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Life of wine 2025 – Venissa: Il viaggio nell’età del vino riparte da Venezia

Uno degli eventi più attesi dell’anno è Life of wine, ideato dallo Studio Umami e Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica, con la collaborazione del nostro direttore Maurizio Valeriani (Vinodabere). Un viaggio nel tempo capace di regalare, senza il peso di alcuna valigia, se non quello di un calice saldamente trattenuto tra le mani, un percorso unico nel suo genere che trasforma una sola giornata in una «enciclopedia» dell’evoluzione del vino.

I numeri della XIV edizione 2025, svoltasi domenica 30 novembre nella superba cornice dell’Hotel Villa Pamphili di Roma, ci raccontano di oltre 150 vecchie annate italiane a confronto, a partire dalla vendemmia 1990 e più di 200 etichette complessive. Il tutto con l’unico intento di provare a far comprendere concretamente come un vino cambia, si trasforma e si arricchisce attraverso le diverse vendemmie.

Il viaggio di questa edizione parte da una stazione sorprendente, quella di Venissa. Siamo a Venezia e, forse, non tutti immaginano che questa meravigliosa città,  può vantare una tradizione vitivinicola antichissima, considerando che, in Piazza San Marco fino al 1100, vi era una vigna ad esaltarne l’indiscussa bellezza.

Le prime tracce della viticoltura del territorio risalgono a oltre 2500 anni fa. Le isole della laguna sono sempre state coltivate, così come, per l’appunto, le piazze della terraferma, che hanno dato il nome «Campo» ad alcuni luoghi oggi tra i più apprezzati e «calpestati» dai turisti di tutto il mondo.

Venissa nasce nel 2002, quando Gianluca Bisol a Torcello, di fronte alla basilica di Santa Maria Assunta, la più antica Chiesa di Venezia, scorge e si innamora di un piccolo vigneto. L’attrazione è fatale, al punto tale da indurlo ad avviare specifiche ricerche storiche ed agronomiche su tali vigne.

Parte da questi studi la scoperta della grande tradizione vitivinicola delle isole di Venezia che hanno ospitato da sempre diversi vigneti fino al 4 novembre 1966: anno della «acqua granda», alluvione che raggiunse un’altezza record di 194 cm causando la distruzione delle vigne presenti in loco da millenni.

Successivamente, le ricerche agronomiche hanno portato alla luce un vitigno autoctono, la Dorona di Venezia, che nel corso dei secoli si è adattato alle condizioni di salinità tipiche della laguna. Tale vitigno, infatti, è particolarmente adatto ai suoli sabbiosi, salmastri e poco fertili, qualità che rappresenta un unicum tra le varietà bianche italiane. La sua resistenza alla salinità è uno dei suoi tratti distintivi, come, altresì, la tolleranza al vento, all’umidità marina ed alle oscillazioni idriche dovute alle maree.

Il vigneto di circa un ettaro

L’incessante perseveranza di un team di agronomi ed esperti conoscitori della laguna, ha condotto al ritrovamento nelle isole della Venezia Nativa delle ultime 88 piante sopravvissute alla grande acqua alta del 1966. Fondamentale nel corso di questo studio l’esperienza di Gastone, contadino che gestiva una piccola produzione di vino per la famiglia e che in laguna ha portato avanti i metodi di produzione vinicola tipici della tradizione, con lunghe macerazioni sulle bucce capaci di donare alla Dorona grande longevità. Pochi anni dopo Bisol individua una tenuta nell’isola Mazzorbo, a due passi da Burano, nella Venezia Nativa. Un vero e proprio «clos» circondato da mura medievali e con un campanile trecentesco all’interno della vigna che affaccia quasi esclusivamente sull’acqua.

Nonostante le condizioni territoriali fossero sfavorevoli ed il rischio di possibili acque alte fosse elevato, Gianluca Bisol decise comunque di reimpiantare l’antico vitigno che portò, nel 2010, la prima vendemmia, una produzione di 4880 bottiglie, riproponendo la Dorona sulle tavole dei veneziani e non solo.

Nel corso del nostro viaggio abbiamo assaggiato tre annate della Dorona «timbrata» Venissa; 2020, 2015 e 2011, riscontrando un vino di certo non convenzionale, ricco in estratto, anche all’esito delle lunghe macerazioni sulle bucce secondo la consolidata tradizione veneziana, con buona struttura e con un incisivo profilo aromatico. Tutte degustate in formato magnum.

 

Venissa Bianco 2020 Il Riflesso. Questa annata è «il riflesso» di quanto accadde la sera del 12 novembre 2019 quando l’«Acqua Granda» sommerse nell’acqua salmastra per giorni la laguna di Venezia, le isole ed il vigneto di Venissa. Un evento – secondo solo alla «Acqua Granda» del 1966 – il cui livello del mare raggiunse i 187 cm sullo Zero Mareografico di Punta della Salute, come ci riferisce Luca Carnevali, Wine Ambassador di Venissa.  In tale situazione estrema, la Dorona, annata 2020, ha dimostrato grande resilienza ed unicità del suo terroir, riscontrandole nel vino sia a livello visivo che gusto-olfattivo.

Venissa Bianco 2020  Il Riflesso

Giallo paglierino brillante. Il naso cattura per la sua intensità, con sentori di albicocca, pesca gialla, susina, sbuffi speziati, in un’apprezzata cornice iodata. Pieno, caldo e morbido all’assaggio, con piacevole mineralità e morbidezza ad invitare al riassaggio.

 

Venissa Bianco 2015 L’Equilibrio.  Nell’ideazione di Giovanni Moretti, l’etichetta cede il posto ad una preziosa foglia d’oro realizzata dall’attuale discendente dell’antica famiglia Berta Battiloro ed applicata nei forni di Murano con la tecnica dei doratori che la vede fondersi nel vetro, infatti non è visibile alcun bordo toccando la bottiglia. Il design differisce per ogni annata ma su ciascuna bottiglia sono incise a mano il nome:  Venissa, il numero della bottiglia sul totale della produzione di quella specifica annata.

Venissa Bianco 2015  L’Equilibrio

Incisiva speziatura, frutta a polpa gialla, miele ed accenni salmastri fanno da apripista ad un sorso pieno, appagante, morbido con chiusura a rimandi iodati dalla lunga persistenza.

Numero di bottiglie prodotte: 5580 da 0,5 litri, 80 nel formato magnum, 40 jeroboam e 20 imperiali.

 

 

 

Venissa Bianco 2011 L’Oriente

Venissa Bianco 2011  L’Oriente

Camomilla, infuso di tè, spezie dolci, agrumi canditi, fanno da preludio ad un sorso di grande complessità, sapido, minerale e con una freschezza di sottofondo ad esaltarne la beva.

VENISSA

Fondamenta S. Caterina, 3

30142 Mazzorbo Venezia – Italy

Tel. +39 041 52 72 281

info@venissa.it

 

“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.

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