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Gorizia 1916: la pizza, la cucina e il vino che raccontano Napoli

Pizzeria e ristorante con una pregevole cantina è il locale al Vomero della famiglia Grasso

A Napoli la pizza è un patrimonio universale, ma pochi luoghi riescono a incarnare davvero la storia, la cultura e la tradizione culinaria della città.

Tra questi spicca Gorizia 1916, al Vomero, pizzeria e ristorante storico, membro fondatore delle Pizzerie Centenarie, oggi anche Krug Ambassade.

Un luogo dove il valore del cibo si intreccia con l’accoglienza, la cura del dettaglio ed una carta dei vini senza dubbio speciale.

Il nome “Gorizia” nasce nel 1916, in piena Prima Guerra Mondiale, quando Salvatore Grasso senior, rientrato dal fronte, apre il locale insieme alla moglie Anna. Dapprima solo pizzeria, diventa ristorante nel 1925, arricchendo l’offerta con le Collezioni alla Forchetta: piatti popolari serviti nei tradizionali padellini, pensati per arricchire il pasto degli operai e affermare la cucina napoletana più autentica. Peperoni ‘mbuttunati, friarielli, scarola ripiena, mozzarella in carrozza e provola alla brace: sapori semplici, genuini, che ancora oggi raccontano una storia lunga oltre un secolo.

Oggi Gorizia 1916 vede nel nipote Salvatore Grasso la figura centrale che porta avanti l’attività di famiglia e propone due percorsi complementari: la pizza, con le grandi classiche della tradizione e le signature della famiglia Grasso – tra cui la celebre 1916 – e la cucina con i piatti iconici partenopei: candele alla Genovese, tubettoni alle cozze, scarpariello, scarola ripiena e altro.

Dessert come la zuppa inglese e il babà al rhum chiudono il percorso in dolcezza. Salvatore (Toto) Grasso, oggi al fianco del padre Salvatore, racconta così la filosofia del luogo: “c’è chi la chiama pizzeria, ristorante o trattoria. Per noi l’obiettivo è sempre stato partire dal basso e elevarci rispetto alla media: dal punto di vista qualitativo, del servizio, dell’accoglienza. Far sentire tutti a casa”.

E sul lievitato più celebre di Napoli le idee sono molto chiare: “La pizza è un piatto semplice, popolare e veloce. Deve essere digeribile, genuina, buona. Ma non può evolvere all’infinito – spiega Grasso – Tutte le sperimentazioni iper-lievitate o con topping elaborati non sono pizza napoletana”.

La chiave è il rispetto dell’impasto tradizionale, della cottura e della leggerezza. La distinzione tra pizza proletaria e pizza borghese – più condita, servita al piatto nei quartieri nobili – racconta la storia della città e delle sue diverse abitudini alimentari.

Con progetti di ampliamento degli spazi e una sala dedicata a degustazioni Krug, Gorizia 1916 continua a guardare avanti, senza mai tradire le proprie radici.

Qui il vino, la pizza e la cucina convivono in armonia, in un’esperienza in cui tradizione, qualità e accoglienza diventano un valore condiviso: “Essere custodi della tradizione significa rispettare ciò che ci è stato consegnato – sottolinea Grasso – e vogliamo farlo in in modo che chi entra qui oggi possa sentire la storia, senza rinunciare a un’esperienza moderna e accogliente”.

E sul vino continua: “per noi è uno splendido contorno, non è il protagonista: – conclude Grasso – il focus resta il piatto che hai davanti. Ma deve completare l’esperienza, rendere tutto più memorabile». La cantina di Gorizia 1916 è un esempio di questa filosofia: vini di largo consumo e pregiati con ricarichi contenuti, bottiglie iconiche come Sassicaia o di cantine come Cheval Blanc, Chateau d’Yquem o Château Margaux servite anche al calice ed una carta dei vini fatta con criterio e ragione dove non solo si esaltano i vini del territorio ma per gli appassionati più sfrenati è data l’opportunità di scegliere il miglior vino non solo per i piatti ordinati ma anche per l’atmosfera che si vuol vivere (e per gli instancabili ci sono anche i vini del Domaine de la Romanée-Conti). Il vino diventa così parte integrante del racconto del locale, senza mai oscurare la tradizione culinaria.

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Nato in Toscana e cresciuto in Sicilia, dove vivo. Ho iniziato a scrivere quasi per caso, poi anche qualche libro sul rapporto tra mafie e chiesa. Promuovo il Turismo Esperienziale in Sicilia e mi occupo di comunicazione digitale. Scrivo di vino, di cibo e delle cose belle che mi circondano

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