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LAZIO – VIAGGIO DI RITORNO ALLE ORIGINI DALLA SCOZIA A PICINISCO: IL DISEGNO DEL “BORGO I CIACCA”

La lunga storia della famiglia Di Ciacca ha il sapore delle pagine di un libro che inaugura nell’incipit la parola migrazione verso un paese come la Scozia, allora meta di moltissimi italiani che hanno dato origine a quel fenomeno di spopolamento e impoverimento delle zone soprattutto del centro sud, dove chi andava trovava un nuovo mondo, a volte incomprensibile, a volte ostile, ma dove quasi sempre era possibile, per chi lo volesse, immaginarsi un futuro con regole sociali diverse da quelle del vecchio continente.

Il padre di Cesidio Di Ciacca, Johnny è nato a Picinisco, un paese montano di origine medievale che giace su una balza della catena del Monte Meta, un balcone naturale da dove ammirare la pittoresca Valle di Comino, compresa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

I suoi nonni, Cesidio e Marietta si trasferirono in Scozia all’inizio del ventesimo secolo insieme a molte altre famiglie della zona per cercare fortuna altrove.

Nato e cresciuto a Cockenzie, un villaggio di pescatori a pochi chilometri da Edimburgo, e dopo aver dedicato interamente la sua vita ad una carriera di successo come avvocato, Cesidio Di Ciacca decide di tornare nella sua terra d’origine per ripercorre le proprie radici, quelle dei suoi nonni. Insieme alla moglie Selina e ai due figli, Giovanni e Sofia, torna nel borgo rurale cinquecentesco di famiglia, un tempo abitato da circa 60 persone che amavano il gusto del bello e della semplicità e che oggi porta il suo nome, Borgo I Ciacca. Ricoprire la propria terra vissuta nell’infanzia era concedersi qualcosa in più senza escludere nient’altro. Era un fare i conti con la realtà che lo circondava, era una questione di identità.

Cesidio Di Ciacca

Così nasce nel 2012 la Società Agricola Di Ciacca in una terra dimenticata dal mondo, addirittura rimossa dalla mappa, ma non dai suoi figli emigrati, rivalutata, rinata dopo l’abbandono di 50 anni.

Nei lunghi anni, pian piano il borgo è stato restaurato, c’era tanto da fare ma questo non ha impedito il grande entusiasmo e la voglia di tornare all’antico splendore, al punto che sono state rintracciate tutte le famiglie sparse per il mondo, proprietarie delle case e delle terre per acquistarne, con non poca fatica, tutte le particelle (ben 200 e 140 persone divise in 11 famiglie).

Al suo interno sorge non solo la Cantina di vinificazione, completata nel 2018 e l’Azienda agricola ma tutta una serie di attività legate al mantenimento e alla condivisione dell’ospitalità, dell’enogastronomia e della cultura di Picinisco e della Val di Comino attraverso eventi, corsi di cucina, visite didattiche per le scuole, laboratori di miele e olio. Perfino esternamente viene conservata ancora una vasca realizzata in pietra del 1840, utilizzata per fare l’olio e un palmento adibito alla pigiatura dell’uva dove oggi scorre l’acqua. Obiettivo: diventare un centro di cultura.

Palmento in pietra

Nel corso della storia, l’unico vitigno autoctono che da sempre è  stato coltivato in questa zone, era il Maturano a bacca bianca, le cui viti erano un tempo maritate alla maniera etrusca, “al olmo” (intorno ad un olmo) per consentire al terreno sottostante di essere utilizzato per la coltivazione e il pascolo e per proteggerle dall’umidità in eccesso. Oggi questo sistema di allevamento è stato sostituito con il Guyot, ma in Cesidio balena ancora l’idea di ripercorrere l’antica usanza.

Secondo la tradizione del paese, questa cultivar è sempre stata l’uva preferita del luogo, come testimoniano gli studi dell’Arsial e quelli effettuati dallo stesso Cesidio che è riuscito a realizzare una mappatura dell’area vitata.

Il vigneto di Maturano bianco

Non essendoci nulla più a dimora, il primo impianto è stato realizzato tutto a mano, senza irrigazione, nel 2013 prendendo tralci, da cui sono state ricavate le barbatelle, da due contadini di San Pietro Porrelli e Immoglie, frazioni di Picinisco.

Dalla prima vendemmia nel 2017,  sono nati due grappoli molto diversi. Dal confronto tra il vivaista toscano Marco Moroni e Marco Marrocco, dell’Azienda Palazzo Tronconi di Arce, e dopo un’attenta analisi di laboratorio si è riusciti a confermare che sono uve con lo stesso profilo genetico, due gemelli con una morfologia differente, identificati maschio e femmina. Ad oggi lo studio parentale dei due biotipi non ha portato nessun risultato, a conferma dell’unicità e dell’origine endemica del vitigno.

