C’è una Lucca che non è quella delle mura, dei turisti e delle vetrine di Corso Fillungo. È una Lucca che comincia dove la strada si stringe, dove i cipressi fanno da cornice alle dolci colline, e il cielo si apre a tratti sopra i filari.
Per arrivare alla Fattoria Sardi bisogna avere la pazienza di chi va a trovare un amico, di chi non ha fretta. Si sale verso la Valfreddana, si lascia che l’asfalto ceda il passo alla campagna, e a un certo punto il paesaggio prende la forma di una bella fotografia: ulivi, vigne, boschi, qualche casa di pietra ed una terra che sembra essere lì da sempre, tra i fiumi Serchio e Freddana – i francesi direbbero “entre deux mers”. È qui che siamo venuti per festeggiare il compleanno numero 100 di questa fattoria.
Questa terra appartiene alla famiglia Sardi da oltre due secoli e nel 1926, che, visto che i suoi vini iniziavano a farsi apprezzare nella Lucchesia, decise di puntare sulla coltura della vite quale principale “missione” della fattoria. All’epoca la bella villa, al centro della tenuta, era la dimora di Giovanni Sardi e della moglie Maria Antonella Mazzei, che ne ridisegnò il giardino di fiori e piante secondo lo stile inglese del “disordine ordinato”. Nel 1928 nacque la loro figlia Maria Adelaide, che in seguito sposò Sebastiano Giustiniani: con lei le terre sono passate ai Giustiniani, mentre il nome Fattoria Sardi conserva la secolare memoria della famiglia.

Sebastiano, più di cinquant’anni fa reimpiantò i vigneti e avviò il lungo restauro della villa e del complesso agricolo storico. Nel 2002 i suoi nipoti, Matteo ed il fratello Jacopo, assunsero ufficialmente la guida della tenuta. Nel 2012 Matteo, con la moglie di origine greca ed enologa Mina Samouti, rientrati da Bordeaux dove si erano conosciuti studiando enologia, presero le redini dell’azienda aprendo un nuovo capitolo nella storia di questa realtà.
Oggi la tenuta si estende su 45 ettari, di cui 18 a vigneto e il resto a bosco, seminativi e oliveto, con una produzione annua di circa 160.000 bottiglie. Nel parlare del centenario, Matteo non si abbandona alla nostalgia, e le sue parole hanno un peso preciso: «Quando una famiglia ha la fortuna di essere, per generazioni, custode di una terra, guardare al futuro viene più naturale che voltarsi indietro. Per noi il futuro significa lasciare alla generazione successiva un suolo e delle persone in condizioni migliori di quelle che abbiamo ereditato». Va ricordato che l’azienda è passata all’agricoltura sostenibile dal 2006, ha ottenuto la certificazione biologica nel 2011 e ha adottato pienamente il metodo biodinamico, detenendo oggi la certificazione “BDFarmers” (World Biodynamic Farmers); inoltre è parte attiva dell’Associazione Lucca Biodinamica, nella quale i soci si scambiano esperienze ed attrezzature agricole, “facendo rete”.
Le Colline Lucchesi rappresentano un caso particolare nella mappa vinicola toscana. A differenza di zone dal profilo stilistico fortemente omogeneo come il Chianti o Bolgheri, la disciplina della denominazione qui conserva un margine interpretativo più ampio. I vigneti di Fattoria Sardi si trovano in Valfreddana, così chiamata per le brezze notturne fresche che, scendendo dalle Alpi Apuane e dall’Appennino la percorrono tutta, mitigando l’esposizione solare dei versanti a sud e sud-est. I suoli, nei tratti pianeggianti, si presentano sabbiosi e ciottolosi per effetto dei depositi alluvionali del fiume; sui versanti aumentano la componente argillosa e la presenza di scheletro. Questa complessità di microclima e suolo viene interpretata da Mina e Matteo indirizzandone le scelte varietali ed enologiche: nei terreni più bassi, la maggior parte, vengono preferite le varietà a bacca bianca mentre i terreni più alti vengono destinati alla produzione di uve a bacca rossa.
