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L’Etna fra i territori dei grandi Bianchi

Assieme ad “Etna dieci anni fa”, la serata di degustazione “L’Etna fra i territori dei grandi Bianchi”, è diventata un altro emblema della VINIMILO. In considerazione della quarantesima edizione e tenuto conto che Milo equivale a dire Etna Bianco Superiore, quest’anno la gran maggioranza dei vini sono stati per l’appunto Etna Bianco Superiore, assieme ad altri vini bianchi, italiani e non, che sono dei capisaldi per la longevità, l’importanza, l’espressività di un territorio e tante altre cose ancora. L’evento nato su volontà di Antonio Benanti, ha dato il parterre principale al “vino di casa”, o per essere più corretti al “vino del paese”. L’argomento principale (come ogni anno), è quello di valutare come l’Etna Bianco (Superiore e non), possa avere le potenzialità di invecchiamento, come altri vini che già noti per le capacità di evoluzione. A tal proposito i vini che sono stati scelti (oltre agli Etna Bianco), sono da potersi considerare tranquillamente da invecchiamento (Chardonnay, Grüner Veltliner, Riesling, Trebbiano d’Abruzzo). Quattro vini esteri, dieci i vini italiani, di cui ben otto Etna Bianco Superiore ed un Etna Bianco, hanno dato la possibilità di fare dei raffronti e poter valutare le potenzialità dei vini etnei. Come in ogni degustazione non sono mancate le sorprese (ovviamente in positivo), che non hanno fatto stancare i partecipanti di poter assaggiare ben quattordici vini bianchi, spaziando in lungo ed in largo in un viaggio “virtuale”, dalla Germania, alla Francia, all’Austria, per arrivare in Italia.

Iniziando dalla Germania con il vitigno ed il vino per antonomasia, il Riesling. Il vino è il Riesling Stromberg GG 2017 della Cantina Schafer – Frohlich. È un Riesling giovane, il millesimo è il 2017 ed i suoi sentori sono in prima battuta di frutta esotica, seguiti da note classiche minerali ed agrumate riconducibili alla gioventù del Riesling, e da un finale su ricordi gessosi. Buona la freschezza, con un’efficente verticalità. Persistenza buona e progressione ottima. Con un’ulteriore evoluzione darà il meglio di sé.

Proseguendo il viaggio, dalla Germania si passa all’Austria, con il vitigno ed il vino che rappresentano maggiormente il Paese, il Grüner Veltliner. Smaragd Zwerithaler 2017 di Prager. Si presenta con un corredo aromatico ricco, con una predominanza floreale ed accenni di citronella, arricchiti da sentori di frutta a polpa bianca (mela, pera). Il sorso è ricco e avvolgente, con un’armonicità che lo rende veramente accattivante. Fresco all’inizio con una scia sapida nel finale. Rotondo e con una buona polposità. Persistenza e progressione buone. Le particolarità di questo vino sono molteplici, ma quelle veramente interessanti sono la gradazione alcolica di quest’annata (14% vol., che per un Grüner Veltliner sono un’enormità) e l’estensione del vigneto che è di 1/2 ettaro.

Continuando a scendere, si va in Francia per degustare un Puligny – Montrachet 2017 (Chardonnay) di Jacques Carillon. Nota sulfurea accompagnata da roccia calcarea. Pian piano vengono fuori note burrose ed accenni di rosa bianca appassita. Una freschezza quasi tagliente con un sorso verticale. La progressione è la sua carta vincente, regalando successivamente una bella persistenza. Il passaggio in legno è fatto in maniera sapiente (sosta per un anno in barrique, di cui il 20% in barrique nuove). Anche in questo caso ci si trova di fronte a piccole porzioni di terreno nelle quali si trovano le vigne (0,61 ettari).

Si rimane in Francia, ma dalla Borgogna, si passa alla regione dello Jura. Terres Blanches 2017 (Chardonnay) di Francois Rousset – Martin. Intenso all’olfatto, si percepisce lo zenzero, le note erbacee, il melone cantalupo. La corrispondenza gusto – olfattiva è più che buona. Spalla acida predominante e grande verticalità nel sorso. La persistenza è notevole. Confrontandolo con il precedente Chardonnay, si evidenzia come il terroir dia un’impronta determinante, riuscendo a dare due prodotti differenti, che vengono accomunati dalla freschezza del sorso che dona ad entrambi i vini una verticalità notevole.

