Come da tradizione degli eventi organizzati dalla testata giornalistica Vinodabere, la mattinata di sabato 7 febbraio ha regalato un’esperienza particolarmente coinvolgente durante la manifestazione “L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon”, ospitata presso l’Hotel Belstay di Roma. La degustazione guidata, diretta dal Direttore Maurizio Valeriani con il prezioso contributo degli autori di Vinodabere Salvatore Del Vasto e Pino Perrone, è stata dedicata all’approfondimento del vitigno Sauvignon Blanc. Dieci vini, rappresentativi di altrettante cantine italiane provenienti da diverse regioni, dal nord al sud della penisola, sono stati i veri protagonisti della giornata.
In Italia, la superficie destinata alla coltivazione del Sauvignon si attesta intorno ai 3.800 ettari, un dato che risulta essere raddoppiato rispetto al passato. Negli anni Settanta, questo vitigno occupava circa 1.800 ettari, ma tra il 1980 e il 2010 si è osservata una significativa contrazione, con una riduzione del 45% delle aree coltivate. Attualmente, su un totale di 636.000 ettari di vigneti in Italia, solo una piccola percentuale è dedicata al Sauvignon. Questo valore appare ancora più modesto se confrontato con altri vitigni internazionali come lo Chardonnay, che si estende su oltre 20.000 ettari, ovvero più di cinque volte tanto.
Due regioni italiane spiccano per il loro contributo alla produzione, rappresentando circa la metà del totale nazionale: il Friuli Venezia Giulia, con 1.300 ettari, e l’Alto Adige, con 500 ettari. Insieme, queste due aree coprono il 50% della superficie destinata a questo vitigno in Italia. Nonostante ciò, il Sauvignon viene coltivato in tutte le 20 regioni del paese. La Valle d’Aosta e la Campania figurano tra le meno significative, con superfici molto ridotte e quasi irrilevanti. Le altre 18 regioni, però, partecipano comunque alla sua diffusione, anche se il Sauvignon non è mai riuscito a guadagnare una posizione di rilievo a livello ampelografico, questo dovuto in parte alla sua minore versatilità rispetto al più apprezzato Chardonnay, ideale per la spumantizzazione.
Nel panorama mondiale, l’Italia si colloca al decimo posto nella classifica dei paesi produttori di Sauvignon, con una superficie coltivata che si aggira intorno ai 120-123 mila ettari a livello globale. La Francia domina nettamente questa classifica con 35 mila ettari, seguita dai Paesi del Nuovo Mondo. La Nuova Zelanda, ad esempio, vanta 23 mila ettari, che rappresentano oltre due terzi dei suoi vigneti complessivi; il Cile segue con 12 mila ettari, mentre il Sudafrica si colloca tra i 10mila e i 20mila ettari. Perfino la sola California supera l’Italia con 6 mila ettari dedicati al Sauvignon, così come la Spagna, la Moldavia e la Romania, che dispongono di circa 5 mila ettari ciascuna. In questo contesto, l’Italia occupa dunque una posizione rilevante ma non di primo piano.
Questo vitigno internazionale si distingue per la sua straordinaria capacità di adattamento ai numerosi territori in tutto il mondo, acquisendo tratti unici che riflettono le peculiarità di ogni area di coltivazione.
Lungi dall’essere un vino standardizzato, esprime appieno le sue caratteristiche distintive grazie all’interazione dinamica tra il territorio, l’ambiente e il tocco personale dei produttori, capaci di interpretarlo in modo originale e di conferirgli un’identità riconoscibile e unica. Questa qualità è dovuta alle sue caratteristiche aromatiche, che spaziano dalle note erbacee come foglia di pomodoro e bosso ai sentori esotici di frutto della passione rendendolo non solo unico nel panorama enologico, ma anche uno strumento prezioso dal punto di vista didattico per chi si avvicina al mondo del vino.
