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San Leonardo, uno dei più grandi bordolesi italiani

Dire San Leonardo, nel mondo del vino significa nominare un emblema, poichè la Tenuta San Leonardo viene identificata e conosciuta principalmente per il suo vino di punta. È una cosa inevitabile che accade però solo ed esclusivamente per i vini che sono entrati nella storia. Un’avventura che trae le sue origini nel 1730, quando la famiglia Guerrieri Gonzaga iniziò a coltivare i vigneti in Trentino. Anche se di proprietà della Chiesa e solo dopo diverse offerte, i vigneti passarono a titolo definitivo e divennero di proprietà della famiglia Guerrieri Gonzaga. Anselmo Guerrieri Gonzaga, durante la serata organizzata da A. I. S. Taormina, spiega che il nome San Leonardo trae ispirazione da San Leonardo di Noblac, il santo protettore dei prigionieri, e dal luogo dove si trova l’azienda. In realtà la libertà e la natura sono i principali artefici dei vini dell’azienda. Il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, padre di Anselmo, è un enologo e per un periodo di tempo ha lavorato presso Tenuta San Guido, l’azienda del Sassicaia. L’aver collaborato e lavorato presso Tenuta San Guido, ha dato la possibilità a Carlo Guerrieri Gonzaga successivamente di potersi avvalere della preziosa consulenza di Giacomo Tachis.

Anselmo Guerrieri Gonzaga

Nella maggior parte dei vigneti dell’azienda sono presenti vitigni internazionali a bacca rossa (Cabernet Sauvignon, Carmenere, Merlot), che con il passare del tempo vengono affiancati da vitigni internazionali a bacca bianca (Sauvignon Blanc e Riesling). Forti escursioni termiche (soprattutto nel mese di settembre), fissano i profumi e donano freschezza alle uve. Allo stesso tempo una sorta di diga naturale (le Alpi), proteggono i vigneti dalle correnti dei venti freddi provenienti dal Nord e la vicinanza con il lago di Garda, garantisce un clima ottimale per avere un prodotto di qualità già in vigna.

Dal 2000 l’enologo che segue Tenuta San Leonardo è Carlo Ferrini.. Il modo di coltivare i vigneti varia da vitigno a vitigno ed a seconda del tipo di coltivazione (a cordone speronato, a guyot, a tendone) si decide di avere densità d’impianto diverse. 6.200 ceppi ad ettaro per il guyot ed il cordone speronato, 1.800 piante per ettaro per la pergola doppia trentina. Per il Sauvignon Blanc viene scelta la coltivazione a pergola, per gli altri vitigni si spazia dal cordone speronato al guyot.

Si inizia con il degustare i vini bianchi prodotti dall’azienda, partendo dal Sauvignon Blanc e proseguendo con il Riesling.

Vette 2018 – Sauvignon Blanc – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

In evidenza note agrumate, seguite da richiami muschiati e da un finale di frutta tropicale. Fresco e con una bella verticalità che lascia spazio ad una leggera sapidità. Buona struttura e buona persistenza. La vinificazione viene effettuata con una sosta di cinque mesi sui lieviti con batonnage.

Riesling 2016 – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

I vigneti dove si coltiva il Riesling ricoprono un’area di un ettaro in Val di Cembra. La vinficazione avviene con pressatura soffice e fermentazione di 20 – 25 giorni. La particolarità di questo Riesling sta nell’affinamento che svolge per circa un anno sui lieviti in tonneaux di secondo e terzo passaggio. La nota tipica del Riesling “giovane” c’è, ma allo stesso tempo si iniziano a percepire le note evolutive di idrocarburo, corredate da nota gessosa, frutta candita e tropicale (mango). La corrispondenza gusto – olfattiva è molto buona, con una freschezza tipica del vitigno, ma allo stesso tempo al sorso è pieno, ricco ed avvolgente. Il passaggio in legno denota un saggio uso delle botti ed accentua l’eleganza di questo vino.

Assaggiati i due vini bianchi prodotti da Tenuta San Leonardo, si passa ad una verticale di quattro annate (2015 – 2010 – 2005 – 2000) del vino più rappresentativo: il San Leonardo. Che il San Leonardo sia una creazione del marchese Carlo, ci sono pochissimi dubbi, poichè grande estimatore dei Bordeaux. Infatti il Cabernet Sauvignon fu impiantato nel 1978 su preciso volere di Carlo Guerrieri Gonzaga, proprio per avere il vitigno che nel taglio bordolese non può mancare. Oltre alla determinazione ed al volere, la casualità in alcuni casi svolge un ruolo determinante.

Ed è cosi per il Carmenere che inizialmente venne confuso per Cabernet Franc, ma che allo stesso tempo distingue il San Leonardo, dando quell’impronta e quell’identità che deve avere un gran vino. Così con un assemblaggio che prevede il 60% di Cabernet Sauvignon, il 30% di Carmenere ed il 10% di Merlot si ottiene il San Leonardo. Contrariamente però ai vini bordolesi, che da annata ad annata variano le percentuali dei vitigni, per il San Leonardo le percentuali rimangono immutate di anno in anno.

San Leonardo 2015 – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

Già il colore rosso purpureo dimostra la sua personalità. Gli aromi tipici del Cabernet Sauvignon si iniziano ad affinare e ad evolvere con qualche breve cenno di peperone, poi humus, note muschiate, corredate da note terziarie (cuoio e caffè). Il sorso è fresco, avvolgente e sapido ed i tannini sono di grande finezza. Complesso ed elegante.

San Leonardo 2010 – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

Si presenta visivamente con un colore rosso porpora. I cinque anni in più, rispetto al precedente millesimo si fanno sentire, regalando uno stato evolutivo più marcato e con note terziarie più evidenti (funghi, foglie ed erba bagnata, cuoio, cera lacca, zenzero). Il tempo dà ragione a questo vino, fornendo una corrispondenza gusto – olfattiva veramente notevole. Di buona struttura e con una progressione sapido succosa. Le componenti dure sono ben bilanciate da quelle morbide, dando come risultato un buon equilibrio.

San Leonardo 2005 – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

Dopo quattordici anni la terziarizzazione riesce a dare il meglio di sé. Il cuoio, il tufo di caffè, il pellame, la cera lacca ed una lieve nota di peperone arrostito, compongono il corredo aromatico. La freschezza è ancora viva ed insieme alla sapidità e alla finezza del tannino, garantisce l’integrità del vino. Buona la persistenza.

San Leonardo 2000 – I. G. T. Vigneti delle Dolomiti

Grande eleganza, balsamico e speziato, ciliegia, arancia, tabacco, caffè, Cabernet molto tipico, lato vegetale evidente ma ben integrato e armonico. Tannino perfetto, sorso sapido e ben proporzionato, grande materia, lungo finale su toni iodati e di frutti rossi. 

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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