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Marche

Piceno – I vini di Simone Capecci e le sue etichette “parlanti”

Un fortunato incontro quello con Simone Capecci, titolare dell’azienda omonima, nell’ultima edizione di Vinitaly. Di certo non si può dire che manchi carattere al produttore marchigiano, che fa del biologico una vera e propria ragione di vita. Otto le etichette definite “parlanti”, associate ad un determinato colore e a un racconto in base alla personalità del vino proposto.

Siamo a Ripatransone (AP), nel sud delle Marche, nel Piceno, zona di confine con l’Abruzzo. La cantina nasce ufficialmente nel 1974 quando il padre acquisisce i terreni da curare. La prima bottiglia in commercio porta la data del 1988 con il Rosso Piceno Superiore, per nobilitare il Sangiovese da sempre presente nell’areale.

Simone resta comunque un autodidatta ed un ribelle nei confronti di schemi precostituiti e mode passeggere: egli ritiene di dover ridare valore a ciò che si fa, adottando anche tecniche sperimentali (ed in taluni casi estreme), lavorando in riduzione per preservare il più possibile gli aromi primari dell’uva d’origine. Ne nascono vini verticali, quasi taglienti, che hanno bisogno di riposo in bottiglia per raggiungere il massimo del loro splendore. Ottima la qualità media e il rapporto con il prezzo al consumatore finale. Un buon viatico per conoscere, da un punto di vista enologico, le meraviglie delle Marche.

Cominciamo la degustazione con Tufilla 2022, da Passerina in purezza e appezzamenti che sentono forte il richiamo del mare. Molto sapido e mediterraneo, potremmo pensarlo adatto ad abbinamenti con la cucina di pesce, grazie a sensazioni minerali sul finale, accompagnate da lime e fiori bianchi.

Ciprea 2022 è il Pecorino capolavoro di Capecci, quasi salato, in equilibrio giocoso tra frutta polposa e miele di zagare. Avvolgente e lungo, promette un bel futuro davanti a sé. Intrigante, invece, la versione da vecchie vigne del Mvria 2019, vinificato utilizzando il cappello sommerso per conferire maggior estrazione, sempre evitando il contatto con l’ossigeno. Fermenta e matura in vasche di cemento per 12 mesi sulle fecce fini, dalle chiare nuance di tostatura, agrumi gialli, erbe officinali e susine. Prevale sul finale una nota leggermente surmatura, indice, immaginiamo, dell’annata particolarmente calda.

Prima di passare all’assaggio dei rossi, segnaliamo il Chiodo 2021, da uve della varietà autoctona Garofanata, salvata dalla scomparsa da un manipolo di aziende locali (appena 4), dalla classica attitudine gioviale e meno impegnativa degli omologhi dell’areale.

Il Fedus 2021 è un’altra piccola rarità di casa, un Sangiovese in purezza come raramente si osserva se non in alcune denominazioni di punta. Elegante, fragoloso e boschivo, dalla chiusura tra amarena da pasticcino e liquirizia in polvere. Selezione clonale ad acino piccolo, sosta in cemento per il tempo necessario a domare la parte tannica palpabile.

Picus 2020 è l’espressione aziendale più agevole del Montepulciano, dal carattere di macchia mediterranea e fiori violacei in appassimento. Vigneti di età e esposizioni differenti, matura in botte grande di rovere per circa 12 mesi.

Qvinta Regio 2019 rappresenta una sorta di riserva da piante storiche e affinamento per 24 mesi in barrique. Emergono spezie calde e scure, dai chiodi di garofano al pepe nero in grani, per finire su rosmarino essiccato e mirtilli selvatici. Buono adesso e per parecchi anni a venire.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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