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Torre dei Falchi e la sua interpretazione del Frascati e del Cannellino

La storia di Torre dei Falchi è recente ma intimamente intrecciata alle tradizioni locali. L’idea prende forma nel 2015 grazie alla collaborazione tra Danilo Spiridigliozzi e Martina Fianco, due giovani enotecnici diplomati con specializzazione in Viticoltura ed Enologia presso la scuola agraria. Questa piccola azienda agricola a gestione familiare si trova nel cuore dei Castelli Romani, tra Frascati e Monte Porzio Catone. Certificata biologica dal 2023, ha perseguito fin dall’inizio l’obiettivo di valorizzare i vitigni autoctoni locali, con la specifica volontà di esaltare il territorio del Frascati, recuperando anche etichette quasi scomparse come il Cannellino di Frascati Docg. 

Il progetto ha preso vita nel 2021 con il primo imbottigliamento. La vigna era già in produzione con la vendita di vino sfuso, ma l’obiettivo era sviluppare qualcosa di personale. 

Attualmente, la cantina si dedica a una produzione limitata di circa 10.000 bottiglie all’anno, focalizzandosi completamente sulla valorizzazione dei vitigni tradizionali che prosperano sul complesso vulcanico dei Colli Albani, comunemente chiamato Vulcano Laziale, sulle cui pendici si trovano i borghi dei Castelli Romani. 

L’uva viene raccolta interamente a mano. Le pressature effettuate sono leggermente più intense di una pressatura soffice, al punto che l’uva può ancora essere spremuta ulteriormente a mano. Per la maggior parte dei vini, si opta per una pressatura dell’intero grappolo.

Sotto la pressa, c’è una vasca di sgrondo collegata direttamente alla cantina e al sistema di refrigerazione. Attraverso un tubo, il mosto viene trasferito direttamente nella vasca, dove rimane per 48 ore per una decantazione a freddo con enzimi, evitando l’avvio della fermentazione. Successivamente, il mosto limpido inizia a fermentare a una temperatura molto bassa per circa 20 giorni. 

La nostra degustazione passo dopo passo

TORRE DEI FALCHI FRASCATI DOC 2025 

Il blend di Malvasia del Lazio o Puntinata, Trebbiano Toscano e Greco, per questa annata rispettivamente composto al 70%, 20% e 10%, viene affinato esclusivamente in acciaio. Le uve, provenienti da differenti appezzamenti con diverse altitudini ma su terreni di matrice vulcanica,  sono raccolte a mano e sottoposte a pressatura soffice. Successivamente, il mosto riposa per 48 ore a 9 gradi, consentendo successivamente una fermentazione il più possibile pulita con lieviti selezionati a 13 gradi. Durante questa fase, il vino rimane sulle fecce per circa due mesi. Prima dell’imbottigliamento, avvengono una filtrazione e una microfiltrazione utilizzando un contenitore in acciaio che alloggia le cartucce per la filtrazione (housing). Processo fondamentale per rimuovere lieviti, batteri e particelle indesiderate, garantendo così la stabilità microbiologica e la limpidezza del vino, oltre a prevenire qualsiasi contaminazione esterna.  

Il naso si riempie di miele, mela gialla, note speziate e zenzero, accompagnati da un tocco di fiori di zagara e canditi freschi. In bocca, si percepiscono albicocca e sfumature agrumate, la profondità minerale si intreccia a un gusto saporito che rispecchia perfettamente i profumi percepiti all’olfatto. L’espressività del vino si manifesta attraverso fragranze vivaci e un gusto che, pur materico, rimane equilibrato e di grande bevibilità, arricchito da piacevoli note ammandorlate. 

APA’ FRASCATI SUPERIORE DOCG 2025

Proveniente da un terreno vulcanico con una significativa escursione termica, questo blend è composto da 70% Malvasia Puntinata, 15% Trebbiano Toscano e 15% Bombino Bianco, vinificati insieme in acciaio. Una parte della Malvasia è coltivata a un’altitudine superiore, dove l’alta concentrazione di tufo dona al vino un caratteristico accento minerale. 

Il risultato è un vino dal colore giallo intenso, che all’olfatto sprigiona profumi di fiori d’acacia e camomilla, accompagnati da note di pesca bianca, accenni agrumati e nuances di frutta matura a polpa bianca. Si caratterizza per una caratteristica scia minerale gessosa, tipica dei terreni vulcanici in cui crescono le viti. Riflette la freschezza dell’annata, con una piacevole sapidità che invita a un nuovo sorso avvolgente e vellutato. Elegante e fine al naso, si presenta meno materico rispetto al Doc, che è più vigoroso e territoriale. 

