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ORCIA IL VINO PIÙ BELLO DEL MONDO

Non scandalizzatevi, avete letto proprio bene. È il titolo dell’evento cui ho partecipato il 19 novembre scorso. E non è un caso la scelta di un simile aggettivo: “bello”. Il bello in fin dei conti è qualcosa che ciascuno porta con sé; è uno stato d’animo, ma anche una forma d’arte visiva, come un panorama dei più caratteristici presenti in Toscana.

Percorrere la strada per arrivare a San Giovanni d’Asso, soprattutto in presenza delle inclemenze meteo autunnali è stato davvero un momento intimo unico.
Qui forse non nascerà il vino migliore, ma sicuramente (almeno esteticamente) quello che gode appieno della magia di Madre Natura.
Aneddoti, storie che accrescono la nostra cultura enologica, di un territorio dove da ben mille anni si coltiva la terra, plasmando a propria misura palmo a palmo ogni angolo del paesaggio.


La Denominazione di Origine Controllata ORCIA DOC vede la luce in tempi abbastanza recenti (nel 2000) e comprende ben 12 Comuni. La Val d’Orcia però già all’epoca etrusca era considerata crocevia di scambio per merci e viandanti.

La Via Francigena nel Medioevo collegava l’Europa settentrionale a Roma (pur sempre caput mundi) e passava anche in queste splendide terre.
153 ettari di vigneto su un potenziale di circa 400;  280 mila bottiglie prodotte nell’ultimo anno da 60 cantine su cui il Consorzio ha precisi compiti “erga omnes” a tutela della reputazione di tutti, anche dei non associati.
Tanti amici, che conosco ormai da anni, in particolare la Presidente Donatella Cinelli Colombini, inguaribile ottimista e romantica, con una visione a dir poco poetica dell’essere vigneron.

Non per niente il suo Cenerentola di Fattoria del Colle, nato dal blend di Sangiovese e Foglia Tonda (al 35%) racconta proprio di favole del passato, dal sapore rustico, quasi acerbo di piccola frutta rossa e spezie intense dal finale di humus e bosco. Bella bocca di struttura delicata e tannini non aggressivi, dal potenziale evolutivo che può raggiungere tranquillamente i 20 anni in bottiglia.
O come Marco Capitoni, già apprezzato per il suo “Frasi”, di estremo carattere e oggi in degustazione con il Troccolone, sostantivo dialettale con cui veniva definito il commerciante di zona, visto in chiave di furbo affarista. Qui il Sangiovese proveniente da un’unica parcella amplia il suo corredo aromatico grazie alla vinificazione in anfora di terracotta dell’Impruneta. Una carezza per il naso ed il palato, fatta di ciliege croccanti e lunga scia sapida finale. Colpisce per una sensazione pseudocalorica dovuta ad una annata particolarmente favorevole.
E che dire di Sasso di Sole dell’omonimo podere di Torrenieri, un’area che si affaccia verso le colline della “sorellastra” Montalcino, dal colore rubino intenso, carico di note floreali di rosa e violetta, in perfetto equilibrio tra freschezze agrumate e spezie calde.
Questi i miei migliori assaggi di giornata, senza dimenticare di menzionare altre aziende su ottimi livelli qualitativi come Campotondo, Poggio al Vento, Podere Albiano e Olivi Le Buche.


La giornata di festa si è conclusa con un pranzo degno dell’atmosfera festosa. Ospite d’onore il tartufo bianco, complice ideale della “Zuppa del Tarlati” piatto conteso con i vicini aretini, dedicato appunto alla famiglia Tarlati di Anghiari, fatta con gallina, brodo di pollo, burro e farina da servire con crostini di pane caldi (e della cui ricetta vi narrerò in una puntata della mia rubrica “Le ricette della Dori”).
Per tutto il resto..lasciamo parlare le foto, augurando a produttori e Denominazione di proseguire nel solco dell’eccellenza.

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