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VERTICALE AMARONE DELLA VALPOLICELLA “MORAR” DI VALENTINA CUBI

Qui Fumane, uno dei luoghi cult della Valpolicella. Una grande produttrice che persegue con tenacia il sogno della perfezione in ogni etichetta prodotta. Valentina è questo e tanto altro. Il marito enologo Giancarlo Vason, a capo di una delle industrie più importanti nel settore enologico, decide nel 1969 di ripartire col progetto di una cantina in ricordo di quella che aveva il babbo.

Conferitori fino al 2005, quando avviene il salto di qualità, con la commercializzazione del Valpolicella Classico annata 2004 e Amarone Morar annata 1997.

Valentina Cubi

A Valentina Cubi non basta. Crede fortemente nel protocollo biologico, da “talebana” del vino come lei stessa ama definirsi. Tavoli di cernita, lunghe fermentazioni ad acini interi in tini troncoconici e a basse temperature con follature manuali per creare grande concentrazione di profumi. Dulcis in fundo, affinamenti fuori dal comune (in particolare per l’Amarone), ben oltre quanto imposto dal Disciplinare di Produzione.

Solo tre le uve utilizzate: Corvina per il 70%, Corvinone per il 25% e Rondinella per la restante parte, provenienti dai CRU Monte Tenda, Monte Crosetta e Rasso, con piccole variazioni annuali in funzione delle rese. Il tutto raccolto a mano in cassette da massimo 20 kg per evitare stress agli acini.

Fatto questo preambolo doveroso, andiamo a degustare le 5 annate storiche proposte da Valentina in persona.

Si parte proprio dalla prima, quella 1997 partita in sordina, con gelate primaverili, ed esplosa pian piano in estate grazie a perfette escursioni termiche e giusti apporti idrici. “Morar” (il gelso in dialetto), è ancora vivo, lucente, senza nessuna nota ossidativa. Granato lievemente scarico, al naso è una esplosione di amarene sotto spirito, spezie scure, tabacco da pipa e violette essiccate. Bocca semplicemente fantastica, dinamica e fruttata. Potenza pseudo calorica con tannini ancora presenti e finale sanguigno. Era l’epoca di estratti secchi alti (37,37 grammi litro) e di morbidezze notevoli (zuccheri vicini agli 8 g/l) ora impensabili. Una bomba.

 

2003: la prima annata calda dell’era moderna, vino incredibilmente energico, naso di grafite con note polverose e minerali. Speziatura ben presente da pepe nero in grani e sorso caldo, con sentori di cacao e ribes rossi che sorreggono tannini un po’ rustici.

2006:  le piogge abbondanti in agosto hanno creato qualche difficoltà. È questo il significato recondito della parola “crisi”, ovvero: opportunità. L’opportunità di avere un Amarone più femminile, dal carattere floreale, balsamico e iodato. Gusto sapido ed appagante, denso di frutta matura scura, canditi e caramella gelèe. Sempre meno estratti rispetto agli inizi. Tannino ancora vibrante.  

2009: questa volta il germogliamento è stato piuttosto anticipato con agosto siccitoso. Purezza del frutto carnoso, da lampone e mora selvatica. Attacco iniziale su note boisè di vaniglia e grafite, all’assaggio rivela acidità sospinta da ribes rosso e cranberry, unita ad una sapida scia finale. Il più verticale dei campioni degustati.

2012: primavera calda e siccitosa, proseguita in estate con temperature torride. Colore rubino scarico, simile a quello dei grandi nebbioli piemontesi. Il legno è presente, causa estrema gioventù, ma la frutta di bosco è nitida e calda, così come chiodi di garofano, pepe verde e sentori balsamici in chiusura.

Pure emozioni senza tempo. Un modo elegante di pronunciare la parola Amarone.

 

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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