Primavere Rosé: una dolce ribellione alla tradizione
In Toscana il rosato è stato a lungo considerato un comprimario. Ma nel 2010 Fattoria Sardi prese una decisione allora piuttosto “anomala”: porre il rosato al centro dell’identità aziendale. L’ispirazione nacque dall’esperienza di Mina e Matteo accanto a Denis Dubourdieu, consulente dei migliori produttori di rosati della Provenza. Erano convinti che la struttura varietale della Valfreddana, basata su Vermentino e Syrah, unita alle sue caratteristiche pedo-climatiche, offrisse tutte le condizioni per produrre un rosato serio. Primavere nacque così: da un assemblaggio di Sangiovese, Syrah e Vermentino, con fermentazione spontanea da lieviti indigeni ed un affinamento sui lieviti in acciaio e cemento. Il vino presenta un colore più intenso rispetto al tipico rosato provenzale, con profumi di piccoli frutti rossi, pesca, melone ed un sorso in equilibrio tra una vivace freschezza ed una trama morbida. Abbiamo assaggiato il Primavere 14 ed il 15, i numeri indicano le vendemmie di questo vino, nato nel 2010, che corrispondono alle annate 2024 e 2025. Il 14, figlio di un’annata più fresca, risulta più “verticale” e minerale del fratello minore; il 15, invece, si fà apprezzare per le sue note fruttate più mature.
Le Cicale: l’anima rosata della Toscana tra freschezza e mineralità
Le Cicale è il Rosè di punta dell’azienda, “blend” di Vermentino e Sangiovese proveniente da una parcella di un ettaro, ritenuta particolarmente adatta, per la diversità del suolo e dell’esposizione. Concepito sin dall’inizio non come un semplice vino “da piscina”, ma come un rosato dalla struttura sorprendente, capace di sfidare tutti i pregiudizi ed anche un lungo invecchiamento, infatti viene imbottigliato in vetro scuro, proprio per preservarlo dalle possibili alterazioni cromatiche dovute a lunghe esposizioni alla luce. Il nome non è casuale, si riferisce al canto delle cicale che riecheggia dai tre tigli che stanno davanti alla bottaia della fattoria, dove le uve maturano per 12 mesi in legno grande sui lieviti fini, a cui seguono altri dodici mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Questa scelta di affinamento, insolita per molti rosati di pronta beva, conferisce al vino una complessità ed una profondità che lo distinguono nettamente. La vinificazione prevede una vendemmia manuale ed una macerazione breve in pressa pneumatica, la fermentazione è spontanea, grazie all’aggiunta di “pied de cuve” autoctoni nati in vigna.
L’annata 2024 è la prima in cui il Syrah ha sostituito il Sangiovese, come spiegato da Matteo: “Il Sangiovese è ottimo all’inizio, ma il Syrah dà più colore ed un frutto più stabile nel corso del tempo”. Nella verticale che abbiamo assaggiato iniziamo col Cicale 2021 che ci dà subito l’impressione di essere un “fratello maggiore” del Primavere, con un colore ed una palette olfattiva più incisi e convincenti. Il 2019 ci accoglie con piacevoli sensazioni di mela cotogna, rosa secca, note ossidative gradevoli che guidano al sorso, fresco e di bella persistenza. Concludiamo con la 2014, prima annata di produzione, che offre un calice da orange wine , denotando la decadenza cromatica dovuta al Sangiovese nel corso del tempo. Naso debordante di note di buccia di agrume candito, miele, incenso, balsamicità ed un sorso ancora fresco e, quasi, cremoso che ci ha dimostrato come le intenzioni di creare un rosè de garde non fossero assolutamente velleitarie.
