ovviamente questo non è solo dovuto alla componente altimetrica, ma ad un insieme di altre variabili (suolo, modalità di coltivazione, clima, etc.). Da questo si riesce a capire come l’habitat abbia un ruolo fondamentale per un’uva che risente parecchio del terroir.

Con ben dieci vini, ottenuti da Nerello Mascalese e/o con minime percentuali di altri vitigni (Nerello Cappuccio per l’Etna Rosso), è stato ampiamente possibile comprendere le molteplici diversità che il vitigno possa conferire a seconda delle zone in cui viene coltivato, ai vini nei quali viene utilizzato. Da zone di pianura, a quelle collinari e quelle di montagna, da terreni argillosi, a quelli di medio impasto a quelli vulcanici, il Nerello Mascalese dà delle sfaccettature e dei connotati diversi che avvalorano quanto detto prima. Da tannini spigolosi nei primi anni a tannini più rotondi e meno incisivi, colori rosso tenue (quasi scolorito), per virare a dei rossi carichi, purpurei e quasi impenetrabili. Queste sono alcune differenze principali a seconda da dove viene coltivato.

  • Vurria Rosato 2020 – Nerello Mascalese – I. G. P. Terre Siciliane – Di Giovanna

L’azienda Di Giovanna ha le proprie vigne a Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento e Contessa Entellina, provincia di Palermo. Le vigne si trovano ad una quota di 450 metri s.l.m., il Nerello è stato introdotto nel territorio sambucano e di Contessa Entellina nel 1968 (anno in cui nasceva la D. O. C. Etna). Il fatto che le vigne siano in una zona di collina ed in parte internata (il mare non è nelle vicinanze), in cui vi sono escursioni termiche, in parte favorisce il Nerello Mascalese per dare alcune sfumature a quello che viene coltivato nella zona etnea. Il quadro aromatico è caratterizzato da sentori di fragola e lampone, con accenni di liquirizia. Spalla acida che funge da struttura portante, sapido all’assaggio. Persistenza buona con una beva piacevole.

Anche in Calabria vi è il Nerello Mascalese, l’azienda di Antonella Lombardo lo utilizza in due vini, ma in purezza solo per il Charà. In questo caso le vigne sono a quote basse, da 50 a 100 metri s.l.m. e si trovano nella parte bassa della Calabria, in provincia di Reggio Calabria. Da questo terroir viene ottenuto un rosato, mediante pressatura soffice delle uve. Il timbro che si percepisce a naso è deciso, con sentori abbastanza marcati, che spaziano dal balsamico, alla polvere da sparo, alla pietra focaia. Sorso ricco, quasi polposo, con un buon equilibrio ed armonicità. Lungo con una lieve scia salina nel finale.

Si arriva nella zona per antonomasia del Nerello Mascalese, l’Etna. Le vigne di Feudo Cavaliere si trovano per l’appunto in Contrada Cavaliere, territorio di Santa Maria di Licodia, versante sud – ovest. La verticalità di questo rosato si intuisce già all’olfatto, tramite le note di rosa, albicocca, pietra focaia, che virano poi leggermente sulla nota iodata. Succoso e pieno alla beva, con una progressione molto buona. Equilibrato e con una chiusura salina. Il suo punto di forza è la progressione che lo rende lungo e di grande personalità.

  • Glou glou 2020 – Nerello Mascalese – Elios

Già all’olfatto fa capire che è un Nerello Mascalese “straniero”. I profumi sono scorza d’arancia e nota iodata in primis, accenni vegetali e un finale di erbe officinali. All’assaggio i tannini non sono ruvidi e l’acidità è molto mitigata, riconfermando che non è un Nerello Mascalese etneo. Persitenza discreta. Questo vino rispecchia il progetto dell’azienda, volto ad ottenere un vino non particolarmente complesso e dalla beva agile. Le vigne dove viene coltivato il Nerello Mascalese si trovano nel territorio di Monreale ed è solo da un paio d’anni che il tutto è stato avviato.

