Perché la Sardegna può essere un buon esempio mentre l’apicoltura è a rischio?
Concluso il progetto che ha coinvolto i giovanissimi si ragiona sul domani.
Il titolo, “Mieli di Sardegna: un patrimonio da valorizzare”, si erige quasi monumentale, come un contenitore necessariamente vasto per includere tutta la complessità di un mondo a rischio per la conservazione della biodiversità. Svela una valida iniziativa di rigenerazione urbana, realizzata a Cagliari, che domani potrebbe dare vita ad appuntamenti puntuali per residenti e turisti nel segno di una educazione permanente. Intanto, dall’inaugurazione del BeePark nel 2024 all’interno del parco di Molentargius, si è completato un percorso educativo-esperenziale che ha consentito a giovanissimi e famiglie di avvicinarsi a qualcosa di fondamentale per l’equilibrio del pianeta.
Tutto ciò in un momento storico emergenziale: gli apicoltori, anno dopo anno, si ritrovano con margini sempre più ridotti. L’allarme è stato lanciato più volte: i cali di produttività sono del 70 per cento a causa dei picchi di temperature che nel 2026 hanno sfiorato i 48 gradi. Conseguenza? In sintesi una stagione da riprogrammare a causa del collasso dei favi e la perdita, per diverse aziende, della gran parte delle famiglie produttive.
L’INIZIATIVA
Nel progetto – promosso dal Parco naturale regionale Molentargius-Saline in collaborazione con Istrù Formazione e Sviluppo Srl SB (partner progettuale e soggetto attuatore), finanziato dalla Fondazione di Sardegna nell’ambito del Bando ROL 2026 Sviluppo locale e cofinanziato dal Cagliari Calcio – sono stati protagonisti i giovani under 11 del Cagliari Calcio e gli ospiti dell’ente di promozione sociale Anffas.
“Questo progetto rientra nel complesso degli interventi avviati negli ultimi anni per riscoprire le antiche vocazioni agricole della piana di Is Arenas – le parole di Stefano Secci, presidente del Parco naturale regionale Molentargius-Saline –. Oltre all’apiario didattico, è stato realizzato un nuovo oliveto con funzioni sociali, un piccolo frutteto naturale e diversi programmi educativi legati all’orticoltura e all’affascinante mondo dei semi. Da una parte, intendiamo favorire la fruizione sociale della piana per sottrarla al degrado, dall’altra, stiamo mantenendo e sviluppando in questo modo tutti quegli elementi ambientali in grado di favorire la presenza di una fauna e di una flora ricche e diversificate”.
LE ESPERIENZE
Nella splendida cornice di una delle aree umide di maggior pregio del Mediterraneo si sono alternati laboratori sensoriali e visite guidate, spesso indossando tute da apicoltori per poter estrarre i telai dagli alveari e guardare da vicino un lavoro di straordinaria efficienza geometrica ed energetica. Così è avvenuto l’incontro con il miele, espressione di un territorio e della sua biodiversità ma anche della cultura dell’uomo e delle sue tecniche produttive.
In regalo per i giovanissimi a caccia di api un’occasione di consapevolezza. A tenere i laboratori è stata Flaminia Farci, apicoltrice per passione e nella vita lavorativa ceramista che si ispira alle api. Sorride quando le si chiede quali siano le difficoltà maggiori nel sensibilizzare i bambini all’argomento: “Lo faccio da tanti anni, quindi un po’ cerco di trovare la chiave a seconda dell’età e del contesto, delle informazioni che loro hanno prima di conoscere un apicoltore. Si deve lavorare per far sorgere curiosità: si racconta tutta la strada per arrivare al miele, che si conosce poco, per poi stimolare domande. Il miele assume più valore quando conosci il punto di vista dell’apicoltore”.
E Valerio Uras, allenatore dell’Under 11 del Cagliari Calcio, riferisce a Vinodabere: “Per i ragazzi è un’esperienza che li porta a vivere concretamente il reale processo di produzione”. La società è piuttosto attenta all’aspetto nutrizionale dell’alimento: “Come club abbiamo sempre coinvolto le famiglie, soprattutto con la nostra nutrizionista, in incontri formativi sull’alimentazione sana e al centro viene sempre messo anche il miele”.
Il lavoro fatto è a misura di giovanissimi. Lo spiega Angelo Cadelano, apicoltore e responsabile del progetto apistico per Istrù. Sull’apiario è stata creata una struttura con le vedute dove i bambini più piccoli possono osservare da vicino e in sicurezza gli apicoltori al lavoro sulle dieci arnie e scoprire l’organizzazione della colonia. L’interesse esiste. “Riscontriamo molte richieste da parte di scolaresche che arrivano da fuori città, persino oltre 80 bambini insieme e per accoglierli tutti abbiamo organizzato dei turni”, afferma.
