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Te la do io la mineralità – ViniMilo 2021

Parlare di mineralità in un vino, diventa argomento alquanto difficile, visto e considerato che le correnti di pensiero sono principalmente due: esiste, non esiste. Successivamente da queste due ne derivano tante altre, sotto varie forme. Se scientificamente, non è mai stata provata, molte volte (soprattutto in delle degustazioni che evidenziano alcune particolarità di alcuni vini) odorando ed assaggiando un vino c’è un qualcosa che viene difficile da catalogare ed allo stesso tempo da descrivere. Questo per quanto riguarda le percezioni sensoriali, alle quali si aggiungono i territori e la natura dei suoli ed anche su questo le ipotesi sono essenzialmente quelle riportate prima (si, no). Prendendo l’argomento senza particolari fini scientifici, ma con tanta passione, l’A. I. S. Jonico Etnea ha proposto alla VINIMILO 2021 la degustazione di quattordici vini ottenuti da uve provenienti da territori vulcanici, in cui lo scopo era quello di mettere a confronto vini con terreni simili (non uguali) e poterne dedurre come il terreno possa dare un’impronta al vino, senza trascurare le varie caratteristiche del o dei vitigni che compongono il vino. Sei regioni del territorio italiano (Veneto, Trentino, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia), hanno dato vita ad una degustazione con tredici vini (bianchi e rossi).

Il Veneto è la regione apripista della serata. con Gambellara e Soave. I vini facenti parti delle due denominazioni, si differenziano poco per il tipo di vitigni che vengono utilizzati (D. O. C. Gambellara almeno 80% Garganega, fino al 20% di Pinot Bianco, Chardonnay e Trebbiano di Soave – D. O. C  Soave almeno 70% Garganega, massimo il 30% di Trebbiano di Soave e Chardonnay. In tale ambito del 30% possono altresì concorrere, fino ad un massimo del 5%, le uve provenienti dai vitigni a bacca bianca, non aromatici idonei alla coltivazione per la provincia di Verona). Quasi dieci chilometri di distanza, fra i due territori delle due D. O. C., ma sono proprio questi a fare la differenza.

Il Gambellara Classico D. O. C. è della Tenuta Natalina Grandi, Colle di Mezzo 2019 – 100% Garganega. I sentori sono di fiori di campo, sbuffi di salmastro e iodio, conclude con lievi accenni di sambuco. Sorso verticale, agile e scattante. Freschezza piacevole che funge da punto nodale. Buona persistenza.

Altro Gambellara Classico D. O. C. ottenuto da sola Garganega, Creari 2017 di Cavazza. Il suo bouquet è composto da profumi più rotondi e diretti, con note fruttate (pesca e mela), per poi virare su note mielate ed un leggero sentore di mandorla. Ricco e polposo con una leggera scia sapida, buona la freschezza. Sorso minerale. Persistenza buona.

Dal territorio di Vicenza si passa in quello di Verona, per il Soave D. O. C. Motto Piane 2018 di Fattori, anche in questo caso 100% Garganega. Lievi accenni torbatura, frutta esotica, biancospino, lievi note di fieno ed erba secca. Grande acidità (quasi irrequieta). Lungo al sorso con una progressione ed una persistenza di pari passo.

Altro Soave D. O. C., ma in questo caso Classico, millesimo 2018, è il La Froscà di Viticoltori Gini. Ha un bouquet elegante e complesso, si va dal floreale, alla nota iodata per completare con accenni di eucalipto. Strutturato e di spessore all’assaggio con una freschezza ben presente. Progressione notevole e con un buon stato evolutivo ed una grande persistenza.

Si passa da un territorio vulcanico veneto a quello campano, degustando il Katà 2019, I. G. P. Monte Somma, 100% Catalanesca di Cantine Olivella. Sentori di pomodoro, note balsamiche ed amplifica il suo bouquet con sentori floreali. Fresco e sapido all’assaggio con una bella eleganza. Sorso agile e scattante.

Tornando al nord la Val di Cembra il 708 Km. Cembrani Bianco di Cembrani D. O. C. 2018 I. G. T. Vigneti delle Dolomiti, è un blend (60% Muller Thurgau e 40% Riesling). Il Riesling si fa sentire con i sentori tipici (della gioventù) di frutti bianchi, per poi dare spazio al Muller Thurgau con sentori agrumati. Sorso deciso, con pienezza e freschezza. Buona corrispondenza gusto – olfattiva, altrettanto buona la persistenza.

Da un estremo, ad un altro, si arriva in Sicilia, sull’Etna, a Milo, il che vuol dire Etna Bianco Superiore. E’ il Contrada Villagrande 2018 di Barone di Villagrande l’Etna Bianco Superiore D. O. C.. Dal calice si percepiscono sentori canforati  con accenni di frutta secca e di salvia. Pieno all’assaggio, con una lieve scia sapida e con una freschezza ben sagomata. Persistenza buona.

Il ping pong prosegue per andare in Veneto con uno spumante di Dal Maso, un Durello Lessini D. O. C. Riserva, Metodo Classico Pas Dosé, 100% Durella. Sentori lievi di pan di Spagna, accenni di ginepro e nespola. Una freschezza quasi sferzante che gli dona lunghezza. Sosta sui lieviti per quaranta mesi. Il fatto che si chiami Durella, fa capire che una delle componenti dure di quest’uva (acidità) sia notevole, il che la rende particolarmente idonea per la spumantizzazione. Se a questo aggiungiamo il fatto che sia un’uva “neutra” (non aromatica),  si evince che il metodo ideale per la spumantizzazione è quello Classico.

Era stato assaggiato il 708 Km. Cembrani Bianco, si degusta anche il Rosso 2018. È un blend (60% Schiava e 40% Lagrein) I. G. T. Vigneti delle Dolomiti. Liquirizia, radici, humus, piccoli frutti di bosco. Tannini presenti, ma sagomati, con la freschezza che conferma le componenti dure. Sorso dinamico e non stancante. 708, non è un numero a caso, ma il numero di chilometri di muretti della Val di Cembra.

Scendendo un po’ si arriva nella zona del viterbese, con un Cabernet Franc in purezza, Vepre 2016 I. G. T. Lazio Rosso, di Vigne del Patrimonio. Il terreno vulcanico non scalfisce le caratteristiche principali del vitigno internazionale, foglia di tè, arricchita da tufo di caffè, piccoli accenni di pepe, humus, frutta surmatura. Il suo sorso è appagante con tannini fini e spalla acida ben espressa.

Si conclude da dove si era partiti, in Veneto con un Passito di Moscato Giallo di Vignalta, Alpinae 2016, Colli Euganei Fior d’Arancio Passito D. O. C. G.. Scorza d’arancia caramellata, frutta candita, nota agrumata in maniera tenue. Pastoso e polposo, ma non stancante. Servito alla giusta temperatura, diventa veramente molto accattivante.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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