Giangiacomo Spalletti Trivelli e Susanna D’Inzeo, titolari dell’Azienda Agricola Pomario in provincia di Perugia, presentano il Grechetto 2024, nato da una visione ben precisa, quella di valorizzare i vitigni autoctoni.
La storia di Pomario. All’Azienda Agricola Pomario si arriva da una sola strada fatta di piccoli sassi bianchi, che si snoda attraverso un folto bosco. Si giunge al casale dalle linee architettoniche integre e dai tagli precisi di pietra; un archetipo di casa rurale, non abitata da decenni, ma pronta a riprendere vita.
Giangiacomo Spalletti Trivelli e la moglie Susanna d’Inzeo sono giunti a Pomario, nel comune di Piegaro, al confine tra Umbria e Toscana, per caso, “evidentemente era destinato a noi” – commenta il titolare. Dopo varie ricerche, orientate nei pressi di Roma, trovano questa proprietà. Immersa nella nebbia tale “che non si vedeva nulla, siamo entrati nel bosco e a un certo punto vediamo una vigna, un olivo e la casa diroccata. L’aspetto ci ha colpito, un silenzio ingombrante. Tornammo a vederla col sole, abbiamo comprato immediatamente”. Tra Toscana e colli Orvietani e il Lago Trasimeno, a 500 metri di altezza, con una proprietà all’oggi di 230 ettari complessivi (anche olivi per un olio strapremiato), di cui quasi 10 ettari a vigneto (dai 4 iniziali, nel 2016 ne acquisiscono altri 6 circa).
Il conte Giangiacomo aveva sempre desiderato riprendere la tradizione familiare legata al vino, risalente a fine Ottocento. Ripercorriamo qualche tappa. Venceslao Spalletti Trivelli, senatore del Regno assieme alla moglie Gabriella Rasponi, nipote di Carolina Bonaparte, decisero di comprare un’azienda in Toscana dove successivamente il figlio Cesare, nonno di Giangiacomo, iniziò la produzione di un Chianti molto noto. Qualcuno ricorderà il Chianti Spalletti, prodotto fino ai primi anni ‘70.
Tra un passato glorioso e un futuro tutto in salita, i coniugi Spalletti D’Inzeo nel 2004 decidono di acquistare il rudere, ridisegnandolo secondo geometrie adatte al luogo e fornendolo di una cantina. Hanno reimpiantato i vigneti, iniziando le sperimentazioni, grazie alla consulenza di Federica De Santis, agronoma, e Mery Ferrara, enologa. “Il posto sembra interessante – disse Mery – proviamo. Ci consigliò di iniziare con una pigiadiraspatrice, ancora funzionante – racconta il conte – due tini di acciaio, una barrique e un tonneau”.
La prima vinificazione avviene nel 2009 con l’utilizzo di un tonneau di Sangiovese e una barrique di Trebbiano e Malvasia. Quelli che sarebbero diventati Sariano e Arale.
Sariano è sato protagonista negli anni di svariati premi, tra cui i riconoscimenti di Decanter World Wine Awards, sempre tra il bronzo e l’argento.
L’Olio.
Il 2011 è l’anno dell’olio di Pomario, che ottiene il certificato biologico. Allora le olive venivano portate a fine giornata in un frantoio non lontano. Venne poi acquistato, grazie a visione e lungimiranza della famiglia, un piccolo frantoio che consentiva di frangere le olive entro un paio d’ore dalla raccolta. Da allora tanti i riconoscimenti tra cui le 3 foglie del Gambero Rosso,e, in ambito internazionale, una medaglia d’argento al Concorso internazionale di Parigi AVPA.
Gli assaggi.
“La 2009 è uscita un po’ legnosetta – ammette il titolare – perché usavamo barrique nuova e tonneau nuovo… ma già era interessante. La 2010 è stata un’ottima annata, soprattutto per Arale. Dietro consiglio, abbiamo mandato Sariano al Decanter di Londra, dove lo hanno assaggiato alla cieca e abbiamo vinto l’argento. Da lì è partito tutto. Abbiamo clonato la vecchia vigna e fatto la nuova, aggiungendo Merlot”.
