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Sardegna – La Maddalena e la carica dei 400

Ogni volta che c’è da scrivere un articolo (sebbene ne abbia scritti molto pochi), sorge un grande dilemma: “che titolo scegliere”?

Inizialmente pensavo ad una cosa del tipo “Incontri (sardi) ravvicinati del terzo tipo”, poi però sono stato sopraffatto dall’istinto di rappresentare questa esperienza in modo più dirompente e mi sono venuti in mente i 101 dalmata de “La carica dei 101”, di fatto un modo più efficace (almeno per quanto mi riguarda) di raccontare questa mia esperienza con gli amici di vinodabere.it

È luglio, quando mi viene proposto – dopo aver fatto parte della commissione di assaggio della guida dei vini della Basilicata, dell’Alto Piemonte e di altre meravigliose degustazioni, di partecipare alla realizzazione della “Guida ai migliori vini della Sardegna”. Un appuntamento oramai annuale di Vinodabere.it. Un vero e proprio “impegno” in quanto mettere naso e bocca in più di 400 vini di questa meravigliosa isola, devo dire che mi spaventava non poco.

Per fortuna c’è il gruppo di Vinodabere.it, grazie al quale affronto ogni volta, sempre con meno paura, i fiumi di vino che ci sono da degustare.

Fatto sta che oramai, vuoi per il richiamo del mare, vuoi per la felicità di incontrare nuovamente il gruppo, vuoi per la necessità di sfogo dopo più di un anno di segregazione da pandemia, ho accolto con piacere questo invito.

Siamo stati ospiti del Comune di La Maddalena. Maurizio Valeriani, organizzatore di questa “scalata” enologica, su un Everest fatto di Cannonau, Vermentino, Carignano, Cagnulari, Monica, Bovale, Nuragus, Mandrolisai, Vernaccia e tanti altri ci dà il benvenuto e ci mette subito all’opera con l’organizzazione del lavoro. Ma il mare che abbiamo cominciato a intravedere dobbiamo guadagnarcelo, così come credo sia giusto dovermi guadagnare l’opportunità di essere accolto da un gruppo che finora – dai miei 18 anni compiuti lo scorso gennaio – mi ha permesso di provare alcune centinaia di vini e di darmi l’opportunità di crescere.

Mare la mattina, degustazioni il pomeriggio, cena la sera. Passare dal mare al calice con ancora la sabbia e la salsedine sulla pelle… e chi se l’aspettava così ardua come cosa! Abbiamo provato di tutto prima i Vermentino di Gallura, poi quelli di Sardegna e poi Carignano, Cannonau, Nuragus e …

Non posso spoilerare nulla di quanto provato e delle mie preferenze, ma una cosa è certa: ho imparato cosa vuol dire sentire nel calice i profumi dell’isola e di conseguenza la macchia mediterranea. In particolar modo ho imparato a distinguere due nuovi aromi: il mirto (presente ovunque sull’isola) e l’elicriso.

Decisamente una bella esperienza. Sia per il vino che per le persone.
Indubbiamente a volte sono stato preso dall’euforia di “sapere già tanto”, errore dovuto allo spirito condivisivo che caratterizza questo gruppo. Un clima che ti porta ad esprimerti con la massima sincerità, quella sincerità che solo tornato a casa mi sono reso conto che – in queste circostanze – deve cedere il passo all’oggettività.

Cosa mi porto via da questa esperienza (oltre che un leggerissimo bagaglio culturale di oltre 400 vini assaggiati)?  Una maggiore consapevolezza del semplice fatto che dietro ad ogni vino c’è una azienda con delle persone che vi lavorano.

Una settimana di quelle che si ricordano. Una settimana che è destinata a rimanere scolpita nella mia memoria.

In più occasioni mi è stato detto che è importante, nel vino, avere anche il punto di vista dei giovani. Io il mio punto di vista lo sto costruendo un po’ per volta, e per questo mi piace ringraziare Maurizio, Daniele, Marco, Gianmarco, Luca, Paolo, Gianni, Carlo, Emanuela, Claudia, Nicola e tutti quelli che mi hanno accolto non come mascotte del gruppo, ma facendomi sentire – quando ero con il calice davanti – un po’ professionista.

Non posso che ricambiare con lo studio. Sto per iniziare il mio corso Wset3, e spero di onorare il “trattamento” ricevuto quanto meno con un altro piccolo step nella mia formazione.

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18 anni appena compiuti, fresco di maturità. Dopo tanti anni di teatro tra i quali tre anni di Accademia al Teatro Sistina, spettacoli e qualche musical al quale ho avuto l’onore di partecipare, continuo a cantare, recitare, ballare e doppiare, ma il richiamo del calice, complice la chiusura dei teatri in periodo di pandemia, ha preso il sopravvento. Nel bicchiere ci metto il naso da tempo, ma è solo da poco che ho iniziato a provare e soprattutto studiare. Passato il Wset2 con merito, in procinto di iniziare il Wset3 e neo-matricola al corso di enologia a Firenze, ho preso coscienza del fatto che per capirlo, il vino, va studiato, ma soprattutto "frequentato"...

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