Non capita tutti i giorni di prendere parte a una verticale di dieci annate del Taurasi Riserva di Perillo. L’occasione: la celebrazione delle prime venticinque vendemmie della cantina che ha ormai segnato il passo nella vinificazione e nell’affinamento dell’Aglianico. Tanti infatti gli anni trascorsi da quando Michele Perillo lascia un posto in fabbrica e con l’aiuto dell’enologo Carmine Valentino decide di dedicarsi in prima persona alla vigna e alla produzione di un Taurasi imbottigliato, anziché conferire le proprie uve come fatto fino a quel momento.
Ci troviamo a Castelfranci (AV), nel quadrante più alto dell’areale, a ridosso dei Monti Picentini e a cavallo del primo tratto del fiume Calore, che attraversa tutto il territorio taurasino. Michele inizia qui il suo percorso con una vigna impiantata dal nonno proprio dietro alla cantina recentemente rinnovata: ceppi antichi, a piede franco. La prima annata, la 1999, esce come Riserva.
Oggi gli ettari vitati sono undici, nove ad Aglianico, uno a Fiano e uno – di fresca acquisizione- a Greco. Passeggiando tra le viti Perillo si ha la sensazione che a dettare legge sia la natura della vigna e non l’uomo: insieme alle spalliere di più recente impianto infatti sussiste ancora la raggiera avellinese e misti ai filari di Aglianico – alla maniera antica- quelli di Coda di Volpe, da cui si produce un bianco di notevole struttura e spessore.
Ormai da tempo, a fianco a Michele, i due figli: Felice, enologo, e Nicola, agronomo.
Filo conduttore che guida la piccola produzione Perillo (circa 20.000 bottiglie), il tempo: il Taurasi esce non prima di dieci anni dalla vendemmia, la Riserva dopo dodici.
“Questo approccio alla lunga attesa non è iniziato da subito”, spiega Felice, “col tempo abbiamo capito che il tannino dell’Aglianico ha bisogno di anni per polimerizzarsi e permettere al vino di raggiungere il massimo equilibrio, oltre che sviluppare aromi terziari evoluti e complessi.”
La scelta delle annate degustate in verticale, presentate in un evento dedicato a stampa e operatori del settore, è legata a specifici motivi che raccontano non solo la storia della cantina Perillo, ma anche l’evoluzione enologica che ha accompagnato il loro Taurasi nell’era moderna, senza comprometterne la natura intrinseca.
1999
Il principio. Quasi un dovere iniziare con questa annata. Un’emozione poterla degustare. Fitto e cupo nel colore e nei sentori olfattivi che riportano alla memoria tutte le nuance di un bosco d’autunno, è al palato che sorprende, per la leggiadria del tannino impalpabile, la freschezza ancora incisiva e il frutto presente, il tutto ad equilibrare e contenere in modo armonioso la nota alcolica importante.
2001
Tutte le annate degustate da questa in avanti sono caratterizzate ancora da un vivido color carminio. La 2001 entra nella verticale perché è stata la prima più complessa, a causa delle gelate primaverili. È anche quella evoluta prima. Il naso è timido e rimane sulle sue per lungo tempo sviluppando sentori balsamici, di frutto sotto spirito, liquore al caffè. Il sorso è succoso, la trama tannica stretta e incisiva.
2003
Annata calda. La prima, ci racconta Felice, che segna il passo del cambiamento climatico. Il naso si concede immediatamente ed è di frutta in confettura. Il sorso è disteso, goloso, rassicurante; ritorna la trama tannica vellutata.
2005
Con questa annata iniziano i cambiamenti in cantina, a partire dalla nuova diraspatrice che lascia gli acini quasi interi. Il risultato è una minor produzione di feccia e quindi un vino più elegante. L’annata equilibrata senza picchi di calore ci restituisce un naso compatto e sottile, una bevuta sciolta caratterizzata da sprint agrumato e tannino grippante.
2006
Annata regolare. Riserva ottenuta dalla vigna originaria, quella dell’annata 1999. Il frutto è ancora ben evidente al naso, insieme a spezie dolci, erbe medicinali, origano; al palato è rinfrescante, con sentori di amaretto sul finale.
2007
Insieme alla ‘99, la migliore degustata. Da questa annata in avanti, viene introdotto il legno grande in cantina che inizia a sostituire la barrique per il 30% della massa. Profondo ed elegante il naso, beva invitante e gustosa, alleggerita dalla trama tannica setosa e avvolgente.
2009
Annata fredda e piovosa, che non lasciava presagire risultati particolarmente eccezionali. Sorprende invece nell’evoluzione di lungo termine che restituisce una beva carnosa e materica, sostenuta dalla struttura precisa e incisiva del tannino.
2010
Con questa annata, racconta Felice, si ritorna per l’ultima volta all’affinamento completo in barrique. Gelée alla mora, resina di pino, sentori umami al naso, si traducono in un sorso goloso e disteso.
2013
È l’annata attualmente in commercio e racconta un vino che ha appena iniziato il suo percorso di evoluzione. Le prime note terziarie di cenere e tabacco giocano ad armi pari con sentori minerali e vegetali di radice di china. Il sorso riporta il frutto nella veste di arancia rossa e una trama tannica ancora scontrosa e in fase evolutiva.
2015
Degustato in anteprima. È la prima annata su cui vengono sperimentati tempi di macerazione più brevi: circa dieci giorni contro i trenta della vinificazione tradizionale.
“In questo modo estraiamo quello che ci serve, migliorando anche l’efficienza degli interventi in cantina.”, commenta Felice.
Risultato che già si percepisce nell’equilibrio tra acidità e sapidità in cui il tannino risulta già pienamente integrato.
"Sono sommelier e degustatore ufficiale AIS. Il vino non è solo una passione ma il filo conduttore della mia vita professionale: ho lavorato prima nella logistica internazionale wine&spirit, oggi mi occupo di hospitality e turismo enologico nella Terra delle Sirene, la Penisola Sorrentina. Scrivo con passione e non potrei farne a meno, sono autrice di racconti, collaboro con il magazine online 20Italie. L'Italia l'ho vissuta in lungo e in largo per cui il mio motto è: testa in Campania, cuore in Toscana, radici in Piemonte."
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