In occasione di un evento organizzato da Gambero Rosso, abbiamo avuto modo di assaggiare le cantine del gruppo Mezzacorona e per aprire l’evento un’anteprima, Flavio Riserva Trentodoc 2017, Cantina Rotari, un vino premiato l’anno scorso per il dodicesimo anno consecutivo.
Spumante di enorme freschezza e sobria complessità, gradevole al sorso ricco di agrume, albicocca, frutta secca, lievito e note di miele, con uno spiccato slancio minerale e profondamente equilibrato.
A seguire una carrellata di vini da ogni parte d’Italia introdotti dal brand Ambassador Francesco De Simone, insieme a Giuseppe Carrus, curatore della Guida Gambero Rosso.
Gruppo dominante in Trentino, più dei due terzi della regione vitivinicola è sotto la sua regia, nel portfolio ci sono aziende dal Piemonte al Veneto, Toscana, Puglia, Sicilia e Campania, alcune di proprietà, altre solo distribuite.
Una prospettiva che apre a un viaggio nell’Italia vinicola toccando aree completamente diverse l’una dall’altra, un modo concreto di conoscere il territorio attraverso il vino. Un concetto di ampio respiro e frutto di capacità visionaria che ha portato il presidente Stefano Fabbri a concepire l’idea di aggregare cantine artigiane, che partissero dalla cura dell’uva in vigna, cesellando la produzione, puntando alla qualità e non solo ai numeri.
Il Territorio
Partendo proprio dal Trentino che è culla del progetto, troviamo un paesaggio di una bellezza straordinaria. Ai piedi delle imponenti pareti rocciose del Monte di Mezzocorona e nel suggestivo scenario della Piana Rotaliana, si distingue equilibrio tra natura, storia e vocazione agricola. A nord di Trento, il paese è segnato dalla presenza delle montagne, che incorniciano vigneti, frutteti e aree coltivate.
Il centro abitato conserva il carattere dei borghi, con le vie, gli edifici tradizionali e un tessuto sociale legato alla valorizzazione delle risorse locali. Una posizione strategica lungo importanti vie di comunicazione ha contribuito nel tempo allo sviluppo economico e commerciale della zona.
Mezzocorona è inoltre una meta apprezzata da chi ama le attività all’aria aperta. I percorsi che si aprono verso le pendici montane offrono viste panoramiche sulla Piana Rotaliana e sulle cime circostanti. Tra le attrazioni il Monte di Mezzocorona, raggiungibile anche attraverso una funivia, che permette di ammirare dall’alto un paesaggio in cui si vede con chiarezza come la dimensione agricola si integra con quella alpina.
I vini – daremo conto degli assaggi più convincenti
Rotari Alpe Regis, Extra Brut, un Trentodoc da uve chardonnay in cui prevale la natura calcarea del terreno. Rimane sui lieviti anche fino a 72 mesi, ingresso morbido, per poi lasciare il passo a un sorso verticale e secco.
Pinot Grigio Alto Adige Doc 2025, Tolloy, Kellerei Salurn, una realtà cooperativa degli anni ’90. Naso pungente, minerale, sentori freschi di erba appena tagliata, intenso al sorso, in cui esce la componente della dolomia. Finale pulito.
Sauvignon Trentino Doc, 2025, Castel Firmian. Vino complesso e delicato, esordisce con una componente fruttata al naso, scie floreali, al sorso ritorna con frutta secca e un gusto pieno, arricchito da erbe essiccate. Finale molto sapido.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc, 2025 Maesa. Ovviamente siamo nelle Marche e Maesa nasce grazie alla collaborazione con Gianluca Mirizzi. La casa madre ha fatto scoprire che anche il vino bianco italiano sa invecchiare ed è stata tra i pionieri della criomacerazione per questa varietà. A Maesa si punta molto su cemento e acciaio, ne risulta un vino scolastico e preciso. Riconoscibile la varietà che emerge da una carnosità di beva, il sorso è ampio e polposo. Il finale sapido è indiscutibile.
