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Abruzzo – Zaccagnini: Arte e Benessere in Cantina

Nel precedente articolo in cui parlavamo della cantina abruzzese Guardiani Farchione  avevamo menzionato una delle cantine simbolo di questa regione: Ciccio Zaccagnini anticipandovi che ne avremmo parlato successivamente.

Ci accingiamo a farlo perché se con Guardiani Farchione il nostro sguardo era rivolto al passato, con Zaccagnini avviene esattamente l’opposto.

Situata nel cuore di Bolognano piccola località abruzzese, nel 1978 nasce l’azienda Zaccagnini. Inizialmente a conduzione familiare è oggi una realtà internazionale con oltre 300 ettari di vigneti, curati e controllati in ogni fase della produzione e vendita dei vini in ogni parte del mondo, con gli Stati Uniti a essere il mercato per eccellenza. I vini simbolo che hanno fatto conoscere l’Abruzzo in ogni angolo della terra sono prevalentamente quelli “del tralcetto” e proprio per questo vogliamo mostrarvi l’imbottigliamento di uno di loro.

L’azienda si affaccia sulla vallata del Pescara, su una media collina, armoniosamente inserita nel contesto ambientale del Parco Nazionale della Maiella.

Tecnologie all’avanguardia supportano il sistema di qualità totale per monitorare tutto il processo produttivo, con l’obiettivo di produrre vini di altissimo livello.

Cosi una rapidissima crescita che si affianca proprio al concetto di “qualità totale” porta ad una visione del mondo vinicolo fuori dagli schemi tradizionali.

 

Tanto forte è il legame che si è istaurato tra vino ed arte  che ogni anno, nel mese di novembre, si organizza una manifestazione, dal nome Uvarte, nella quale intervengono artisti di nota fama che esprimono la loro idea di vino attraverso le loro creazioni e che abbiamo avuto modo di ammirare durante la nostra visita.

L’altro aspetto “il benessere dell’uomo” che si identifica in coloro che lavorano e vivono nell’azienda, trascorrendovi gran parte della loro tempo è  stato affrontato nel periodo più difficile degli ultimi anni, quello della recente pandemia per il Covid-19. Portando ad investimenti atti a migliorare la qualità della vita all’interno dell’azienda con una sala fitness e una mensa che spesso non troviamo nelle attività appositamente dedicate.

Una ricerca del benessere che viene trasferita  anche in coloro che vi giungono per una visita o per lavoro, che sembra trovare nell’altare,  posto all’entrata della cantina di affinamento,  su cui è  posta una bottiglia di vino, l’elemento per mostrarci concretamente l’unione tra il tangibile e l’intangibile.

Nella nostra visita gli occhi e la mente si fanno largo tra quelle opere d’arte, di cui la cantina è ricca, che si mescolano alle botti, alle linee di imbottigliamento e di vinificazione. Non vi è mai un momento statico e quando tutto sembra quasi fermarsi si è nuovamente in pista con un tour alla scoperta delle vigne che circondano l’azienda.

Non abbiamo dedicato molto tempo agli assaggi, se non per il vino passito da uve di Montepulciano, il Clematis  che riposa nei caratelli per diversi anni prima di finire in bottiglia ed essere messo in commercio.

Un vino che per l’equilibrio tra dolcezza e freschezza diviene un vanto per l’azienda con note di frutti rossi a cui si associano spezie e tratti balsamici, prelude ad un sorso mai stancante e che fa pensare idealmente a quale pietanza associare. Noi siamo per una crostata di frutti rossi.

Terminiamo nel frattempo la nostra visita con in testa l’idea che questa azienda ha del mondo del vino, un’idea fuori dai tradizionali schemi.

Non potevamo che inserire una serie di immagini con cui tentare di mostrarvi la nostra esperienza perché risulta troppo difficile descriverla attraverso semplici parole.

 

 

 

 

 

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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