Come nasce il vino dolce dell’azienda? Tutto merito di Susanna D’Inzeo, che si dichiara semi astemia ma amante dei vini dolci. A Mery, l’enologa, e a Maurizio Castelli, altro enologo di fama nazionale e consulente, chiese se si potesse fare un vino dolce. E così è stato ed è nato il Muffato che a Pomario si chiama delle Streghe. Umbria Bianco Dolce Igt, 2022, da uve Riesling e Sauvignon, il Muffato delle Streghe ha questo nome anche per altri motivi, tra cui le donne che sono state artefici di questo prodotto e anche perché, a detta di Giangiacomo, “nei dintorni sembra davvero di stare in un luogo abitato da streghe”. Fatto in varie annate, è nel 2018 che inizia a prendere la Botrytis e a diventare quello che è oggi. Armonico e strutturato, ricco di note di miele, frutta candita, albicocca disidratata e caramello. Un sostegno minerale al sorso ne marca l’equilibrio.
I bianchi.
Arale Umbria Bianco Igt 2024, ultima annata, Trebbiano 80% e Malvasia 20%, fermenta e affina in barrique. Vino accattivante per la sua freschezza e spiccata acidità. Toni agrumati e di frutto bianco come susina non matura, buono l’equilibrio con la parte glicerica che emerge timida. Assaggiamo a seguire la 2015. Le annate qui fanno gioco e Arale con il tempo si affina, si struttura. Un vino di ottima longevità, le note escono fuori con calma, dal floreale all’agrumato, con una tensione al sorso che si protrae su un finale ricco di minerali.
Novità nel panorama dei bianchi è il Grechetto 2024, nato dalla volontà di valorizzare gli autoctoni e frutto di uno studio del terreno dove la varietà sembra esprimersi al meglio. “A Pomario il suolo è caratterizzato da molta argilla e scheletro mentre nella Vigna del Ventaglio a 500 metri di altitudine e piena esposizione al sole, i terreni sono sassosi e molto asciutti, ottimi per i bianchi. Qui il Grechetto funziona benissimo”. Dopo 12 mesi di botte grande con tostatura leggera a vapore, il Grechetto verrà imbottigliato a gennaio e presentato in primavera. Ci si aspetta una precisione di aromi e tensione nella beva, senza rinunciare alla struttura.
I rossi.
Sariano, Umbria Rosso Igt, 2020, da uve Sangiovese, fermenta in acciaio e matura in botti di rovere francese, che donano una certa struttura. La dominante è il frutto maturo, amarene succose e prugne, subentrano le note boschive e cenni scuri di humus. Mantiene un sorso fresco e sapido e il finale persistente ed elegante.
Ciliegiolo Umbria Rosso Igt 2023, vino autentico, puro e vibrante. Un’espressione precisa dell’autoctono, in questo territorio incontaminato, dove si esprime al meglio delle sue potenzialità. I frutti sono freschi, lievi le sfumature di sottobosco e terra. Immediato, rustico e di buona acidità.
Radura, Umbria Rosso Igt 2021, da uve Alicante, Malvasia Nera, Foglia Tonda, Colorino e Sangiovese. La speziatura apre l’olfattiva, dando il via a un vino di corpo, strutturato, di carattere, come il sorso. Affina in tonneau di secondo passaggio per un anno, e poi va in contenitori di ceramica che ne arrotondano il tannino. Con l’attesa si veste di sentori agrumati, arancia, erbe aromatiche. Si apre con una certa freschezza che sostiene l’assaggio, subentrano aromi terziari, su un finale persistente. Ottimo per l’invecchiamento. Considerato il vero cru dell’azienda, da un vigneto su terreni a 500 metri di natura argillosa.
La famiglia ha puntato fin da subito sull’enoturismo, essendo fuori dalle Doc, ha avuto bisogno di diffondere e far girare le etichette in modo alternativo, attirando persone e visitatori “potevamo farci conoscere attirando turisti e appassionati in cantina e abbiamo puntato subito sugli abbinamenti vino cibo, invitando anche i proprietari delle strutture intorno, per mostrare che cosa avremmo potuto offrire ai clienti”.
Magnifici i locali per la degustazione, un ambiente arioso e affacciato sulla campagna circostante e sul bosco fitto e incontaminato. Uno di quei posti davvero nascosti ai più, che si stanno scoprendo proprio adesso che alcune regioni iniziano a essere sature di turismo e investimenti. In questo luogo di confine in cui in alcuni momenti della giornata sembra di essere immersi tra sogno e realtà.
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
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