Il Borgo, circondato dai vigneti, poggia su una decina di metri di roccia sotto i quali ci sono circa trenta metri di argilla, un fenomeno geologico formatosi milioni di anni fa. Le vigne che si estendono per 5,2 ettari, sono molto curate e dedicate interamente alla coltivazione del Maturano, in più c’è una fila di Syrah prefillossera e qualche pianta di Uva Giulia, altro autoctono locale molto interessante che sta seguendo fasi di sperimentazione. Al momento il volume delle bottiglie prodotte all’anno è passato da 7000 a 22000 con il solo Maturano e 26000 con il rosso.

Le uve a bacca rossa vengono conferite da viticoltori storici di fiducia e portano un’etichetta diversa chiamata “Valle oscura”, dall’omonima Valle.

All’interno della casa padronale troviamo molti documenti antichi, foto di famiglia, dei nonni Marietta e Cesidio, che ripercorrono momenti particolari e storie di vita a Picinisco. Notiamo anche un’opera d’arte, la “The Saint John’s Bible”, una grandissima Bibbia divisa in sette preziosi volumi creati in vent’anni dall’Università del Massachusetts e portata in esposizione nelle scuole.  Gli ambienti ripercorrono la vita rurale, le usanze del luogo, con costumi, oggetti e utensili del periodo.

Visitiamo la cantina che si trova all’interno del borgo, dove la prima sala ospita le vasche in acciaio che vengono utilizzate per pochi processi, dalle macerazioni al controllo delle temperature per un tempo ristretto di due ore circa, mentre nella seconda sono più numerose le vasche in cemento non vetrificate dedicate all’affinamento del Maturano che opera fermentazioni spontanee. È stato scelto il cemento non vetrificato perché i lieviti indigeni non possono vivere in una sostanza inerte come acciaio, resine, vetro. In questo caso le macerazioni sulle bucce raggiungono tempi più lunghi, fino a sei mesi con permanenza di venti mesi circa nel cemento.

Il legno francese viene impiegato per i rossi e per il passito da Maturano. Tante le sperimentazioni non solo sulla cultivar bianca ma anche sui vini rossi come il Cabernet di Atina Dop, un vino identitario della Valle di Comino, l’Aglianico del Taurasi, il Cesanese del Piglio. Ma la più interessante ricerca è sull’autoctona Uva Giulia, un antico vitigno a bacca rossa tipico locale, iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 2010, ancora in percentuale minore per essere prodotto, ricavato da tralci piantati in vasi nella serra aziendale. La varietà, quasi interamente scomparsa intorno agli anni Cinquanta per il progressivo abbandono delle campagne, è sopravvissuta solo grazie all’impegno di pochi appassionati viticoltori. Da qualche anno è al centro di una piccola rinascita.

La barricaia

Nella sala delle degustazioni abbiamo avuto la possibilità di confrontare le tre linee di Maturano degustate in verticale tra Nostalgia (2022/2021/2020/2019/2018/2017 – circa un anno sulle fecce fini a seconda dell’annata), Sotto le Stelle (2020/2019/2018/2017 – quattro giorni di macerazione a 8 gradi, a freddo post fermentativa), Filosofia (2021/2020/2019 – sei mesi sulle fecce fini e 15 mesi di affinamento in botte grande) con tempi di macerazione e affinamento differenti che ci hanno permesso di esaminare e appurare i vari stadi di longevità, di tenuta di questo straordinario vitigno, unico e identitario del Frusinate, dimostrando di non temere il tempo.

Possiamo affermare a grandi linee che abbiamo di fronte un gran potenziale individuale in tutte le annate, differenti per profumi e sentori al palato, ma di sicura freschezza e mineralità anche dopo qualche anno di maturazione in bottiglia. La colorazione assume un giallo dorato intenso con il passar del tempo, l’intensità e la complessità si affinano con le lunghe macerazioni passando dalla frutta fresca a nuance più mature, regalando anche note balsamiche di varia potenza e richiami speziati a coronare la nomenclatura dei sentori.

Ciascun vino ha un tempo diverso. Alcuni vanno attesi più a lungo per essere compresi appieno, altri si concedono prima.

