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Radici del Sud inizia a Bari con una verticale del Rosato Danze della Contessa dell’azienda Bonsegna

Radici del Sud ha dato inizio alle danze, sarebbe il caso di dire. Ed in effetti la serata di apertura del Salone dei vini e degli oli del Meridione presso il Ristorante Le Giare dell’Hotel Rondò a Bari ha avuto come protagonista una verticale del Rosato Danze della Contessa di un’azienda del Salento: Cantine Bonsegna.

Il 40% della produzione aziendale (in tutto 150 mila bottiglie) è dedicata al Rosato, segno evidente della scommessa che la famiglia Bonsegna ha fatto su questa tipologia. 25 ettari vitati, in prevalenza vicini al mare, con la cantina nel centro storico di Nardò.

Interessante la presentazione del territorio da parte di Francesco Muci, responsabile della Guida Slow Wine per la Puglia: “Il Salento è la parte più stretta e lunga di tutta Italia e la presenza di due mari incide così tanto che è difficile trovare annate veramente cattive. Il Rosato in questa zona, realizzato con Negroamaro e Malvasia Nera, ha una grande tradizione e si portava sempre a casa anche nelle annate difficili. Del resto il primo rosato ad essere messo in bottiglia in Italia viene da queste zone” (n.d.r: si fa riferimento al Five Roses di Leone de Castris, imbottigliato per la prima volta nel 1943).

“È sempre più difficile trovare un rosato della tradizione in queste zone, un rosato forse non immediato nella degustazione, ma con carattere e struttura oltre alla acidità. Questa verticale rappresenta la sfida che un rosato della tradizione lancia al trascorrere del tempo.”

Veniamo dunque alla degustazione, con 7 annate in degustazione che ci portano indietro 11 anni per capire l’evoluzione del Rosato Danze della Contessa:

 

Rosato Danze della Contessa 2018: sentori di frutti rossi e spezie, si uniscono a toni agrumati. Sapido, fresco e avvolgente, chiude con note di macchia mediterranea;

Rosato Danze della Contessa 2017: la volatile è leggermente alta, ma alla gustativa mostra tutto il suo carattere con materia sapidità ed una piacevole scia salina e iodata;

Rosato Danze della Contessa 2015: il primo impatto olfattivo parla di riduzioni ed imperfezioni, ma il tannino è di buona tessitura ed il sorso è succoso e dinamico;

Rosato Danze della Contessa 2012: il mio preferito, unisce complessità ed eleganza, sapidità e struttura, ed ha un magnifico finale di macchia mediterranea, preceduto da sentori di cuoio e di erbe officinali;

Rosato Danze della Contessa 2010: integro, con toni di ciliegia, frutti rossi e chiusura marina (sapido-iodata), mostra ancora vibrazioni e carattere;

Rosato Danze della Contessa 2009: abbiamo provato anche una seconda bottiglia, ma il vino è in fase discendente con l’ossidazione che comincia a fare capolino;

Rosato Danze della Contessa 2008: anche qui abbiamo chiesto una seconda bottiglia, ma stavolta è andata decisamente meglio: vino vivo, integro con note tostate, di cuio e di macchia mediterranea. Complesso, elegante e perfino persistente.

 

 

 

 

 

 

Scritto da

Giornalista enogastronomico, una laurea cum laude in Economia e Commercio all'Università La Sapienza di Roma, Responsabile per l'Italia del Concorso Internazionale Grenaches du Monde, Giudice del Concorso Mondiale di Bruxelles e Giudice del Concorso Mondiale del Sauvignon, docente F.I.S.A.R.. Ha una storia che comprende collaborazioni con Guide di settore. Cito solo le ultime : Slow Wine (Responsabile per la Sardegna edizioni 2015 e 2016), I Vini de L'Espresso (vice-curatore e coordinatore nazionale edizioni 2017 e 2018), I Ristoranti d'Italia de L'Espresso (edizioni dalla 2010 alla 2018). Collabora con le testate: www.lucianopignataro.it , www.repubblica.it/sapori ed Epulae. Ha scritto alcuni articoli sul quotidiano "Il Mattino" e su www.slowine.it. Ha una passione sfrenata per quel piccolo continente che prende il nome di "Sardegna", per le sue terre e per la sua gente.

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