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Champagne

Philipponnat e il Clos des Goisses “Les Cintres” 2008

Durante Atelier dello Champagne 2019, il  Wine Tasting che si è tenuto al Gran Palace Hotel di Varese, sono state presentate alcune Masterclass di approfondimento davvero interessanti; tra queste quella sulla Maison Philipponnat condotta con maestria da Alberto Lupetti.

La storia di Philipponnat trova le sue origini nel lontano 1500 quando, da Friburgo in Svizzera, la famiglia Philipponnat si trasferì ad Ay. Ottennero  terre in questa zona, dopo avere combattuto la battaglia di Marignan per il Re di Francia Francesco I. Ed è proprio in questo periodo che nasce  l’emblema ancor oggi simbolo della casata, gli scacchi rosso e oro che possiamo trovare nelle etichette.

La Maison nasce nel 1522,  grazie ad Avril de Philipponat,  nella sede storica di Ay  e solo in seguito si traferirà a Mareuil-sur-Ay dove è ancora.
Tante le generazioni  si sono succedute alla guida, oggi con Charles si è giunti alla sedicesima e oggi come allora svolgendo l’attività di vignaioli e negozianti con la stessa passione e solerzia.

La Maison conta su circa 20 ettari di vigneti di proprietà (dedicati al Pinot Nero) nei comuni di Aÿ , Avenay-Val-d’Or , Mareuil-sur-Aÿ e Mutigny.  Va precisato che Philipponnat colma poi il suo fabbisogno di uva acquistando da conferitori esterni in Côte des Blancs, valle della Marne e Montagne de Reims per un equivalente di 60 ettari di produzione.
La lavorazione in vigna è ancora ancorata alla tradizione, con  terreni che vengono arati con cavalli da tiro e operazioni rigorosamente manuali.

Alla guida, come detto, c’è Charles Philipponnat  anche se la proprietà è passata al gruppo Lanson BCC. Entrato in azienda dal 1999, dopo esperienze da Moët & Chandon (stesso percorso del padre René, che aveva lavorato per la medesima Maison dal 1949 al 1977), è l’arbitro che ha la parola finale.

Come la scelta di imporre per tutte le Cuvée prodotte  una percentuale minima di Chardonnay pari al 30%, corteggiando la freschezza oggi preferita dal consumatore.
Sono in media 600.000 le bottiglie prodotte, numero ben inferiore alle potenzialità dell’azienda considerati  vigneti di proprietà e uve acquistate; ma questo ribadisce l’attenzione che la Maison dedica ai suoi i prodotti.
Ulteriore elemento caratteristico è il principio della solera “sous bois”, cioè di mantenere in botti di rovere vini di riserva da reintrodurre nell’assemblaggio dei non millesimati nella proporzione da un quarto a un terzo, rimpiazzato dai nuovi apporti a costituire la riserva per l’assemblaggio successivo. In questo modo, la progressiva sovrapposizione consente di conservare in ogni bottiglia la traccia delle annate raccolte sin dall’origine.

Ma parliamo degli Champagne che abbiamo assaggiato:

Cuvee 1522 2008

Cuvee 1522 millèsime 2008 (58% Pinot Noir – 42% Chardonnay)
Creato In ricordo della nascita della Maison, il primo Champagne firmato da Charles Philipponnat è definibile come un grande classico. Esprime in qualche modo la tradizione e la storia della famiglia. Sono 14664 le bottiglie prodotte, con fermentazione parte in acciaio e parte in legno. La permanenza sui lieviti è di almeno 9 anni. Il vino evidenzia da subito note minerali mixate a ricordi di gesso e fiori bianchi; teso, elegante pieno di energia, il 1522 chiude con una nota di lime molto intrigante. 89/100

 

Blanc de Noir “Mareuil-sur-Ay” 2006

 

Blanc de Noir “Mareuil-sur-Ay” 2006  (100% Pinot Noir)

Un omaggio al villaggio dove si trova la sede dell’azienda. Fermentazione in acciaio e legno in pari percentuale con uve provenienti dalla selezione delle migliori parcelle di Mareuil-sur-Ay. Otto anni sui lieviti e produzione di appena 2300 bottiglie. Il risultato: grande complessità pur in presenza di accenni ossidativi, e bouquet complesso in cui note di gesso, sidro, caramello e agrume si contendono la scena. L’acidità è ancora presente seppur accompagnata da note mature, la chiusura è marcata da un finale di sidro molto evidente. 85/100

 

 

Clos des Goisses 2009 (61% Pinot Noir – 39% Chardonnay)

Il fiore all’occhiello della Maison e una delle glorie dell’intera Champagne. Un vigneto chiuso, tornato dopo varie traversie in monopole, che risalirebbe al tempo dei romani, dalla forma unica, a tronco di cono, diviso in 14 parcelle, due terzi a Pinot Noir e il resto a Chardonnay, con pendenza tra il 30 e 45% che permette un rapido drenaggio dell’acqua e costringe le radici a cercare nutrimento nella crete. Un microclima unico, con una temperatura media superiore di circa un grado di quella media della regione. I  terreni sono stati acquistati nel 1935 (ultimo minimo ampliamento nel 2007) sotto la conduzione di Pierre Philipponnat. il vigneto si estende oggi per 5,5 ettari, esposti a sud, e domina la Valle della Marina.

 

La collina del Clos des Goisses

Per l’annata 2009 sono state prodotte appena 19.800 bottiglie frutto di un assemblaggio delle diverse parcelle del vigneto. Il vino mostra gran classe sin dal primo assaggio, dove note gessose e minerali si accompagnano ad anice, frutto ed erbe officinali. Una bolla finissima fa da sponda a succosità e finezza.  Già oggi si viaggia a livelli altissimi, ma con tanto ancora da dire negli anni a venire. 95/100

 

 

Clos des Goisses 2007 (52% Pinot Noir – 48% Chardonnay)  in Magnum

Ricordiamo che a partire dal 2000 il tiraggio di queste bottiglie avviene in parte con il tappo a corona e in parte con il tappo di sughero, per una particolare selezione di questo Champagne.

Rispetto al 2009, per questa annata cambiano le percentuali, cambia il formato, ma  non la classe già palesata. La bolla è finissima, il bouquet sciorina note di gesso, fumé, pasticceria e frutta bianca, sorretto da un acidità  sorprendente, e la beva chiude con un finale lunghissimo di agrume. 93/100

 

 

Clos des Goisses  ” Les Cintres”2008 (100% Pinot Noir)

Proviene dalle sole parcelle centrali del vigneto di Pinot Noir del Clos, con almeno 70 anni di vita, per dare un Blanc de Noir che  rimane almeno 9 anni sui lieviti prima di andare in commercio. Pezzo raro: vengono prodotte poco più di duemila bottiglie (stavolta 2189) e questa è la seconda annata in commercio dopo la 2006.
La complessità si evidenzia da subito con note di miele che si accompagnano a pasticceria secca e arancia sanguinella. L’assaggio esprime appieno tutte le potenzialità, con freschezza e succosità in giusto equilibrio, sostenute nel dorso da forza ed energia, e affiancate da una bolla finissima. Stupendo il finale -lunghissimo – di arancia rossa, degno finale per una esperienza di altissimo rango. 98/100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.

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