Durante l’incontro, sono stati presentati vini con interpretazioni differenti da parte dei vari produttori, talvolta includendo l’innovativo uso del legno. Fino a pochi anni fa, un Sauvignon lavorato e affinato in legno era difficile da concepire, mentre oggi alcuni viticoltori optano per una combinazione tra acciaio e legno che conferisce al vino sicuramente una maggiore complessità e un bilanciamento più raffinato, arricchendo il profilo gustativo senza sacrificare le qualità varietali, ma integrandole e amplificandole in un’armonia autentica ed evoluta.
LA DEGUSTAZIONE E LE NOSTRE IMPRESSIONI
Sauvignon 2025 di Casale del Giglio – Le Ferriere LT
Azienda situata nell’Agro Pontino dal 1967 che merita un grande riconoscimento per l’eccezionale lavoro di sperimentazione condotto sui vitigni nel Lazio che ha avuto un impatto significativo anche a livello nazionale. Questo processo sperimentale, durato numerosi anni, ha consentito di raccogliere dati di grande valore, da cui tutt’oggi diverse università ricavano spunti per i loro studi.
Si presenta teso con gioventù percepibile nella sua spigolosità e nella marcata freschezza che domina il profilo. Le caratteristiche varietali sono evidenti, con una base acida ben strutturata e una progressione gustativa fresca e sapida. All’olfatto, emergono profumi intensi di frutta tropicale e leggeri accenni vegetali, tra cui foglia di pomodoro, accompagnati da una straordinaria pulizia aromatica. In bocca, si notano una buona acidità, una evidente profondità, accenti minerali e una lunga persistenza salivante, confermando quanto percepito all’olfatto. La sua estrema giovinezza lascia spazio a un potenziale affinamento che contribuirà a smussare alcune note vegetali ancora un po’ spigolose sul finale. Un vino facilmente riconoscibile, versatile negli abbinamenti gastronomici e capace di adattarsi a diverse occasioni.
Omnia Mater Sauvignon Limited Edition 2024 di Marco Mergé – Roma
Marco Mergè fonda l’azienda in onore della Mamma Alma, ereditando un percorso iniziato dal nonno Manlio nel 1920. Così nasce una lunga tradizione familiare che Marco ha deciso di portare avanti, mantenendo viva la strada tracciata dal nonno.
Edizione limitata 2024, questo calice nasce da una vinificazione classica in acciaio. Offre un profilo speziato e armonioso con note di nocciole, scalogno, frutta a polpa bianca e tocchi tropicali come melone maturo. Al palato è fruttato e morbido, con accenti di frutto della passione valorizzati dal caldo terroir di origine.
Questo assaggio dimostra chiaramente quanto sia cruciale l’invecchiamento e il suo ruolo nell’evoluzione del vino, superando l’idea che il Sauvignon debba essere necessariamente consumato giovane. Le caratteristiche varietali si percepiscono in modo più netto a livello olfattivo, mentre al palato emergono note più evolute, soprattutto gliceriche, dovute al clima più caldo della zona da cui proviene. I sentori di frutto della passione, molto apprezzati nei Sauvignon di certe regioni, richiamano quelli riscontrabili nei vini del Nuovo Mondo, come Australia e Nuova Zelanda, dove i climi miti favoriscono queste particolarità.
Enos I 2024 di Tenuta Montauto – Manciano GR
Tenuta Montauto rappresenta la storia di una famiglia, quella di Nonno Enos, che, come racconta Riccardo Lepri, più di cinquant’anni fa piantò le prime vigne, tra cui quelle di Sauvignon. È una terra di confine tra Lazio e Toscana, dove ancora oggi si trova un antico muro di cinta che un tempo segnava la divisione tra la Toscana e lo Stato Pontificio, corrispondente all’attuale Lazio.