Due calici diversi di Maturano

Con l’assaggio di tredici esemplari si colgono diversi aspetti del Maturano. Questi sono alcuni che secondo noi si sono distinti per eleganza e complessità:

Il Nostalgia Lazio Igt 2020 è un vino molto espressivo che mette in risalto profumi intensi, che vanno dal balsamico, agli aghi di pino, alla frutta a guscio, allo  zucchero filato che surclassano decisamente le sensazioni timide del tiglio oggetto delle altre annate. La beva sapida mostra una grande struttura con leggeri sbuffi erbacei e dolci spezie non orientaleggianti che avvolgono il palato come una poesia.

Il Nostalgia Lazio Igt 2017 è il primo vino prodotto dall’Azienda, sembra il più giovane della batteria. Presenta un bouquet riccamente costellato da profumi di prugna gialla, agrumi, mandorla e ottimi spunti speziati che ritroviamo piacevolmente al palato. In bocca penetra un sorso fresco, raffinato, elegante e seducente, che riflette nel calice tanta armonia ed equilibrio. Dal carattere minerale e straordinariamente persistente, è un cavallo di razza che non teme lo sforzo e la fatica dei suoi anni.

Il “Sotto le Stelle” Igt 2019 è una linea più tannica e più estrattiva. Al naso si approcciano numerosi profumi gradevoli di rosa gialla, biancospino, miele d’acacia, corteccia. Impatto del sorso ampio, compatto,  suadente che verte su intense note speziate leggermente piccanti. La ricchezza, la potenza non scontata, l’esibizione muscolare è compensata da una grandissima e intatta freschezza, tanta l’energia da regalare. La tonicità della beva annuncia ancora una vita lunghissima ed evoluzioni da godere nei prossimi anni.

Il “Sotto le Stelle” Igt 2017 dispensa con impegno profumi di frutta gialla, albicocca, canditi che stuzzicano l’olfatto. Un ampio palato annuncia un gran prodotto equilibrato dalla forza impattante dovuta alla sua grande struttura sorretta in maniera ineccepibile da acidità e sapidità. Semplicemente fresco, pieno e coerente con una beva davvero esaltante. Ottima serbevolezza. Quando l’attesa è una scoperta.

Nel “Filosofia” Igt 2021 lo spettro aromatico seduce immediatamente le narici attraverso calibrati profumi di mela cotogna, pera e frutta secca. La beva debitamente dinamica, scattante ma raffinata chiude con una sapidità moderata e percezioni tattili godibili ed ammandorlate. Figlio di un’annata equilibrata, ha la stoffa del campione che ancora deve dimostrare la sua energia.

Il progetto di Cesidio non si limita soltanto al borgo, ma ad una valorizzazione del territorio intesa ad arricchire, esaltare e diffondere il valore storico, culturale ed enogastronomico di Picinisco e del suo areale. Ed è per questo motivo che è nato anche il bellissimo albergo diffuso “Sotto le Stelle”, un’oasi di pace e tranquillità all’interno del centro storico con diverse eleganti suite rifinite, alcune delle quali costruite nella roccia con una torre di guardia originale di 1000 anni o con terrazze private e giardini panoramici da dove ammirare il bellissimo tramonto sulla Valle di Comino.

Vista sulla Valle di Comino dalla suite “I Modelli”

Il modo migliore per promuovere un territorio è diventarne il suo ambasciatore e così Cesidio è un esempio per il paese e i suoi abitanti, ha creato una sua identità, una sua storia e una sua vocazione unica dove in gioco ci sono un insieme di fattori che contribuiscono a renderlo unico.

Questo processo sinergico ha coinvolto anche altre realtà locali come Villa Inglese, un’elegante dimora liberty, un tempo abbandonata, situata all’ingresso del paese di Picinisco, dotata di camere e di un ristorante gourmet, dallo stile raffinato che ci ha ospitato e deliziato con piatti realizzati da materie prime fresche colte giornalmente, legate alla tradizione appenninica rivisitata in chiave britannica.

Lo Chef Ben Hirst, dopo essersi distinto per ben venticinque anni nel famoso ristorante Necci a Roma dal 1924, insieme a sua moglie Gaynor Moynihan oggi gestiscono la struttura in modo impeccabile dandogli quel tocco inglese e quella tinta magica della Belle Epoque dove tutto è eleganza e finezza.

Come anche il locale la CaciOsteria di Casa Lawrence che si trova sulla piazza principale dove, nella grotta naturale, si stagionano i formaggi dell’Azienda Agricola Pacitti. Tra quelli di pecora, capra e mucca, tutti a latte crudo, abbiamo assaggiato il Pecorino di Picinisco DOP, il Conciato di San Vittore, il Blu Valcomino, la Marzolina (presidio Slow Food) e altri prodotti territoriali tra salumi, prosciutti e vini.

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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