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UN NUOVO PROGETTO PER L’ISTITUTO GRANDI MARCHI – RAPPORTI SEMPRE PIÙ STRETTI CON IL MONDO DELLA RISTORAZIONE

La pandemia legata al Covid 19 sembra almeno per ora essere sotto controllo in Italia e per la prima volta le diciotto famiglie del vino che compongono l’Istituto Grandi Marchi scelgono di realizzare il proprio evento istituzionale in Italia. Roma è stata la città prescelta presso lo storico Palazzo Rospigliosi, a pochi metri dal Quirinale.

Un incontro che ha visto tutte le famiglie esser presenti per poter esporre alla stampa il loro progetto più imminente, che riprende lo scopo primario di questo gruppo, ossia la valorizzazione e divulgazione del vino italiano nel mondo, attraverso un rapporto sempre più forte con il mondo della ristorazione.

Un progetto che già dal nome “Il Gusto della Sfida” vuole identificare lo stretto rapporto che si vuole istaurare con chef e sommelier.

Sarà la notte di giovedì 18 novembre 2021 la data fatidica, in cui si svolgerà una divertente sfida tra i diciotto vignaioli del gruppo e altrettanti interpreti della grande cucina.

Così, in contemporanea, ognuno dei diciotto chef coinvolti nella sfida ospiterà la cantina gemellata per una serata all’insegna dell’enogastronomia di primissimo piano.

Ognuno dei diciotto chef coinvolti organizzerà una serata dove gli ospiti, oltre l’abbinamento proposto on-line, potranno provare un menu completo in cui i piatti dello chef incontreranno i vini dei produttori del gruppo Grandi Marchi.

Gli chef coinvolti che sembrano formare un dream team che accoglie nomi stellati e coronati sono: Gennaro Esposito (Torre del Saracino), Filippo Saporito (La Leggenda dei Frati), Pino Cuttaia (La Madia), Davide Palluda (All’Enoteca), Vincenzo e Antonio Lebano (Terrazza Gallia), Alessandro Lestini (La Locanda del Cardinale), Errico Recanati (Ristorante Andreina), Matteo Rizzo (Il Desco), Felice Sgarra (Casa Sgarra), Stefano Cerveni (Due Colombe), Daniele Zazzeri (La Pineta).

C’era da parte di tutti una gran voglia di rivedersi e confrontarsi dal vivo – ha sottolineato Piero Mastroberardino, Presidente IGM – e quella di Roma è stata certamente l’occasione giusta. Che ha ribadito anche la nostra attenzione per il mercato interno e, in particolare, per il mondo della ristorazione, trait d’union vincente tra noi viticoltori e i consumatori. Un rapporto che in questi mesi abbiamo tenuto più vivo che mai anche grazie al format “Il Gusto nella Sfida” che, seppure a distanza, ha mantenuto la liaison tra Istituto Grandi Marchi e i nostri amici chef”.

L’incontro capitolino è stata anche l’occasione di presentare alla stampa specializzata  la creazione del “Gruppo Giovani di IGM”, i cui rappresentanti sono in parte già in fase di inserimento nelle attività aziendali e in parte in fase di perfezionamento del percorso formativo. Una sorta di Young Team che, con Federica Boffa Pio alla presidenza, ha già iniziato a porre le basi per il futuro del gruppo.

La giornata IGM si è chiusa con la consegna del premio annuale IGM, avvenuta durante la cena che ha visto i rappresentanti delle famiglie confrontarsi con gli ospiti ad essa presenti.

Quest’anno il riconoscimento è toccato a Jens Priewe, il celebre giornalista tedesco che ha ricevuto dalle aziende del gruppo un premio speciale per il contributo da lui fornito alla valorizzazione e divulgazione del vino italiano nel mondo.

Continuano con il parlarvi della cena a cui abbiamo partecipato che potremmo considerare una prova del progetto che avrà luogo a Novembre.

In questo caso lo chef Domenico Stile del ristorante enoteca La Torre a Villa Laetizia a Roma ha dovuto abbinare, con maestria e sapienza, una serie di piatti a tutti i vini che ogni produttore presente alla serata ha  portato.

Ecco gli abbinamenti che ci hanno convinto maggiormente:

 

Veli di seppia

Am Sand Gewürztraminer 2018 Mitterberg IGT di Alois Lageder con l’antipasto di veli di seppia. Un piatto di estrema eleganza ha trovato riscontro in un vino meno aromatico del solito ma ricco di una mineralità inaspettata.

Risotto di semola

Stilema 2017 Greco di Tufo DOCG di Mastroberardino con il risotto all’amatriciana. Il vino non solo ha confermato il suo valore ma ha saputo sostenere il risotto durante tutto l’assaggio.

 

Con il lingotto di vitello fondente il Barolo Cerequio 2016 DOCG di Michele Chiarlo sembrava il più adatto per incorniciare al meglio una carne che ha giovato di una tecnica di cottura sublime.

Lingotto di vitello fondente

Con l’arrivo del dessert la cena ha raggiunto  livelli altissimi, il babà con vaniglia visciole e menta non poteva trovare miglior compagno di viaggio se non il passito di Pantelleria Ben Ryé 2019 di Donnafugata. Il risultato: un assaggio intrigante e fresco allo stesso tempo  senza che nessuno dei due protagonisti prendesse mai il sopravvento sull’altro.

 

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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