Questo particolare microclima caldo è il frutto di un terroir unico, caratterizzato dalla presenza di piante officinali e da suoli fertili composti da ferro, quarzo e ardesia, con una struttura sciolta e ricca di rocce. L’obiettivo del produttore è valorizzare l’aromaticità del vino, contrastando il rischio che il calore dominante della zona ne sovrasti il profilo. La scelta precisa del giorno della vendemmia, più che del periodo vendemmiale, si rivela cruciale per mantenere l’equilibrio, evitando livelli eccessivi di alcol e conservando l’eleganza del prodotto finale. Ne nasce un vino che esprime autenticamente il legame profondo con il territorio attraverso il vitigno.
La nuova annata 2024, appena presentata, rivela già un notevole potenziale evolutivo, nonostante la sua evidente giovinezza. Come sottolineato dallo stesso produttore, l’essenza dei suoi vini risiede nell’equilibrio: non si tratta semplicemente di valorizzare gli aromi, ma di creare una perfetta armonia che offra un’esperienza di bevibilità piacevole e bilanciata.
Lo stile si distingue per una minore enfasi sulle peculiarità varietali, proponendosi in modo più morbido, calibrato e con una mineralità ben percepibile. Al sorso emergono una marcata sapidità e decisi accenti minerali, con sfumature ferrose. Si riconoscono eleganti sentori burrosi, delicate note di fiori bianchi, lievi richiami di fieno, e un tannino che spicca per la sua setosa raffinatezza. Le tonalità di frutto della passione risultano evidenti, probabilmente attribuibili al calore del terreno che sottolinea maggiormente il profilo fruttato rispetto a quello vegetale. Nel complesso, il vino si presenta affascinante e profondamente legato all’unicità del suo terroir. Un ulteriore aspetto degno di nota è l’eleganza, che si manifesta attraverso una raffinatezza discreta e silenziosa, capace di conquistare con naturalezza grazie ai tratti distintivi del vitigno e della terra da cui proviene.
A.A. Sauvignon Riserva Greel 2023 – Cantina Bolzano
L’Alto Adige è un’altra regione in cui spicca la valorizzazione di questa uva, favorita dalle altitudini e dalle marcate escursioni termiche che caratterizzano l’habitat.
La Cantina rappresenta un esempio significativo di cooperazione sociale nel settore vinicolo. Con circa 224 soci conferitori, ciascuno apporta le proprie uve, contribuendo a definire la personalità e il carattere dei vini e dei vitigni tipici della regione.
La Riserva evolve con un affinamento in legno, adottando un approccio diverso rispetto alle tecniche di vinificazione precedenti. Il processo si svolge in botti e barrique di secondo e terzo passaggio per 12 mesi, dove il legno, pur presente, è utilizzato con maestria per non dominare il carattere del vino, ma piuttosto attenuarne il profilo varietale. Emergono note di uva spina accompagnate da sentori boisée, arricchite da una componente glicerica ben amalgamata.
Degustando un’annata meno recente, si può osservare una maggiore complessità e una struttura più delineata. Sul piano aromatico spiccano profumi di erbe mediterranee, come timo e salvia, con quest’ultima protagonista sia al naso che al palato grazie a una persistenza marcata. Un tratto particolarmente interessante è la vivida sapidità che si percepisce nel finale. L’uso del legno influenza il profilo aromatico, tuttavia l’altitudine dei vigneti contribuisce a mantenere una freschezza distintiva, conferendo una caratteristica aromaticità tipica dei territori montani. Nel complesso, si rivela estremamente piacevole, vivace e profumato, dimostrando un promettente potenziale di longevità, con un finale lungo e avvolgente e una texture setosa e glicerica.
A.A. Sauvignon Exclusiv 2023 – Plonerhof di Marlengo BZ
Nel 2024, la dolorosa e prematura perdita di Erhart Tutzer, fondatore della cantina e pioniere della viticoltura, ha lasciato un vuoto profondo e incolmabile. Figura di riferimento nel settore, Erhart era un esperto vivaista, riconosciuto soprattutto per il suo impegno nella coltivazione e vinificazione dei vitigni PIWI attraverso metodi naturali. È stato tra i più importanti vivaisti che l’Italia abbia mai conosciuto, dedicando la sua vita al progresso del territorio con passione e instancabile dedizione.
