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Chateau d’Esclans: la “vie en rose” secondo LVMH e Sacha Lichine

L’ex tycoon del Prieure a Margaux e il gigante del lusso ora scommettono sul rosa. Con un top wine a 120 euro.

A Bordeaux il nome – come si dice in questi casi – è tuttora una garanzia. Lui, Sacha, è il Lichine dell’eponimo Prieure, una cosa che a Margaux andava come un treno.

Ma, a un certo punto – si facciano due domande e si diano un paio di risposte quelli che ancora oggi parlano della crescita dei rosati come di un fenomeno di pura moda – ha deciso di voltar pagina; e, appunto, colore. Il nuovo foglio, interamente tinto di rosa, di chiama Chateau d’Esclans, Provenza.

Dove “quando sono arrivato si faceva già ovviamente vino, e rosato, solo che andava via all’ingrosso a 5 litri per l’equivalente di 5 franchi”.

Oggi con 5 franchi o 5 euro a Esclans paghi sì e no un calice dei prodotti alla base della piramide.

Perché dal 2006, quando cioè è entrato in azione Sacha prima e poi come “braccio armato” monsieur Leon, enologo già in azione in posticini tipo Mouton o Opus One, le cose sono un filino cambiate.

Esempio: produzione del primo anno, 140 mila bottiglie. Dieci anni dopo, 2,5 milioni di pezzi. Un attimo ancora e il Whispering Angel, l’etichetta al tempo stesso più trasversale e più simbolica del processo, facile e seduttiva, largamente nutrita anche da materie prime acquistate, ma già di irreprensibile livello e suggestiva confezione, stazzava da solo molto, molto di più.
Oggi lo Chateau e relativa proprietà sommano e controllano 427 ettari – di cui 140 vitati e in crescita – con vigneto assolutamente finalizzato e per la stragran parte dedicato a Grenache e Rollo, ovvero la versione locale del Vermentino (in Provenza e in Francia tutta il rosato è spessissimo fatto con il metodo, eretico per noi, di assemblare con un bianco il mosto da uva rossa di partenza).

Mentre le vigne crescevano d’età e di superficie, e in cantina in parallelo si innalzavano ambizioni e consapevolezze, la piramide Lichine-d’Esclans si è stratificata con una scansione fatta di etichette di assoluto vertice (il Garrus, il rosato senza bolle probabilmente più costoso del mondo) e, via via, di mezzo, a costruire una gamma articolata, senz’altro, ma tutta puntata su fasce decisamente premianti e alte di mercato.
Un fenomeno tanto vistoso da attirare l’attenzione d un gigante come LVMH che, annessa una “cosina” come Tiffany, ha poco dopo deciso di incastonare nella sua corona del lusso (che dà come si sa larghissimo spazio al mondo vino) anche la “luce” rosa provenzale accesa da Lichine.

Che, manco a dirlo, resta il pilota della barca varata nel 2006 (rilevando peraltro una proprietà che esisteva dal 1200 e che produceva da oltre mezzo secolo); e oltre a condurla, ne illustra il carico e la rotta girando il mondo con le sue bottiglie.
Ricapitolando: ai rosati di d’Esclans in generale possono contribuire in piccolissima parte e secondo tipologia un po’ di Syrah, di Cinsault e Tibouren.

Ma le uve dominanti sono le già citate Grenache e Vermentino (<un vitigno rosso e uno bianco per fare la cuvée, come in Champagne con Pinot Nero e Chardonnay>, ammicca Lichine a chi, fuori dalla Francia, alza il sopracciglio alla notizia).

Si vendemmia all’alba, si fermenta e si lavora a freddo usando scambiatori di calore già per raffreddare subito le uve. Si usa in diverse maniere e dosi il legno, anche in fermentazione, con taglio prevalente sui 600 litri, e in modo speciale su alcune etichette (il Garrus, ma anche in parte più contenuta su altre).

Un selezionatore ottico aiuta a far la cernita di grappoli e chicchi. La pressa è a gas inerte e la prevenzione sul fronte ossidazione permette un dosaggio minimo di solfiti aggiunti.

Il processo sul fronte rossi è quello dello skin contact, senza macerazione, per avere estrazioni calcolate al millimetro e quel colore che piace tanto in Provenza (e in larga parte del mondo: noi italiani, di nuovo, siamo stati sinora una corposa quanto ben motivata, dai nostri climi e vitigni tipici, eccezione).

La temperatura è controllata anche dentro i tonneau con un metodo dedicato. Si fa batonage (un caso abbastanza raro, per non dire unico, tra i rosati).

L’ultimo atto è un assemblaggio in stile Champagne, con combinazioni diverse create dall’incrocio dei vari fusti, botti e tank (“ognuno dei quali fa storia a sé – specifica Lichine – e questo permette di ricavare stili diversi a seconda della combinazione”).

La Grenache (in genere dal 70% all’80% del totale) dà il suo marchio e il colore. Il Vermentino la nota floreale che aggrazia i bouquet.


Si parte dunque dal sussurro morbido, profumoso e allegro dell’Angel d’approccio (Grenache 72%, Rolle 13%, Syrah 7%, Cinsault 4%, Tibouren 4%), facile, profumato e convincente in primis per chi ama vini con quasi zero spigoli e prensilità (tantissimi consumatori nel mondo, specie in quelli nuovo e nuovissimo, a quanto pare).

 

Poi c’è il Rock, l’Angelo dei suoli sassosi, vigne di 25 anni, quota collinare a 200 metri e più, con un quinto circa di apporto di basi che hanno visto legno; e poi ancora su, con lo Chateau d’Esclans, forse il più vicino al bilancio perfetto nell’incrocio tridimensionale di sostanza, leggiadria e prezzo (e parliamo però già di 40-45 euro circa al consumatore) per salire ancora e ancora, e prendere l’ascensore infine con il Garrus. Assolutamente rosa (niente rosso travestito), ma tirato su con il rispetto e le accortezze di un grande Chateau appunto, figlio delle vette dei colli più alti, di una singola vigna vecchia di quasi un secolo e di legno nuovo all’80%-90% dove sosta 11 mesi (e che, sorpresa: non pesa e non intralcia…) ed è proposto a un target che non ha problemi a investire dai 110-120 euro in su per una bottiglia di rosato dalla targa super préstige. E che regala profumi decisi di fragole, ma anche di mela rossa, spine d’agrume e “cipriosa”, delicata prensilità tattile al palato. Una scommessa? Forse. Ma, considerate le caratteristiche di alcuni nuovi mercati, a la parabola sin qui acquisita di monsieur Lichine (e il recente “rinforzino” LVMH) non è proprio facilissimo decidere di puntargli contro…

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