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Cosa succederebbe se i dazi di Donald Trump fossero applicati al settore vinicolo

La decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, porterebbe  in caso di mancato accordo tra gli USA e il resto del Mondo, ad una politica protezionistica anche in altri settori. La questione potrebbe interessare ad esempio l’export nel settore agroalimentare che ha generato un valore nel periodo gennaio-ottobre 2017 di 4 miliardi di euro.

Il mercato statunitense nel 2017 è risultato essere il più grande mercato per il vino italiano con oltre 2.500.000  ettolitri venduti e un valore che supera 1,3 miliardi di dollari, con un incremento rispetto all’anno precedente del 1% in quantità e 1,5% in valore.

Se consideriamo che le altre nazioni europee, Francia e Spagna in primis, sono cresciute a doppia cifra, rispettivamente 15% e 18% e che nel suo complesso l’Europa copre circa il 65% delle importazioni negli Stati Uniti, risulta interessante valutare quale potrebbe essere l’impatto di eventuali sanzioni.

Ad oggi Trump ha deciso di non imporre sanzioni ai cosi detti paesi amici, che attualmente sono  Canada, Messico ed Australia. Consideriamo che l’Australia nell’ultimo anno ha esportato negli USA  1.800.000 ettolitri   per un controvalore di 360 milioni di dollari, con un incremento rispetto all’anno precedente del 24% in quantità e 3% in valore. E’ facile immaginare chi trarrebbe giovamento da questa politica protezionistica. Tale mossa del presidente americano potrebbe non avere l’effetto desiderato di rinvigorire la produzione interna, anche in virtù dei diversi problemi climatici che si sono avuti nell’ultimo anno nella Nazione, che potrebbe  non permettere di sopperire le  nuove scelte del consumatore, che nella grande maggioranza sarebbe costretto a rivolgersi alla produzione dei paesi “amici”.

Invece nel settore spumantistico tali  politiche protezionistiche potrebbero effettivamente risultare efficaci, in quanto i 3 paesi europei Italia,Francia e Spagna, coprono il 95% di tutte le importazioni di questo prodotto negli USA. In questo caso un aumento dei prezzi  porterebbe il consumatore  ad orientarsi verso i prodotti nazionali risultando essere l’unica alternativa all’aumento dei prezzi.

Con riferimento a queste problematiche commerciali dobbiamo ricordare le ripercussioni che si sono avute nel settore wine dall’embargo avvenuto alcuni anni fa nei confronti della Russia, che ha generato enormi problemi al settore ed in particolare alla denominazione dell’Asti DOC, che aveva nel mercato russo un grande sbocco, tanto da spingere i produttori a trovare un prodotto alternativo con cui aggredire i mercati (Asti secco).

Fonte dati Italian Wine & Food institute da dati U.S. Department of Commerce

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.

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