Abbiamo avuto l’opportunità di visitare la tenuta Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni, a Orsogna. Una proprietà che comprende circa 40 ettari di vigne circondate da uliveti, nel cuore del Parco Territoriale dell’Annunziata, uno degli angoli più suggestivi e autentici dell’Abruzzo. Una zona molto vocata per la viticoltura, sulle colline che dalle pendici della Maiella degradano dolcemente verso il mare Adriatico; i vigneti, posti a 450 metri di altitudine su terreni argilloso-calcarei, possono godere di un microclima influenzato dalla vicinanza della montagna e del mare, promotore di condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite.
La nascita del Feuduccio si deve alla imprenditorialità ed all’amore per la propria terra della famiglia Lamaletto. Gaetano Lamaletto e sua moglie Maria lasciarono l’Abruzzo negli anni ’50 e successivamente Gaetano, affermatosi come imprenditore in Venezuela, spinto da un sentimento di appartenenza e come omaggio alle proprie origini abruzzesi, realizza la tenuta del Feuduccio. Da allora, il sogno della famiglia Lamaletto si è rinnovato senza perdere la propria essenza e vede oggi Camillo e Gaetano jr (rispettivamente figlio e nipote di Gaetano e Maria) impegnati in un rilancio della tenuta.

Camillo Lamaletto (a sinistra) e Rocco Cipollone
Insieme a loro il braccio destro di una vita, Rocco Cipollone, attuale Amministratore dell’azienda, che dopo diversi anni “fuori casa” è ritornato alla guida della stessa dandole nuovo impulso e rilanciando alcune delle direttrici fondamentali, come l’impegno verso la coltivazione biologica, la valorizzazione dei vitigni autoctoni, l’attenzione alla qualità e il rinnovamento dell’immagine del brand.
Ed è proprio nella valorizzazione dei vitigni identitari abruzzesi che questa filosofia trova una delle sue espressioni più significative. Tra questi Pecorino e Montepulciano occupano un posto speciale nella storia e nella visione dell’azienda. Antichi vitigni autoctoni, profondamente legati alla civiltà agricola e pastorale della regione, trovano sulle colline fresche e ventilate di Orsogna un habitat ideale, capace di esaltarne il carattere tipico.
Camillo e Rocco, in un clima di schietta ospitalità e convivialità, ci hanno guidato all’interno della tenuta, coadiuvati anche dall’agronomo Fausto Cimini che ci ha illustrato le varie tecniche agronomiche applicate in vigna per preservare la salubrità delle uve, seguendo i principi di un’agricoltura sostenibile.
Molto interessante è stata la visita in cantina, una struttura moderna incastonata nella collina che domina le vigne; si sviluppa su cinque livelli, fino a circa quattordici metri sotto il livello dei vigneti, per accompagnare il vino lungo il suo percorso di evoluzione, valorizzando le caratteristiche delle uve e preservandone l’autenticità. Le fasi fondamentali della vinificazione, della maturazione e dell’affinamento avvengono in condizioni controllate di temperatura e umidità. I serbatoi, suddivisi in parti tra loro comunicanti ed allocati in piani diversi, permettono che il vino dopo la fermentazione si trasferisca per gravità nel piano sottostante in serbatoi d’acciaio senza alcun intervento meccanico, lasciando ogni residuo nella parte dove è avvenuta la fermentazione. L’invecchiamento del vino avviene poi in botti e barrique di rovere francese per un periodo che varia tra i dodici ed i diciotto mesi.

La sala dove vengono stoccate le bottiglie di tutte le annate prodotte dei diversi vini. Questo garantisce uno storico del vino che permette di seguirne l’evoluzione nel tempo.
Abbiamo potuto degustare i vini della linea “Feuduccio”, ottenuti da selezione di grappoli in vigna e basse rese, e della linea “Margae – Ursonia” prodotti solo nelle migliori annate, ottenuti dalle migliori uve e dai migliori vigneti aziendali.

