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Nino Negri e la Chiavennasca, il Nebbiolo della Valtellina

La Valtellina può essere definita come terra di confine, dato che si tratta di un lembo dell’Italia confinante con la Svizzera nella parte più interna. Però, il fatto di trovarsi così a Nord, ed alcune altre particolarità geografiche, la rendono un territorio unico ed allo stesso tempo veramente tipico per la coltivazione della vite. Le Alpi fungono da protezione ai vigneti  dalle correnti fredde, creando un microclima ottimale al fine di ottenere uve da vino. Se a questo aggiungiamo che l’irraggiamento solare è pari a quello della Sicilia e che le escursioni termiche sono veramente notevoli, questo può far capire che la Valtellina è veramente un territorio più che idoneo per la coltivazione della vite e per ottenere vini di grande importanza. Il vitigno per antonomasia della Valtellina è il Nebbiolo, localmente detto Chiavennasca.

La degustazione dei vini di Nino Negri, organizzata dall’A. I. S. Taormina, che ha visto la partecipazione dell’enologo della Nino Negri, Danilo Drocco, ha dato ai partecipanti la possibilità di approfondire le conoscenze relative all’azienda ed al terroir che la contraddistingue i vini. Se il vitigno della Valtellina è il Nebbiolo (Chiavennasca), è ovvio che la produzione è di vini rossi e questo ha le sue motivazioni storico – economiche. Antecedentemente Svizzera e Germania importavano i vini rossi della Valtellina, poichè andando oltralpe i vitigni maggiormente coltivati sono quelli a bacca bianca (Grüner Veltliner, Riesling). Il fatto che i vini della Valtellina vengono ottenuti da uve di Nebbiolo, non deve indurre a pensare ai Nebbiolo piemontesi, perchè il terroir ha saputo ben tracciare le differenze.

Il Nebbiolo della Valtellina, dovendo adeguarsi ad un clima più rigido di quello delle Langhe piemontesi (la latitudine della Valtellina è maggiore rispetto a quella delle Langhe), ha un grappolo più spargolo ed uno strato pruinoso maggiore, al fine di resistere alle fredde temperature invernali. Questo è un primo elemento di differenziazione. A questo aggiungiamo le escursioni termiche (addirittura maggiori di quelle che si registrano nelle Langhe) che vi sono fra giorno e notte, che danno alle uve ed a sua volta viene trasmessa ai vini una notevole acidità. L’irraggiamento solare che a detta di Danilo Drocco è pari a quella di Pantelleria, permette una buona maturazione delle uve.

Due sono le D. O. C. G. della Valtellina: il Valtellina Superiore e lo Sforzato di Valtellina. Sei i vini degustati, cinque Valtellina Superiore D. O. C. G. ed uno Sforzato di Valtellina D. O. C. G.

Sassorosso Grumello 2017 – Valtellina Superiore D. O. C. G.

I vigneti situati nella sottozona di Grumello dai quali vengono raccolte le uve danno il nome al vino. L’esame visivo fa vedere nel calice un vino rosso rubino vivo. Il sentore fumé si percepisce per primo, poi affiorano l’humus ed i piccoli frutti di bosco, con un finale balsamico. Sorso equilibrato e con le varie componenti ben amalgamate. Tannini carezzevoli ed una freschezza presente, con un finale notevolmente sapido. Un uso ben calibrato della botte. Beva di grande eleganza e per nulla stancante.

Le Tense Sassella 2016 – Valtellina Superiore D. O. C. G.

Ci si sposta nella sottozona Sassella, dove l’azienda Nino Negri non ha vigneti di proprietà. La differenza oltre che dal millesimo, si vede dal colore rosso rubino scarico. La matrice minerale si percepisce chiaramente, arricchita da sentori di eucalipto, melograno ed accenni di viola, con un finale lieve di frutta sottospirito. Presenta una trama tannica vibrante, con una buona persistenza che viene accompagnata dalla freschezza che è la spina dorsale di questo vino.

Carlo Negri Inferno 2016 – Valtellina Superiore D. O. C. G.

Il nome della sottozona valtellinese Inferno, è legato alle temperature che in estate raggiungono anche i 35°! Oltre ad avere questa caratteristica è la zona più impervia della Valtellina con pendenze che possono far entrare di diritto la Valtellina come zona di vitcoltura eroica. Il bouquet è abbastanza complesso, con effluvi di zenzero e cardamomo, un piccolo accenno di cumino e di pietra focaia. Sorso scattante, con una freschezza che dà nerbo e con tannini che affiorano successivamente. Ampio all’assaggio, con una sapidità finale da grande vino. Persistenza veramente notevole ed un uso sapiente della botte.

Vigneto Fragia Valgella 2015 – Valtellina Superiore D. O. C. G.

Sono sette gli ettari di vigna dalle quali si ottengono le uve per produrre questo vino. La Valgella è la zona più ad Est della Valtellina ed è la zona più fredda. Il corredo aromatico è complesso con note marmellatose e sentori di cera lacca, humus e pepe rosa. Il sorso è verticale e le componenti dure che fungono da struttura portante. Persistenza buona.

5 Stelle 2015 – Sfursat di Valtellina D. O. C. G.

Il vino di punta dell’Azienda. Una lavorazione ed un’attenzione particolare (quasi maniacale), permette di ottenere un vino che pur avendo gradazioni alcoliche importanti (anche 16% vol.), si fa bere con enorme piacevolezza, senza mai stancare. Sono solo le migliori uve ad essere vinificate per produrre il 5 Stelle. Le uve subiscono un appassimento naturale per un periodo di circa 100 giorni, per poi essere vinificate in rosso con una lunga macerazione ed a basse temperature. Solo così si riesce a “conservare” la freschezza che rende questo Sforzato di Valtellina, un vino potente, ma mai stancante, che può essere degustato o come vino da meditazione, o come vino da pasto. Ha un bouquet potente che spazia dal pepe agli aromi terziari, con note di caffè e di liquirizia, per poi passare alla prugna disidratata, chiudendo con sentori di fiori secchi. Fresco e con una buona sapidità. Aspettando un po’ si sente una nota lievemente e piacevolmente tannica e l’assaggio si chiude con una simpatica sensazione amaricante. Buona la progressione del sorso che garantisce una lunga persistenza.

Castel Chiuro 2009 – Valtellina Superiore D. O. C. G. Riserva

Se il 5 Stelle è il vino emblema della Nino Negri, il Castel Chiuro è il vino storico, poichè per i 120 anni dell’Azienda Casimiro Maule (storico enologo della Cantina), ha voluto rendere omaggio con una nuova edizione di questo vino. I profumi sono ricchi e marcati. Note di rabarbaro, di liquirizia e balsamiche, ed in chiusura accenni di frutti di bosco. Grande freschezza e trama tannica fitta. Buona la progressione e la persistenza. Grande nerbo che viene dato dalle componenti dure che ne garantiscono la longevità, con uno sguardo rivolto al futuro, nonostante siano passati già 10 anni dalla vendemmia.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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