Dalla Francia si arriva in Italia, Abruzzo che per un vino bianco significa Trebbiano. Trebbiano d’Abruzzo 2015 di Azienda Agricola Valentini. Un colore giallo dorato. Fieno, erba secca, frutta a polpa gialla (pesca in particolare). Grande equilibrio, con un sorso pieno e ricco. Strutturato e con una buona rotondità alla beva.

In Sicilia, Sull’Etna, a Milo si completa il tragitto con ben otto Etna Bianco Superiore ed un Etna Bianco. Il primo degli Etna Bianco Superiore è il Contrada Rinazzo 2018, di Benanti. Inizia con sentori (delicati) floreali, successivamente passa a sfumature agrumate e a un lieve accenno di mandorla, e pietra focaia. Sorso deciso e verticale. Freschezza notevole ed una buona lunghezza accompagnata da una sapidità che lo rende interessante. Affina 6 mesi in bottiglia.

Il successivo Etna Bianco Superiore, è il Primazappa 2018 di Calcagno. Agrumi e note iodate si accompagnano a sensazioni floreali e di pietra focaia che arricchiscono il corredo aromatico. L’acidità è ben presente ed è il giusto “biglietto da visita” per un Etna Bianco Superiore. Corrispondenza gusto – olfattiva molto buona. Ottima progressione. L’affinamento viene fatto per un 50% in acciaio e per la parte restante in legno. L’affinamento (per la metà) in legno, permetterà di acquistare complessità e struttura con il passare del tempo per avere un vino di carattere che potrà affrontare con fiducia l’evoluzione e riservare belle sorprese.

Affiu 2018, di Eredi Di Maio è il terzo Etna Bianco Superiore della serata. Un corredo aromatico che va aspettato, ma che viene fuori con il passare dei minuti. Note muschiate e sentori marini per poi far emergere un accenno delicato di pompelmo. La spalla acida si fa sentire e viene accompagnata da una buona lunghezza e struttura.

Successivamente abbiamo assaggiato il Kudos 2018 di Federico Curtaz & Eredi Di Maio. In apertura si fanno strada sensazioni di pietra focaia e la nota agrumata, a seguire accenni floreali e a tratti sentori di vaniglia. All’assaggio conferma che è ancora in fase evolutiva e che va aspettato. Il passaggio in legno gli conferisce struttura e l’acidità è presente, ma per poter avere le dovute caratteristiche di un Etna Bianco Superiore, è bene che i sentori terziari si integrino maggiormente.

L’unico Etna Bianco che non ha la dicitura Superiore (poiché viene ottenuto con uve da vigneto che si trovano a Sant’Alfio, un paese limitrofo a Milo), è il Nuna 2017 di Tenute di Nuna. Il suo corredo aromatico è composto da nespola, note canforate, fiori bianchi appassiti. Fresco e con una buona verticalità. Progressione e persistenza buone.

Si passa al Contrada Villagrande 2018 Etna Bianco Superiore del Barone di Villagrande. Note di miele e ricordi floreali, piccoli accenni di vaniglia e di muschio. Una piacevolissiva rotondità alla beva con una sapidità molto interessante. Pur avendo ancora pochi anni è già molto piacevole. Uso saggio del legno. Buona persistenza.

Il Vigna Don Paolo 2017 dell’Azienda Alfio Cosentino ci accompagna verso la fine del viaggio. Profumi intensi di mela annurca e miele di castagno, completano il bouquet frutta esotica e fiori secchi. Grande struttura e complessità di beva. Progressione e persistenza ottime.

Il penultimo vino è il Pietra Marina 2016 di Benanti. Note canforate, scorza di lime, sentori di agrumi ed un finale di nespola. Equilibrato con una buona freschezza, conclude con una scia sapido – iodata, che ne fa un vino di grande eleganza. Persistenza buona.

L’ultimo vino è il Vigna di Milo 2016 de I Vigneri. Intenso all’olfatto con note agrumate e sentori salmastri, accenni fruttati di mela e di pera Kaiser. La corrispondenza gusto – olfattiva è più che buona con una sapidità che tiene testa alla freschezza. Progressione e persistenza molto buone. La particolarità di questo vino è che viene ottenuto con uve da viti a piede franco, selezionate tramite selezione massale.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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