Cerasuolo d’Abruzzo Feuduccio 2025
Quadro olfattivo caratterizzato da sentori di fiori e frutti rossi (ciliegia, fragolina di bosco), con spezie, ricordi balsamici e nuance vinose. Freschezza, sapidità salina, avvolgenza ed un lungo finale minerale completano il profilo organolettico.
Montepulciano d’Abruzzo Feuduccio 2024
Sentori accattivanti e raffinati di iodio e frutti scuri (amarena, prugna) si uniscono a note balsamiche di sottobosco, anticipando un sorso pieno e avvolgente, che si chiude con un finale dagli aromi netti, dove frutto e acidità si integrano sottolineando carattere e personalità del vino.
Montepulciano d’Abruzzo Ursonia sottozona Teate 2018
Sapido e fresco, ma anche caratterizzato da un sorso denso, alcolico, con rimandi alla vaniglia ed al cioccolato. Vino di grande struttura, che preme l’acceleratore su potenza e profondità di beva, lasciando l’eleganza in secondo piano.
Montepulciano d’Abruzzo Margae sottozona Teate 2017
Profumi balsamici e intensi di spezie e frutta secca precedono un sorso caratterizzato da concentrazione e volume, che gioca sulla morbidezza in parte bilanciata da buona sapidità. Struttura e potenza per un vino con tendenza alcolica.
Montepulciano d’Abruzzo Margae 2001
Sentori variegati di pepe nero, tabacco, china, cuoio e sottobosco anticipano un assaggio sostanzioso, dagli aromi integri, dove acidità, sapidità e tannini levigati si fondono in un sorso di grande lunghezza iodata e grande equilibrio.
Montepulciano d’Abruzzo Margae 1997 e 1998
Due assaggi fuori programma per testare ulteriormente il potenziale di longevità del Montepulciano. Mentre l’annata ’98 è risultata molto evoluta, con cenni evidenti di ossidazione, il ’97 ha rivelato sentori eleganti e raffinati di spezie scure e frutti rossi con note fumé, precursori di un sorso armonico dai tannini rotondi e maturi.
Non a caso il 1997 per il Montepulciano d’Abruzzo è ricordata come un’annata eccezionale, caratterizzata da vini di grande struttura, ricchezza estrattiva e straordinaria longevità.
Pecorino Feuduccio 2025
Eleganza, complessità e lunghezza gustativa sono al centro dell’assaggio. L’olfatto si caratterizza per ricordi agrumati (limone e lime), rimandi ai frutti e fiori bianchi con sbuffi minerali. Sapidità, freschezza, tipicità ed un lungo finale su note di erbe officinali completano il profilo organolettico.
Pecorino Colline Teatine Feuduccio 2022
L’annata calda genera un vino dai sentori maturi di frutta gialla, fieno e note mielate. Il sorso, poco profondo, ripropone aromi di frutta e agrumi con nuance erbacee.
Pecorino Colline Teatine Feuduccio 2019
Anche per questa vendemmia l’annata si fa sentire, ma in senso opposto al vino precedente: essendo stata ottima ha dato origine a un piccolo capolavoro. Sentori minerali e iodati, di frutta gialla fresca, camomilla e cera d’api, con un grande allungo salmastro. Sorso materico e profondo, di grande sapidità, con persistenti aromi di pesca gialla e agrumi.
Pecorino Ursonia 2018
La linea Ursonia, a differenza della Feuduccio, fermenta in legno per 2-3 mesi e viene prodotta solo in alcune annate. Al naso la 2018 evidenzia note cerose, di burro e frutta gialla. La beva rivela toni maturi, di leggera evoluzione ed una tendenza finale amarognola.
Pecorino Ursonia 2025
Un assaggio in anteprima (il vino non è ancora in commercio). Sentori freschi, agrumati (limone) e di fiori bianchi, con una scia minerale. Il sorso è magro, ancora acerbo, con note agrumate e acidità in evidenza.

Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni
Via Feuduccio 2 – Orsogna (CH)
Email: info@ilfeuduccio.it, Telefono 0871891646
La nostra visita al Feuduccio è stata preceduta da una tappa presso l’azienda agricola di Antonio Polidoro, specializzata nella produzione di conserve, in particolare sottoli e confetture che vengono prodotti e trasformati direttamente in azienda secondo metodi rigorosamente artigianali e tradizionali. L’assaggio di pomodori, carciofini e verdure varie ha confermato la bontà dei prodotti. Particolarità non trascurabile è che l’azienda fa solo vendita diretta a clienti privati, con ovvi benefici per la freschezza e il prezzo dei prodotti.
Antonio Polidoro azienda agricola
C.da Polidoro, 48 – 66026 Ortona (Ch)
Tel. 085 9031032 Mobile 349 1919972
info@leconservedipolidoro.it
Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Laureato in Fisica, con un passato di marketing manager nel settore Servizi e Innovazione di una società leader di telecomunicazioni, oggi critico enogastronomico per passione. Scrivo di Vino, Distillati ed Olio sulla testata giornalistica Vinodabere (www.vinodabere.it). Collaboro anche con le testate di settore “Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it)”, "Wining (www.wining.it)" e 20 Italie (www.20italie.com)”. Giudice per il concorso internazionale Grenaches du Monde. Assaggiatore per la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso. Sommelier AIS dal 2001, Sommelier AISO dell’Olio e degustatore iscritto all'albo per la Regione Lazio.
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