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CANTINE NERI – VIAGGIO NEL CUORE DELLA TUSCIA

A volte per viaggiare non occorrono grandi risorse. Il viaggio è frutto della nostra fantasia, è uno status quo, un modo stesso di intendere la vita. Il viaggio è nei nostri occhi, nei profumi che annusiamo, nei sapori, in tutto ciò che scatena le emozioni.


Aver visitato le Cantine Neri mi ha concesso di poter tornare indietro nel tempo, a cavallo di una sorta di macchina sognante, conducendomi attraverso i secoli nell’antica Tuscia all’epoca di Porsenna & Co.


All’imbrunire, quando l’oscurità prende il sopravvento sulla luce del sole, Enrico Neri (terza generazione di vigneron), ha spalancato le porte delle vecchie cantine etrusche dove affinano alcune particolari tipologie di vini.
Straordinario vedere le antiche opere di ingegneria atte a consentire una perfetta lavorazione su tre livelli, comunicanti tra loro da scivoli in tufo ancora perfettamente conservati.

Nel più alto venivano pigiate le uve a grappolo intero (raspi inclusi) con la tecnica dei piedi, recentemente riportata in auge da alcuni produttori biodinamici. La temperatura del piano superiore più calda consentiva l’inizio della fermentazione, che proseguiva al livello inferiore dove il vino filtrava naturalmente per decantazione, perdendo molte sue impurità. Al terzo livello infine, quello più fresco, terminava l’intero processo produttivo, venendo stoccato a riposo in attesa di essere posto in anfora per il consumo personale.
Tutto questo millenni prima di Camillo Benso Conte di Cavour, delle consulenze enologiche di Louis Oudart e della passione della Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo.
Torniamo con un balzo al presente ed ai vini della cantina, posta sulle sommità delle colline orvietane, ove il vento sa essere sferzante ed il clima particolarmente rigido. Terra perfetta per la crescita del Procanico e del Grechetto che Enrico cerca (non senza sforzi) anche di spumantizzare in versione Metodo Classico.


Assaggiamo il Ca’ Viti Orvieto Classico Superiore 2018: ai due precedenti vitigni menzionati si aggiungono altri “a km zero”, come Malvasia, Drupeggio e Verdello, che completano il vino con carattere di pesca melba, susina bianca matura, sentori fumosi/polverosi tipici del tufo. Quest’ultimi vengono esaltati all’ennesima potenza nella 2016, a tratti gessosa ed agrumata di pompelmo rosa, dalla chiusura finale sapida. Chiudiamo questa piccola mini-verticale con la 2014 da grandi freschezze e sentori di macchia mediterranea, lievemente (e non sorprende per nulla) magra in bocca.
Il Vardano da Grechetto in purezza per me rappresenta una assoluta quanto positiva novità. Lavorato per il 33% in barrique nuove e per il restante in primo e secondo passaggio per sei mesi, con ulteriori sei di sosta in bottiglia. Grande potenza nella 2018, mista tra lime e cedro freschissimi, ancora piuttosto timido nell’aprirsi essendo molto giovane. La plenitude la raggiunge però con una 2016 strepitosa, lunga, minerale, complessa con note calcaree e di pepe bianco iniziali, nelle quali il clone Orvieto 109 giganteggia. Chiosa verso sentori idrocarburici e tropicali. Vino piuttosto muscolare anche e sopratutto al palato.
Non poteva mancare, prima del top di gamma il premiatissimo Poggio Forno, un assaggio di rosso grazie all’Americo 2016, dedicato al nonno fondatore nel 1951 dell’azienda. Un Merlot in purezza molto interessante, ancora nervoso, con naso di amarene mature e sorso dai tannini ben presenti, di buona fattura. Manca quel certo non so che per farlo competere a buoni livelli con gli omologhi di altre zone, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta.
E poi c’è lui, quel Poggio Forno vintage 2016, il muffato di casa, con stesse percentuali di Grechetto e Sauvignon blanc, dalla grande tempra di frutta candita, acqua di zafferano, nocciole tostate e mela cotogna.Una persistenza impressionante, che regala pienezza di bocca, dagli aromi agrumati, mielosi senza dimenticare un pizzico di salgemma che inebria il gusto non stancandolo mai.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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