MAMMANA IGT LAZIO ROSATO 2025

Il più recente arrivato in casa è un rosato ottenuto da uve rosse, come Syrah, Montepulciano e Cesanese, raccolte in anticipo per conservare la freschezza e l’aroma. Non subisce filtrazione per mantenere il suo colore rosa salmone intenso. Dopo la chiarifica standard, il vino è lasciato a contatto con le fecce fini del Frascati, che hanno un naturale potere antiossidante e decolorante. Durante il processo di rimontaggio, quando il colore inizia a diminuire, le fecce vengono rimosse gradualmente, consentendo un intenso e memorabile scambio di aromi e profumi. 

L’etichetta della Mammana rende omaggio alla pupazza Tre Seni di Frascati, una figura storica, che era la balia incaricata di prendersi cura dei bambini mentre le donne raccoglievano l’uva. Similmente alla nostra produttrice, una madre che lascia i figli per lavorare nei campi. 

La leggenda narra che i due seni della pupazza servivano a nutrire con il latte i bambini tranquilli, mentre il terzo seno, quello del vino Frascati Doc, era riservato a quelli più capricciosi per calmarli e farli addormentare. 

Il profumo evoca fragoline di bosco, ribes rosso, oltre a tonalità più scure come mirtillo, violetta e rosa rossa. In retroolfatto si percepiscono una lieve sfumatura ferrosa e accenni di liquirizia. Si tratta di un rosato dotato di una forte identità territoriale, lungo e persistente nella sua inimitabile nota di pepe nero. La chiusura è garbata, con sfumature di petali di rosa, chiodi di garofano e un tocco di noce moscata. 


Ma.Ni. IGT ROSSO LAZIO 2024

Le immagini delle mani sull’etichetta raffigurano quelle dei bambini di Danilo e Martina, con “Ma.Ni” che rappresenta l’acronimo di Manuel e Nicolas. Questo blend composto da 70% Cabernet Franc, 20% Syrah e 10% Petit Verdot fermenta in acciaio a bassa temperatura con follature tre volte al giorno, riposa per un anno in vasche di acciaio e per circa otto mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Tuttavia, questa particolare annata è stata messa in vendita subito dopo l’imbottigliamento per offrirne una versione più fresca e immediata. 

Il corredo aromatico si apre con sottili note di rosa e pepe, seguite da un accenno preponderante di peperone, mentre il gelso e la prugna completano il corredo olfattivo. Si percepisce inoltre un frutto rosso vivace, impreziosito da sfumature di pepe in grani che si mescolano armoniosamente con spezie dolci. La consistenza è leggermente polverosa, con un delicato tocco di tabacco e soffi balsamici ben dosati. La spiccata mineralità e le note vegetali sottostanti aggiungono una dimensione verticale e profonda al sorso. La struttura è importante ma viene ingentilita dalla freschezza e dai tannini setosi. 

CANNELLITTO Cannellino di Frascati Docg 2025

Una tradizione che ha attraversato i secoli continua a vivere grazie all’impegno di produttori come Torre dei Falchi, che mantengono viva questa gemma enologica le cui origini risalgono all’epoca romana e all’antico Tusculum. Sia il nome che il tipo di vino derivano da un’antica pratica contadina: l’appassimento naturale delle uve sulla pianta, che permette una forte concentrazione di zuccheri. Dopo la vendemmia, le uve venivano vinificate e conservate in grotte scavate nel tufo, poi con l’arrivo del freddo in novembre, la fermentazione si arrestava spontaneamente, lasciando un elevato residuo zuccherino. 

Ai giorni nostri, questa tradizione prosegue con una tecnica di surmaturazione e appassimento delle uve direttamente sulla pianta, seguita da una vendemmia tardiva, prevalentemente della Malvasia del Lazio e della Malvasia di Candia, con piccole percentuali di Trebbiano Toscano e Bellone. Si tratta di un blend storico di uve raccolte a novembre, che vengono pressate immediatamente senza diraspare, producendo un mosto simile a melassa con una maggiore concentrazione di acqua e zuccheri.

Prima della fermentazione, il mosto viene sottoposto a defecazione a freddo, poi travasato per iniziare una fermentazione lenta e costante a bassa temperatura, durante la quale il grado zuccherino è monitorato attentamente. Quando l’azienda lo ritiene opportuno, la fermentazione viene interrotta, mantenendo così lo zucchero originario dell’uva. 

Un colore affascinante di un giallo dorato, intenso e luminoso. Il bouquet olfattivo è complesso e stratificato, con note di frutta matura e scorza d’arancia candita. Ricorda le pesche e le albicocche sciroppate, ma senza risultare stucchevole, grazie alla sua straordinaria freschezza e sapidità. Note di miele d’acacia e agrumi canditi si bilanciano perfettamente con una freschezza minerale e un’acidità vivace, evitando la pesantezza. Il finale offre un tocco di mandorla tostata e agrumi. È un vino dalla bevibilità fluida, ideale sia a fine pasto sia in abbinamento con il  Pecorino Romano Dop stagionato.

 

 

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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