In futuro si potrebbe pensare a una produzione che i visitatori del Parco potranno acquistare. Nel frattempo le scuole rispondono con curiosità, e così le famiglie. Ma anche gli adulti sono interessati alle api e non necessariamente per trovare un nuovo lavoro. “Come società che si occupa di formazione e sviluppo locale abbiamo registrato un cambiamento di adesioni nei nostri corsi di apicoltura nell’isola – chiarisce, stimando circa 400 corsisti negli ultimi cinque anni –. Prima l’intenzione era diventare apicoltore. Oggi sono persone che hanno già il loro lavoro e vogliono semplicemente poter curare qualche arnia per poter dire: sto aiutando la biodiversità anch’io”.
LA CRISI
Il progetto ha un pregio in più: quello di agire in termini visionari nei confronti dell’intera comunità ed essere esempio in altri territori, a maggior ragione per la crisi dell’apicoltura a livello globale.
Cadelano segnala un calo produttivo preoccupante: “Nel 2010 facevamo 60 chili ad arnia senza problemi, il doppio della produzione attuale”. E c’è un altro dato importante: “Produciamo meno della metà del miele che consumiamo. Certo, buona parte di quel miele importato, con costi particolarmente bassi, va a finire nella filiera dolciaria. Ma fino a dieci anni fa produrre un chilo di miele aveva un certo costo che, con l’arrivo della varroa (acaro parassita che attacca le api, ndr) e la necessità dei farmaci, è salito enormemente”.
Quando diminuiscono gli apicoltori la perdita è collettiva, in quanto non riguarda solo la produzione di miele ma pure il servizio naturale di impollinazione da loro garantita. Cioè qualcosa di fondamentale per l’agricoltura, la conservazione delle specie spontanee e la tutela degli equilibri biologici nel territorio.
Angelo Cadelano è realista: “Non si è lontani dal rendersi conto che l’apicoltura non è più abbastanza remunerativa da giustificare un impegno di questo tipo”. E precisa: “L’ape sopravviverà all’uomo, il problema potrebbe essere che l’apicoltore si estingua in un contesto sociale dove l’apicoltura oggi permette l’impollinazione”.
Occorre quindi dare valore alla filiera. Il responsabile ricorda che esiste un comitato per costituire la Dop sarda: “Quella che si sta cercando di mettere in piedi è la più grossa a livello europeo per la quantità di mieli proposti”.
Ecco, si torna sull’eccezionale biodiversità nostrana e a un unicum a livello internazionale: l’Albo Nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele, gestito dal Crea. “Lo studio dei monoflorali in Italia è a livelli mai visti altrove perché la varietà climatica è tale che ogni singola regione ha più biodiversità di un’intera nazione europea”, conclude l’esperto.
LA REGIONE
Il tavolo tecnico è fissato. L’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus, sentito da Vinodabere, ripercorre l’estate infernale: “È stata caratterizzata da punte di calore superiore ai 45 gradi, che al sole si traduce in oltre 50-55 gradi. Ovviamente temperature incompatibili con la vita delle api”.
E sull’apicoltura ammette: “Per contro si sconta un deficit di attenzione anche a livello nazionale. Non fa i numeri di altri settori, però è indispensabile per la salvaguardia degli ecosistemi”.
L’assessore Agus evidenzia le azioni messe in campo: “Ci stiamo muovendo su due fronti. Da un lato sul sostegno economico alla crisi, ovviamente compatibilmente con i regolamenti europei che sono molto stringenti e spesso non hanno consentito i giusti indennizzi di cui si discute anche nell’apposito tavolo. Parallelamente dobbiamo utilizzare tutte le competenze scientifiche che abbiamo nelle agenzie regionali ma anche all’università per consolidare brevetti in grado di diminuire la pressione per le api dettate dal cambiamento climatico e favorire la selezione genetica degli esemplari più resilienti. Insomma – conclude il titolare dell’Agricoltura – utilizzare tutti gli strumenti possibili per consentire, in un momento difficile per l’intero pianeta, di portare avanti un’attività che altrimenti rischia di non essere compatibile nemmeno con la dignità di chi la porta avanti”.
Giornalista professionista, sommelier e nomade alla continua esplorazione dei mondi enogastronomici per raccontare le donne e gli uomini che mettono l’eccellenza sulle nostre tavole.
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