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Abruzzo – Guardiani Farchione: uno sguardo nel passato, un sorso nel presente

Abbiamo avuto modo, durante la nostra partecipazione come giudici, al concorso enologico Gironi DiVini, evento che si svolge nel mese di Agosto nella cittadina di Tagliacozzo, di visitare 2 aziende vinicole abruzzesi.

Abbiamo visto le lavorazioni in vigna, simili per entrambe, sempre rispettose dell’ambiente e delle piante, e l’approccio in cantina, che invece ci ha mostrato filosofie ben distinte, ma con un unico obiettivo: la ricerca di un vino elegante pur con tutte le sfaccettature necessarie per contraddistinguere la singola azienda.

Iniziamo con l’azienda che ci ha trasportato idealmente nel passato, non appena abbiamo varcato il cancello d’ingresso, parliamo di Guardiani Farchione la cui sede e relativa cantina storica, è ubicata nel corso principale di Tocco Da Casauria un piccolo Borgo in provincia di Pescara.

Qui in un palazzo di proprietà della famiglia, costruito nel 1860 da Giovanni ed Eleonora De Lutiis, hanno lavorato prima Carolina, figlia di Giovanni ed Eleonora insieme a sua figlia Nunziatina ed al genero Virgilio Guardiani, poi  dal 1974, Maria Farchione e Domenico Guardiani  ne hanno preso il controllo. Dal 2008 l’azienda è guidata dal figlio Paolo Guardiani, insieme alla moglie Stefania Ricci, che ci hanno accolti durante la visita.

Varcare il grande portone e trovarci nell’atrio di una casa ottocentesca, arredato da mobili antichi quasi ci distoglie dal vero motivo della nostra visita. Volgendo lo sguardo in ogni dove, si viene catturati da quella scala che porta ai piani superiori e ci allontana sempre più dall’idea che in quel vecchio edificio si trovi una cantina, dove da più di cento anni si fa il vino.

Ma la voce di Stefania ci riporta alla realtà invitandoci  a seguirla e a scendere attraverso quelle vecchie scale al piano inferiore. Ci ritroviamo in un mondo fuori dal tempo, affascinante sin dal primo sguardo, che ci lascia estasiati e stupiti allo stesso tempo, consapevoli che avremo modo non solo di vedere ma anche di toccare un pezzo di storia.

Scendiamo in quella che era la vecchia cantina aziendale e che ha permesso al palazzo stesso di nascere, perché è proprio con scavo iniziale, da cui si è estratto il tufo e le pietre della Majella che si è realizzata l’intera struttura. Un procedimento tipico di quei tempi che ritroviamo negli edifici adiacenti e che ha permesso in seguito di accorpare alla cantina iniziale quella di un altro edificio attiguo.

L’odore del legno antico dei mobili, che fanno bella vista negli ambienti,  si fonde in quei profumi vinosi, che da sempre inebriano le pareti di tufo, incorniciando le botti di vetroresina e di legno e le parole di Srefania,   nostra guida, diventano la chiave per trasferirci, per un attimo, in un’altra era.

 

Ci ricorda che le botti in vetroresina vengono ancora utilizzate per la vinificazione del Montepulciano mentre le barrique  permettono ai vini rossi più importanti di riposare fino a che non saranno pronti per essere messi in commercio.

La vinificazione dei vini bianchi è stata da alcuni anni trasferita, per motivi tecnici, in prossimità della storica cantina abruzzese Ciccio Zaccagnini di cui vi parleremo nel prossimo articolo.

I vigneti, che si estendono per ben 12 ettari, si trovano nella zona del Ceppete  ai piedi del monte Majella e del monte Morrone, dentro la valle del fiume Pescara. Il terreno è per lo più argilloso e risulta essere perfetta dimora per i vigneti di Montepulciano, Trebbiano, Pecorino e Passerina.

Oltre alle vigne in azienda trovano posto uliveti che occupano ben  32 ettari di superficie, di cui 20 sono destinati alla coltivazione della Toccolana, una cultivar secolare, tipica del territorio mentre i restanti 12 ettari sono destinati alla coltivazione di Dritta, Leccino e Intosso.

Purtroppo non ci è stato possibile assaggiare questo oro verde ma Stefania ha promesso che avremo modo di provarlo al più presto.

Ci siamo infine spostati nella sala di degustazione, una volta sicuramente adibita a salone, ma che oggi svolge  anche la funzione di uffici aziendali, guidati da Paolo, che è anche l’enologo, abbiamo potuto provare l’intera gamma dei vini.

Iniziamo con:

Passerina 2020 Colline Pescaresi IGT

Una Passerina che vinifica completamente in acciaio, riesce ad esprimere il meglio di sé a temperature leggermente più alte del normale, mostrandoci note fruttate e floreali che si accompagnano ad un sorso ricco, sapido e dinamico allo stesso tempo. Termina su note di agrumi che spingono ad un nuovo assaggio.

Pecorino Abruzzo 2020 DOC

Frutta fresca e note verdi fanno da apripista ad un vino di buona beva, che fa di sapidità e freschezza i suoi cavalli di battaglia. Termina su note di mandorla amara a cui si accompagnano note balsamiche.

Corso XX SETTEMBRE Cerasuolo d’Abruzzo 2020

Un rosato che ci stupisce ad ogni sorso, si presenta in punta di piedi con note di ciliegia e di rosa, sul palato esprime il massimo, avvolgente, ricco e dinamico allo stesso tempo, con un finale leggermente speziato e balsamico molto intrigante e persistente.

 

Montepulciano d’Abruzzo Corso XX SETTEMBRE 2016

Il vino rosso più semplice dell’azienda, il loro biglietto da visita, vinifica in contenitori di acciaio e vasche di cemento vetrificato (quelle che abbiamo visto nella cantina storica) per ben 3 anni prima di andare in bottiglia.

Uv vino di facile beva nonostante gli anni, con note fruttate con ciliegia e susina in evidenza che si accompagnano a profumi floreali e speziati. All’assaggio risulta piacevole, vigoroso ed elegante allo stesso tempo con un tannino presente che non disturba mai il sorso. Interessante il finale su note amarognole di frutti rossi.

Montepulciano d’Abruzzo 74 Tenuta del Ceppete 2015

Il vino che rappresenta l’azienda, quel 74 è l’anno del primo imbottigliamento della coppia Guardiani-Farchione.

Invecchia in barrique di rovere di terzo passaggio per ben 4 anni prima di andare in bottiglia, profumi di sottobosco con mirtillo e lampone in evidenza sono seguite da note di cioccolata e spezie, anticipando un sorso fresco e ricco con un tannino ancora ben vivo. Aspettiamolo qualche anno, sicuramente esprimerà il meglio di sé.

di Te di Me  2011 (100% Montepulciano)

Il vino più importante dell’azienda, quello che vuole rappresentare l’avventura in questo mondo di questa meravigliosa coppia. Dalle vigne più vecchie dell’azienda con rese molto basse (appena un grappolo a pianta) e una raccolta tardiva delle uve.  Fermentazione sulle bucce e ben 7 anni in barrique di rovere per poi affinare per un anno in bottiglia prima di andare in commercio.

Al naso ci mostra da subito la sua complessità con profumi di spezie dolci che si combinano a note di cioccolato, caffè e frutta matura. L’assaggio ci mostra una ricchezza del sorso per certi versi eccessiva a scapito di quella freschezza che avevamo trovato negli assaggi precedenti, il finale su note di spezia dolce rispecchia la raccolta tardiva delle uve. Un vino che cerca un accompagnamento con piatti strutturati dove sicuramente saprà dare il meglio di sé.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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