L’azienda è situata nelle vicinanze di Merano, in una regione straordinaria avvolta dai rilievi montuosi che proteggono i vigneti dai freddi venti settentrionali. Le vigne affondano le loro radici in terreni ricchi di sabbia, argilla e una composizione minerale unica fatta di granito e ardesia.
Spicca immediatamente per una chiara distinzione rispetto alle altre referenze, caratterizzato dal suo colore intenso, frutto dell’impiego del legno, e dalle marcate note di pesca sciroppata. Con una gradazione alcolica di 14 gradi, riesce a mascherare abilmente la percezione dell’alcol. L’affinamento più lungo, che combina acciaio e una piccola percentuale di legno, contribuisce a lasciare una sensazione duratura, dall’intensità ben definita. Si riconoscono lievi sfumature di foglia di pomodoro, accompagnate da una marcata freschezza gustativa. Al sorso si rivela complesso e maturo, con una percezione pseudocalorica ben integrata e un vivace profilo aromatico, dominato da agrumi come il pompelmo, accenti erbacei e delicati richiami ai fiori di montagna. La persistenza è notevole, supportata da una piacevole consistenza glicerica che prolunga l’esperienza gustativa.
Piemonte Sauvignon Blanc 2023 – Isolabella della Croce di Loazzolo AT
Andrea Elegir, enologo dell’azienda, racconta la realtà di Loazzolo, una località della Langa Astigiana situata in provincia di Asti. L’azienda, fondata nel 2001, si collega a una tradizione più antica legata alla produzione del Vermouth “High-Life”, un prodotto premiato e famoso, che affonda le sue radici nell’Ottocento con l’elaborazione di un Vermouth bianco a base di Moscato.
Nel 2001, la famiglia Isolabella ha deciso di dare nuova vita a questa tradizione, dedicandosi alla produzione di vino e Vermouth. Oltre ai vini derivati dai vitigni autoctoni, come il Moscato, hanno sperimentato anche varietà meno comuni per il territorio, come il Sauvignon Blanc, sfruttando la favorevole altitudine della zona che raggiunge i 550 metri.
Il prodotto nasce da un processo di vinificazione innovativo. In passato, il trasferimento del vino tra serbatoi per purificarlo causava la perdita di aromi. Per evitarlo, è stato brevettato il metodo VinoOxigen, che consente di gestire l’intero processo, dalla pressatura all’imbottigliamento, in un unico serbatoio a temperatura controllata, preservando gli aromi e permettendo di evitare l’aggiunta di solfiti fino alla fase finale.
Il metodo produttivo adottato trasforma i profumi in un’esperienza potenziata alla retrolfattiva, accompagnata da una vivace freschezza. Ne deriva un perfetto connubio aromatico tipico del Sauvignon: da un lato emergono le note esotiche dominate dal litchi, dall’altro quelle varietali, caratterizzate da sfumature vegetali perfettamente integrate. Al naso si distingue per l’equilibrio, mentre al gusto sorprende con una struttura dinamica e vibrante, arricchita da toni minerali. La piacevole avvolgenza calorica offre lunga persistenza e una traccia sapida che resta delicatamente nel palato. La sua versatilità gastronomica stupisce, specie considerando la zona d’origine, nota per vini rossi.
Sauvignon “Sesto 21” 2023 – Casata Mergè di Roma
Siamo immersi nelle suggestive colline dei Castelli Romani, tra Frascati e Monte Porzio Catone. Le radici della Famiglia Mergè affondano nei primi anni del Novecento, testimoniando un legame autentico con il territorio e le sue tradizioni. Oggi Luigi, affiancato dai figli e dai nipoti, prosegue l’eredità familiare dedicandosi ad ogni appezzamento selezionato con cura e alla creazione di vini che incarnano la cultura locale e il valore del patrimonio vitivinicolo.