  • Vurria Rosso 2019 – Nerello Mascalese – I. G. P. Terre Siciliane – Di Giovanna

Il colore rosso carico, visivamente dà dei chiari segnali su come non sia un vino ottenuto con Nerello Mascalese etneo. Piacevole al naso, con sentori di frutta a polpa rossa, foglie bagnate, accenni balsamici. Tannini docili, ma spalla acida presente, con un equilibrio fra le parti dure e morbide. Il sorso è rotondo con un finale che vira sull’amarognolo che fa capire come ancora i tannini per certi versi siano acerbi.

  • Etna Rosso 2020 – Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio – Etna Rosso D. O. C. – I Vigneri

Come prevede il Disciplinare dell’Etna D. O. C., in questo caso vi è una percentuale di Nerello Cappuccio. Il colore è un rosso vivace, ma non intenso. Al naso fa capire la sua “vulcanicità”. Piccoli frutti di bosco, sentori di pietra vulcanica e di ciliegia acerba con finale di sottobosco. Tannini ed acidità hanno un altro passo, con una presenza più marcata. Al sorso si fa sentire la mineralità. Persistenza buona. Le uve provengono da vigneti siti a Randazzo a quote di montagna. Escursioni termiche e terreno vulcanico fanno il resto per differenziare il Nerello Mascalese etneo, rispetto a quelli non etnei.

Dall’Etna ci si sposta fino ad arrivare alla provincia di Messina, versante che si affaccia sul Tirreno. Zona ventosa e caratteristiche climatiche diverse rispetto all’Etna, oltre alla composizione del terreno. Bouquet molto complesso, con note di pepe e spezie dolci, pietra focaia ed aghi di pino. Grande acidità che prevale sui tannini, che aspettando si sentono successivamente al palato. Sorso lungo e buona progressione. Trama tannica fine.

  • O’scuru o’scuru 2017 – Etna Rosso D. O. C. – Nerello Mascalese – Al – Cantara

Ci si trova di fronte alla quint’essenza del Nerello Mascalese, poichè le uve provengono da una vigna a piede franco. La vigna si trova a Randazzo, versante nord dell’Etna. Il vino che viene assaggiato è complesso all’olfatto, con spezie dolci in bell’evidenza, pietra focaia, note balsamiche. Di carattere alla beva con una freschezza viva e mineralità. Verticale ed elegante. Persistenza ottima. Progressione non da meno.

  • Nerello Mascalese 2017 – I. G. T. Terre Siciliane – Ottoventi

Il colore non lo fa sembrare un “estraneo”, ma non appena si avvicina il calice al naso si percepisce che i sentori non sono etnei. Scorza d’arancia, cappero, tabacco ed erbe  officinali. Spalla acida ben presente, tannini più morbidi rispetto ad un Nerello Mascalese etneo. La retronasale conferma il passaggio in botte. Progressione buona e persistenza notevole. Le vigne si trovano nella parte estrema della Sicilia occidentale, in provincia di Trapani, in Valderice ad una quota di m. 280 s. l. m.. L’ulteriore conferma come il Nerello Mascalese, funga da cartina tornasole sui territori e sui climi che non sono “suoi”.

  • Millemetri Etna Rosso 2013 – Nerello Mascalese – Feudo Cavaliere

I suoi millemetri gli conferiscono un bouquet elegante e diretto. foglia di tea, pietra focaia, origano, rosmarino, e ricordi di legna arsa. Trovare un sorso verticale, ma allo stesso tempo pieno, non è cosa facile. La freschezza prevale sui tannini con una bella estrazione sapido – succosa. Tannini di buona fattura e con una mineralità che si riscontra al sorso. Le varie componenti sono ben amalgamate e la conferma viene data dalla retronasale. Ancora integro e giovane.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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