RossoSebastiano: un omaggio nel nome del nonno
Se Primavere è l’esplorazione in avanti, Sebastiano è lo sguardo verso le origini. Questo rosso Colline Lucchesi DOC nasce da un assemblaggio di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, con una parte delle uve proveniente dai vecchi vigneti piantati oltre cinquant’anni fa dalla mano del nonno Sebastiano. Il vino affina in botte e si presenta di colore rosso granato, con un ventaglio aromatico che va dalla viola e dai frutti di bosco neri alla liquirizia, alla cannella e al cuoio. Al palato offre un equilibrio raro nei rossi toscani: rotondità e freschezza insieme, con i tannini avvolti dalla maturità del frutto e l’acidità a sorreggere una struttura persistente. È un vino che porta il nome della memoria familiare, ma senza alcuna vena malinconica: esprime piuttosto una sicurezza nei propri mezzi.
Drewfall 2025 Sauvignon Blanc IGT
Drewfall, che vuol dire rugiada in inglese, è nato come prova piantando del Sauvignon Blanc sulle fresche rive del torrente Freddana, dove la rugiada si forma anche nei mesi estivi. Questa condizione consente alle uve di maturare più lentamente, preservando un’elevata acidità e accumulando al contempo sostanze aromatiche più fini e complesse, che donano a questo vino un’apertura minerale ed agrumata, seguita dalle eleganti sensazioni vegetali (sambuco, erba tagliata e balsamicità) più consone a questo vitigno. Sapido, fresco ed elegante chiude su una nota di grafite e di agrume che lo rendono estremamente piacevole. Le poche bottiglie prodotte lo rendono quasi introvabile in Italia, essendo quasi tutte esportate verso gli Stati Uniti, rendendolo un po’ un’araba fenice.
Vermouth Rosè
Prodotto con metodo biologico e biodinamico in collaborazione con la Distilleria Indie di San Pietro in Campo, vicino a Barga, utilizza le uve alla base del Primavere Rosè (Vermentino, Sangiovese e Syrah), arricchite con erbe officinali dell’Appennino toscano, tra cui assenzio, agrumi, cardamomo, china, coriandolo, chiodi di garofano, genziana, maggiorana, salvia e sambuco. Caratterizzato da un buon equilibrio dolce-amaro e da una piacevole sapidità, con l’alcol ben integrato, si fa apprezzare per le note di arancia rossa, macchia mediterranea, rosa canina, ciliegia ed un finale floreale. Adatto sia come aperitivo che come base per cocktail.
Fattoria Sardi produce anche piccole quantità olio, miele millefiori e succo di mela e, al suo interno, ospita asini, galline e api: il tutto all’insegna della certificazione biodinamica BDF. Le attività comprendono, inoltre, anche i settori della ristorazione e dell’ospitalità.
Dal 2021 la fattoria ospita Il Ristoro, progetto di ristorazione agricola guidato dallo chef Damiano Donati. La cucina è stagionale, a forte impronta vegetale e orientata allo “zero waste”, con materie prime dell’azienda e di produttori locali della rete LuccaBioDinamica. La carta dei vini, curata dalla restaurant manager Elena Guidotti, propone etichette biologiche e biodinamiche.
Completa l’esperienza l’ospitalità: sette appartamenti con piscina ricavati dall’antico borgo contadino del XVIII secolo, Podere Orfanello, ristrutturati nel 2005 e rinnovati nel 2022; l’ottocentesca Villa Renaissance, ristrutturata nel 2005 e rinnovata nel 2019 con 9 camere e la facciata rivolta al giardino all’italiana, sulle vigne e sull’antica cappella di famiglia; e la Casa Sardi appena ristrutturata, villa con 6 camere, in stile toscano.
Fattoria Sardi
Via della Maulina 747, 55100 Lucca
Tel. 0583 341230
Dopo aver perso tempo, lavorando su navi e treni, finalmente sono riuscito a giungere sulle rive dell'Oceano del Vino ed a tuffarmi nel mio elemento. Bere, nelle giuste quantità, non è mai tempo perso.
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