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Maremma Toscana – L’Azienda Agricola Roccapesta e il suo straordinario modo di interpretare il Morellino di Scansano

Lasciamo la costa Toscana, all’altezza di Orbetello, per addentrarci all’interno della Maremma. In prossimità di Scansano troviamo l’Azienda Agricola Roccapesta che ha voluto sfidare se stessa, nell’intento di trovare l’essenza del Sangiovese in questo territorio.

Capire questa parte di Maremma, attanagliata da alte temperature nei mesi estivi tanto da portare le viti ad stress idrico, ha spinto i fratelli Leonardo e Alberto Tanzini, i proprietari, ad impiantare ben trenta cloni differenti di Sangiovese nei loro vigneti e ad osservare  quali  terreni, principalmente di natura argillosa e caratterizzati da un clima che vede, durante il giorno, una brezza spingersi dal mare, risultino essere più vocati per esprimere appieno il carattere che deve avere il Morellino di Scansano.

Era il 1974 quando furono impiantati i primi vigneti, Sangiovese e Ciliegiolo. Poi nel 2003 con l’acquisto dell’azienda da parte dei fratelli Tanzini, vennero piantati ulteriori altri 8 ettari di vigneti, prevalentemente Sangiovese , Alicante e Pugnitello. La rotta era ormai  fissata: quel Morellino di Scansano tanto poco considerato da appassionati e non, iniziava a trovare una sua collocazione  nel panorama vinicolo italiano.

Diversi anni di studio hanno permesso di identificare i terreni e le esposizioni migliori, poi tanto lavoro in vigna, con un inerbimento spinto in alcuni casi al limite, per permettere alla vite di non svilupparsi troppo e di avere foglie non troppo grandi per non disperdere acqua nei periodi più secchi. Vinificazioni distinte per singolo clone, che permettono di comporre quegli assemblaggi pensati inizialmente  e un invecchiamento di medio e lungo termine, esclusivamente in botti di varia grandezza, hanno permesso la realizzazione del progetto che ci si era prefissati inizialmente.

A supporto di tutto ciò nel 2010 nasce la  nuova cantina con vinificazione per caduta, nastri di cernita, pompe peristaltiche, controllo delle temperature in fermentazione (spontanee, fatte esclusivamente con lieviti indigeni) e in bottaia, il tutto sotto la supervisione di Giuseppe Gorelli che ha deciso di affrontare questa nuova sfida con grande entusiasmo.

100.000 bottiglie prodotte a rappresentare le diverse sfaccettature del Sangiovese nel Morellino di Scansano e nuovi progetti futuri fanno di Roccapesta un esempio da seguire nella vitivinicoltura maremmana.

Passiamo a raccontarvi dei vini che Alberto Tanzin ci ha permesso di assaggiare, che in un paio di casi ci hanno lasciati veramente senza parole.

Masca 2019 DOC Maremma Toscana ( 40%  Petit Verdot – 40% Grenache- 20% Sangiovese)

Fermentazione in acciaio per 10 giorni a cui segue la malolattica e un affinamento in vasche di cemento vetrificato per 9 mesi con unteriori 6 mesi in bottiglia. Frutti rossi si accompagnano a note di spezie dolci, un tannino irruente sostiene il vino per tutto il sorso e un finale dove si avverte nitidamente una nota amara intrigante.

Ribeo DOCG Morellino di Scansano (93% Sangiovese- 7% Alicante).

Fermentazione spontanea in acciaio a cui segue malolattica e affinamento in vasche di cemento verificato dove il vino sosta per 12 mesi prima di rimanere in bottiglia per ulteriori 6 mesi. Una bella interpretazione di questo Morellino he risulta essere il biglietto da visita dell’azienda.Gioca tutto sulla freschezza con un tannino presente ma mai troppo invadente. Finale persistente su note di frutta rossa.

Iniziamo una piccola verticale con uno dei vini più rapprentativi dell’azienda:

Roccapesta 2019 DOCG Morellino di Scansano (96% Sangiovese- 4% Ciliegiolo)

Tripla cernita delle uve, fermentantazione spontanea in acciaio con macerazione sulle bucce, malolattica in botti di rovere e affinamento per 12 mesi in botti di rovere di diverse grandezze e altrettanti in bottiglia. Frutti rossi e note floreali anticipano ricordi speziati, un approccio elegante iniziale trova riscontro nel sorso, con un tannino croccante che si accosta a freschezza e rotondità.  Un vino interessante sin da ora, sicuramente saprà farsi notare in modo evidente negli anni che verranno.

Roccapesta riserva 2018 DOCG Morellino di Scansano (96% Sangiovese- 4% Ciliegiolo)

Un vino più evoluto rispetto al precedente si presenta  con note di ciliegia sotto spirito, spezie dolci e frutti di bosco, un tannino nervoso sostiene la ricchezza del sorso. Finale persistente da provare con un arrosto.

Roccapesta riserva 2007 DOCG Morellino di Scansano (96% Sangiovese- 4% Ciliegiolo)

Il salto nel tempo è evidente come supponevamo dal primo sorso mostra una tipologia di vinificazione vecchio stile con una maggiore estrazione che percepiamo in modo evidente durante l’assaggio. Note di china e balsamiche, con accenni di salamoia nel finale, anticipano un sorso lungo e pieno accompagnato da un tannino rotondo. Un vino che ci evidenzia il grande lavoro fatto negli anni dall’azienda verso un prodotto più intrigante e dinamico.

Calestaia 2016  DOCG Morellino di Scansano (100% Sangiovese)

Da vigne di 50 anni ormai non più in grado di produrre a sufficienza, tanto che l’annata 2020 sarà l’ultima in commercio, infatti il vigneto è stato completamente reimpiantato e si aspetteranno almeno 15 anni primi di riproporre questo vino. Al suo posto due cru di Sangiovese in fase di affinamento in botti di rovere, che non abbiamo avuto la possibilità di provare, ma che saranno espressione di eleganza e struttura in modo distinto, anche in funzione dei due terreni che danno loro dimora. Aspettiamo con trepidazione di assaggiarli.

Ma torniamo al vino, cernita delle uve in fase di vendemmia, fermentazione spontanea in tini di rovere da 5000 litri poi macerazione sulle bucce per 25 giorni prima di fare la malolattica in botti di rovere da 500 litri. Affinamento in botti di rovere per 36 mesi e successivi 24 mesi in bottiglia.

Un espressione sublime del Morellino di Scansano, con profumi di fragolina di bosco che anticipano note di cioccolata, caffè e spezie dolci. Un tannino setoso ci accompagna durante l’assaggio insieme ad una nota alcolica che ben si integra con il vino che risulta ricco e rotondo. Finale di ciliegia intrigante e persistente.

Un Fuoriclasse, ci intristisce sapere che per diversi anni non potremmo più godere delle emozioni che ci ha suscitato oggi, ma sappiamo anche che spesso tutto ciò che è bello finisce per essere, spesso, sostituito da altro che risulterà esserlo altrettanto.

Foto di Aurelio Melandri

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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