Il Sesto 21, affinato esclusivamente in acciaio, si fa notare per la sua intensità e l’esplosione di profumi, per una complessità straordinaria, arricchita da una mineralità che conferisce al vino una struttura lineare, tesa e fresca. Il sapore è piacevole e armonico, con note di frutta esotica, erbe aromatiche, salvia, basilico, frutta a polpa bianca e un accenno di frutto della passione.
La vigna da cui proviene è tra le più rappresentative delle caratteristiche vulcaniche, situata nel cuore del grande Vulcano Laziale, uno dei più ampi e imponenti d’Europa. Questa origine vulcanica si riflette nella spiccata mineralità che si unisce a una densità glicerica avvolgente. Si percepiscono anche lievi accenni burrosi, derivati dall’affinamento. Il profilo è netto, verticale e rimanda a note di grafite; un equilibrio perfetto tra espressione e armonia.
A.A. Sauvignon Blanc Praesulis 2023 – Gump Hof Markus Prackwieser di Fiè Allo Sciliar BZ
Ritorniamo in Alto Adige, dove risulta evidente una caratteristica comune a molti dei vini che stiamo degustando: l’influenza dell’altitudine. Qui le vigne si trovano tra i 400 e i 550 metri sul livello del mare, a sud della Valle Isarco, radicandosi su terreni di porfido. La storia della cantina affonda le sue radici in un passato remoto, con oltre duecento anni di appartenenza alla famiglia Prackweiser. Oggi l’azienda è sotto la guida di Markus, un giovane viticoltore animato da grande passione e competenza, sempre al passo con le tecniche più innovative.
Fermenta prevalentemente in serbatoi d’acciaio e, per circa un terzo, in tonneau, dove prosegue l’affinamento per dieci mesi. L’equilibrio tra queste tecniche di vinificazione si rivela fondamentale per conferire maggiore complessità al vino: elegante e fresco, raggiunge un livello superiore di raffinatezza. Siamo nella Valle Isarco, un’area meno nota situata a quote più basse vicino a Bolzano. Le vigne, ottimamente esposte lungo la vallata, producono varietà come Sauvignon, Schiava e Pinot Nero, affrontando pendenze impegnative che sfiorano il 70%.
Nella degustazione spicca una marcata mineralità, arricchita da distintive note di erbe officinali e sottili sfumature vegetali. La chiusura si distingue per una freschezza agrumata particolarmente gradevole, con richiami al lime che conferiscono leggerezza e vivacità all’insieme. Nel complesso si percepiscono profondità ed eleganza: tra i dieci vini assaggiati, questo è quello che ci ha emozionato di più.
Garnellen 2020 Amphora – Tröpfltalhof di Caldaro BZ
Il nome Tröpftalhof, tradotto dal tedesco, significa Maso della Valle Gocciolante. Nelle vicinanze c’è un corso d’acqua intermittente che riveste un significato particolare. Ci troviamo a Caldaro, celebre per i suoi tre caratteristici vigneti: il primo dedicato al Sauvignon è a 500 metri, nelle vicinanze del maso, in prossimità di un bosco nato su rocce porfiriche e gli altri due posti più in basso in due diverse zone altimetriche. Rinomata come una delle località più calde dell’Alto Adige, Caldaro beneficia di una conformazione geografica che conferisce al territorio condizioni climatiche favorevoli, sempre più marcate man mano che si raggiungono altitudini maggiori. In questo scenario esclusivo opera una questa piccola cantina vinicola, che produce meno di 15.000 bottiglie all’anno.
Il suolo del vigneto del Sauvignon è unico, in quanto basato su un mix di calcare dolomitico e porfido vulcanico. Proprio grazie all’azione del torrente Tröpftal, che scava il suo corso facendosi strada sui porfidi, troviamo nel terreno questo materiale. Se ci spostiamo anche solo poche centinaia di metri il suolo è privo di porfido ed è solo sviluppato sul detrito di falda calcareo che caratterizza l’intera fascia pedemontana ai piedi della Mendola.
