Che Librandi fondata nel 1950 da Antonio e Nicodemo Librandi sia la cantina storicamente più nota in Calabria è risaputo.
Invece non tutti sono a conoscenza che la tenuta più grande dei sei possedimenti aziendali, situata tra i comuni di Rocca di Neto e Casabona in provincia di Crotone, è il fiore all’occhiello della propria produzione vinicola, e funge anche da laboratorio per la sperimentazione del vino: si tratta di tenuta Rosaneti.
Grazie al tour Surpring Calabria organizzato da Cronachedigusto abbiamo avuto l’occasione di visitarla.
Si percorre la strada provinciale 15 ai cui lati è possibile osservare fichi d’india e lunghi steli di cortaderia che delimitano i vigneti prima del nostro arrivo dove troviamo Paolo e Raffaele Librandi ad accoglierci e illustrare il possedimento.
Saliamo su un Land Rover guidato da Paolo che percorre una strada sterrata che fraziona i filari. Ad un tratto questa si inerpica e al termine di un viaggio piuttosto movimentato giungiamo in cima a un colle che si pregia di uno stupefacente panorama: un paesaggio verde e ondulato sui vigneti del Magliocco Dolce che gira tutt’attorno, delimitato da alti colli da una parte e in certi si riesce ad intravedere il mar Jonio. Se poi capitate come noi al tramonto, lo spettacolo diventa entusiasmante.
Da terreni acquisiti tra il 1997 e il 2002, la Tenuta Rosaneti si compone di 135 ettari di vigneti, 80 di uliveti, e il resto di macchia mediterranea e querceti per un totale di 240 ettari.
Qui si coltivano principalmente Magliocco Dolce, Gaglioppo, Mantonico, Sauvignon, Chardonnay, Cabernet Franc, Greco Bianco, allevati ad alberello e a cordone speronato.
E non è tutto: la presenza di un palmento del diciottesimo secolo ha dato spunto a creare un museo del vino e della vita contadina, dove si possono vedere delle riproduzioni e degli originali strumenti agresti e della produzione del vino, dai tempi greci fino a quelli adoperati dai nostri avi.
Non è mancata l’opportunità di assaggiare un paio di vini:
Critone 2024 Calabria igt: vino bianco prodotto con un uvaggio di Chardonnay (90%) e Sauvignon Blanc (10%) e vinificato in acciaio. 200.000 bottiglie all’anno prodotte con inizio nella metà degli anni ’80.
Ci risulta fresco, floreale di tiglio, sentori minerali, e fruttato di pesca e pera, anche esotico, ananas. Al palato è pieno, con di note erbe aromatiche, mandorle e con buona persistenza sapida.
Megonio 2023 Calabria igt: vino rosso prodotto con uve Magliocco, vitigno autoctono coltivato nella tenuta. 20.000 bottiglie prodotte all’anno, la prima delle quali è stata il 1995.
Un olfatto fresco e vivace, caratterizzato dalla frutta a bacca rossa, ciliegia e mora, con note di humus, e speziate di pepe e chiodo di garofano. Il sorso è teso, di spiccata acidità, con ritorni di bacca rossa e con tannini ancora un tantino ruvidi che certamente con il tempo si ammorbidiranno.
Pino Perrone, classe 1964, è un sommelier specializzatosi nel whisky, in particolar modo lo scotch, passione che coltiva da 30 anni. Di pari passo è fortemente interessato ad altre forme d'arti più convenzionali (il whisky come il vino lo sono) quali letteratura, cinema e musica. È giudice internazionale in due concorsi che riguardano i distillati, lo Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles, e l'International Sugarcane Spirits Awards che si svolge interamente in via telematica. Nel 2016 assieme a Emiko Kaji e Charles Schumann è stato giudice a Roma nella finale europea del Nikka Perfect Serve. Per dieci anni è stato uno degli organizzatori del Roma Whisky Festival, ed è autore di numerosi articoli per varie riviste del settore, docente di corsi sul whisky e relatore di centinaia di degustazioni. Ha curato editorialmente tre libri sul distillato di cereali: le versioni italiane di "Whisky" e "Iconic Whisky" di Cyrille Mald, pubblicate da L'Ippocampo, e il libro a quattordici mani intitolato "Il Whisky nel Mondo" per la Readrink.
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