Grillo Sicilia Doc, 2025, Feudo Arancio. Ci troviamo tra Ragusa e Agrigento con cento ettari tempestati di alberi da frutto e vigneti, suddivisi in due tenute. La cantina è un monoblocco e vanta il filare più lungo d’Europa, ben 3 chilometri senza interruzioni. La tradizione locale si è integrata alla sapienza trentina, e il Grillo viene da entrambe le proprietà, presentandosi con timbri tipicamente mediterranei. Naso profumato e floreale, fine, elegante, al sorso emergono note polverose, minerali, con slancio deciso e verticale. Il mare risuona in una scia salmastra appena sussurrata.
Greco di Tufo Docg Riserva, Aletheia, 2024, Donnachiara. L’azienda è giovane e traduce la filosofia produttiva in un concetto di modernità. Il vino vede solo acciaio, e per questo esprime la sua natura più immediata. Salino e persistente, marca il territorio con caratteristiche inconfondibili. Pieno, voluttuoso e materico, suggerisce una vaga sensazione tannica.
I rossi
Nerello Mascalese, Sicilia Doc, 2023, Feudo Arancio. Da impianti recenti, è un Nerello diverso da quello etneo, e per questo di grande interesse. Ci troviamo tra Acate e Ragusa e i terreni vitati sono sul mare. Il 40% evolve in barrique di rovere francese per 12 mesi, il resto in acciaio. Il colore è trasparente, al naso e al gusto regna il frutto, corpo esile e fine, per un vino che mostra durezze ben levigate. Versatile, leggiadro ed elegante, lo riteniamo molto gastronomico.
Primitivo Igt, 2025, Mottura. Vino poco tannico che gioca sulle morbidezze, al gusto fruttato, ricco di polpa. Tuttavia, mantiene una certa acidità che sostiene un sorso verticale e teso. Tende su un finale affumicato, richiamando note di tabacco e caffè.
Teroldego Rotaliano Doc Superiore Riserva, 2022, Castel Firmian.
Un nome avvolto nella leggenda, cosiddetto Oro del Tirolo e simbolo di una secolare tradizione nella Piana Rotaliana. Grappoli robusti e generosi la cui punta viene tagliata per concentrare gli aromi. Tanti i riconoscimenti per un vino lineare, di corpo e tannico, senza aggredire. Almeno 24 mesi di barrique di rovere francese (Allier e Troncais) gli donano equilibrio e rotondità.
Carignano del Sulcis Doc, Cala di Seta Riserva Bricco delle Piane 2022, Cantina Calasetta vino complesso e ricco di sfumature. Dalla mineralità ai richiami speziati, frutto scuro venato di note balsamiche.
Abbinamenti
Antipasto di Zucca mantovana arrosto, con fonduta di parmigiano 24 mesi e crumble di amaretto. Un piatto delicato che si è accompagnato bene con i bianchi, nonostante alcune sfumature minerali e sapide dei vini abbiano in parte coperto la morbidezza della base di zucca. Tra i bianchi il Sauvignon è quello che abbiamo accompagnato più volentieri.
Il Risotto ai funghi porcini mantecato al burro e parmigiano 24 mesi con speck d’anatra si è abbinato bene con il Nerello Mascalese grazie alla sua versatilità e finezza al sorso.
La Polpettina di manzo alla cacciatora con millefoglie di patate e polvere di alloro può tentare un buon approccio con il teroldego anche se per un vino profondo sarebbero preferibili sapori intensi come alcuni piatti siciliani, ci viene in mente la pasta alla Norma. Con il manzo e le patate abbiamo abbinato volentieri il Carignano del Sulcis, che rievoca una parte speziata che ben si integra.
In conclusione
Un ampio palcoscenico di regioni e pertanto di varietà molto diverse, dove a volte parlano le caratteristiche varietali e talvolta il territorio. Non abbiamo pertanto tratto linee conclusive univoche e abbiamo apprezzato la possibilità di scegliere gli abbinamenti in un gioco gastronomico che si è rivelato molto attuale e soprattutto alla portata di un pubblico che ama sperimentare.
Le foto soni di © Francesco Vignali Photography
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
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