L’estate in questa zona è segnata da temperature elevate, spesso tra i 32 e i 34 gradi, ma il clima è piacevolmente mitigato da una costante ventilazione. Nel tardo pomeriggio, con il calare del sole, dalle pendici della Mendola arriva un’aria fresca che genera sensibili escursioni termiche, con variazioni di 15-20 gradi tra il giorno e la notte. È in questo contesto che Andreas porta avanti da oltre vent’anni un’agricoltura biodinamica basata su un approccio olistico. La sua filosofia va oltre il semplice metodo agricolo, trasformandosi in una collaborazione armoniosa con la natura per esaltarne le potenzialità. Come ama ripetere, non è la natura a dover fare qualcosa per lui, ma è lui a compiere costantemente gesti a favore di essa.

Nella foto il direttore commerciale dell’azienda Enrico Cusinato insieme al direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani
Nei vini di Andreas non ci sono rigidi schemi prestabiliti: l’obiettivo principale è esprimere autenticamente l’essenza dell’uva, dell’annata e del terroir, stagione dopo stagione. La vinificazione avviene attraverso fermentazioni spontanee e travasi per gravità. Per l’affinamento si utilizza l’anfora Tava fuori terra, approfittando però della cantina sotterranea, la cui posizione garantisce temperature e livelli di umidità costanti durante tutto l’anno.
Lunga macerazione sulle bucce che dura ben sette mesi, poi il vino viene separato dalle bucce e trasferito nuovamente in anfora, dove riposa sulle fecce fini per altri quattordici mesi, per poi maturare almeno due anni in bottiglia.
L’annata 2020 che degustiamo, limitata a 2.000 bottiglie, è un Sauvignon che si allontana dalle versioni tradizionali, offrendo profondità e una personalità unica. È un vino divisivo: o lo si ama o risulta difficile da interpretare, soprattutto in degustazioni alla cieca.
Nonostante una lavorazione spinta, non mostra toni ossidativi. Al contrario, è succoso, deciso e mai banale, con un profilo aromatico complesso: zenzero candito, spezie, erbe balsamiche pungenti e sfumature esotiche che richiamano il vitigno d’origine. Alla beva, è fresco e teso, con un’acidità vivace. Dopo cinque anni, conserva un’anima giovane e promette lunga vita, lasciando un’impressione duratura.
Collio Sauvignon Ex Tempore 2019 – Venica & Venica di Dolegna del Collio GO
La famiglia Venica, da più di 90 anni, ricopre un ruolo centrale nella storia e nella crescita del Collio, contribuendo in maniera determinante alla notorietà del Sauvignon. Il Friuli, già ampiamente riconosciuto come la regione italiana di punta per la produzione di questo vitigno, rappresenta un terzo del patrimonio vitivinicolo nazionale. Nonostante molte cantine locali si focalizzino sulla produzione di altre tipologie di vino, l’Azienda Venica ha deciso di puntare sul Sauvignon, rendendolo il suo autentico fiore all’occhiello.
Il territorio riveste un ruolo fondamentale, in particolare l’influenza del suolo, ricco di minerali, che in friulano è conosciuto come “Ponca” e caratterizzato dalla presenza di marne friabili e blocchi di arenaria dura, che un tempo formavano gli antichi fondali marini.
Questo calice racchiude i tratti tipici del Sauvignon e una marcata identità territoriale, con accenti di mineralità e sapidità. L’affinamento di 9 mesi in tonneau da 5 ettolitri dona complessità e struttura; emergono aromi di miele, pesca e vivaci sfumature di erbe officinali, sorprendenti anche dopo sei anni. Perfetto equilibrio tra naso e palato, con un finale lungo e appagante, ricco di note di albicocca concentrata. Un vino memorabile che esprime al meglio l’eleganza della cantina.
Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.
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