Una capsula nuova per i trent’anni di vita e la magnum Karmis 30, in un’edizione limitata di 2mila bottiglie con etichetta celebrativa. La referenza di bianco a base di Vernaccia e Vermentino Karmis, prodotto dalla Cantina Contini 1898 di Cabras in Sardegna, si è vestita a festa ma senza snaturarsi per celebrare tre decenni di esistenza.
“La famiglia Contini produce vino da 127 anni, mantenendo inalterati i propri valori, la propria tradizione, la propria storia e la propria cultura”, dice il presidente uscente Alessandro Contini ed esponente della quarta generazione assieme al cugino Mauro, neo presidente da qualche giorno.
Un ’omaggio, doveroso e sentito, a chi è venuto prima di loro e ha consegnato il sogno: Salvatore (Totino, padre di Alessandro), Antonio (padre di Mauro) e Paolo.“Qui abbiamo l’onore di avere lo zio Paolo, terza generazione. Viene ancora a dispensarci consigli e per noi è una grande figura, quasi paterna. Se siamo qui a festeggiare o dobbiamo anche grazie allo zio Paolo e alla generazione che ha sofferto di più, negli anni 80, per la crisi del vino”, prosegue il presidente uscente davanti a una platea di circa 150 persone alla presenza del primo cittadino Andrea Abis e dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus.
Poi i riflettori tornano sui 30 anni di Karmis, che segnano una linea epocale per l’azienda: il vitigno tipico di quest’area, tagliato con il vermentino, ha fatto la differenza e il successo nel mercato con 900mila bottiglie prodotte ogni anno. Un’icona per l’azienda nata nel tentativo di rivitalizzare la Vernaccia giovane.
“Il Karmis ha dimostrato che dal vitigno vernaccia, con una vendemmia anticipata, con un modello moderno e tecnico di vinificazione, si poteva ottenere un grande bianco in grado di accontentare tutti i palati”, aggiunge Alessandro Contini prima di cedere il microfono al cugino Mauro che riconosce il successo quale frutto del lavoro di tante persone oltre che di scelte “a volte facili, a volte difficili”.
Mauro Contini non manca di ringraziare tutti: “Ci sono anche i nostri conferitori. Se non ci fosse chi si impegna ogni giorno nella produzione delle uve, non saremmo qua a parlare di vino”. Cita le tecniche e l’anticipo di vendemmia, “fondamentale per ottenere dei vini bianchi, base a vernaccia con una gradazione sostenibile”.
A Piero Cella, enologo storico della cantina, il compito di tracciare il percorso tecnico che ha condotto al Karmis. Parla della Vernaccia in generale e di un risultato portato a casa “senza grandi effetti speciali, perché il lavoro è fatto di sudore, confronto e organizzazione”. E sottolinea: “Noi abbiamo un elemento fondamentale, l’ossigeno, che nella Vernaccia diventa determinante insieme al flor per avere un vino mito”.
Si è tornati indietro nel tempo, durante il convegno moderato dal giornalista Anthony Muroni, grazie all’accademica dell’Università degli Studi di Sassari Anna Depalmas con le scoperte del sito di Sa Osa, nel territorio comunale, e dei ritrovamenti di vinaccioli risalenti al 1300-1700 prima di Cristo, appartenenti sia a uve selvatiche sia a varietà già addomesticate, testimonianza di produzioni vitivinicole antichissime.
Dopo gli interventi dell’antropologa Alessandra Guigoni (che ha citato i dati sul consumo secondo fasce d’età), dell’ad di F.lli Ibba Giancacomo Ibba (a lui l’esame del Karmis come caso di posizionamento e identità di marca riuscita), del direttore creativo di SedPlus Lorenzo Saliu (che si è soffermato sulla nuova capsula celebrativa per i trent’anni e il redesign dell’etichetta), tocca all’economista Paolo Savona.
“Non abbandoniamo le tradizioni – esorta quest’ultimo –. Anthony ha detto che la cantina è una filiera innovativa che non deve perdere le radici storiche, perché le radici storiche entrano nel prodotto e vengono quindi riconosciute come identità”.
“Per quanto riguarda il mercato nazionale e il mercato estero riusciamo a lavorare molto bene. Questo vino dà un’immagine di mare, di sole, di sabbia: insomma di vino unico”, le parole di Andrea Balleri, brand ambassador e responsabile commerciale per la Penisola e l’estero.
Ritiene fondamentale la comunicazione per “narrare il vino in maniera genuina, brillante, vivace e dare credibilità: oggi penso che la credibilità sia la cosa più importante ma il racconto va fatto in modo un po’ più semplice, senza troppi tecnicismi per arrivare al cuore delle persone”.
“Un vino simbolo della Sardegna”, dice in chiusura di lavori il presidente regionale di Assoenologi Mariano Murru, che evidenzia anche l’importanza di coinvolgere i giovani nell’esperienza in cantina.
“Ricordo sempre che incontrare il dottor Paolo Contini, chiacchierare con lui e assaggiare i vini era sempre un motivo di gioia – afferma –. Poi i momenti gioiosi sono proseguiti con Mauro, Alessandro e tutto lo staff”.
Qualche giorno dopo i brindisi, l’arrivo di un ospite speciale dell’anniversario del Karmis: Carlo Cracco, tornato per la seconda volta in cantina per tenere uno show cooking per quasi trecento tra ristoratori, enotecari, distributori e operatori dell’Horeca in Sardegna.
Il piatto, curato con lo chef Tiziano Vacca del ristorante Terra Crua, ha aperto il momento del networking. Il celebre chef plaude al lavoro dell’azienda vitivinicola: “Ha saputo conservare la propria identità e allo stesso tempo innovare, cogliendo i cambiamenti del mercato senza perdere il legame con il territorio. Il vino non deve avere barriere: le persone devono poter entrare in cantina, conoscere il lavoro, il tempo, la ricerca e la passione che ci sono dietro ogni bottiglia – le sue parole –. Solo vivendo questa esperienza si comprende davvero il valore di un mestiere che, pur essendo antico, continua a evolversi”.
Giornalista professionista, sommelier e nomade alla continua esplorazione dei mondi enogastronomici per raccontare le donne e gli uomini che mettono l’eccellenza sulle nostre tavole.
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