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LA VERTICALE DI FIORDUVA DI MARISA CUOMO: EMOZIONE LIQUIDA NEL BICCHIERE

Come poter evitare di cadere nella banalità, nella retorica apparente, raccontando un vino dotato di charme, di eleganza e mistero come quello creato dalla coppia inossidabile Marisa Cuomo ed Andrea Ferraioli? L’impresa sembra davvero ardua, sia per le tre tipologie di uve bianche selezionate, sia per il luogo incontaminato e duro come il granito (è proprio il caso di dirlo), sia per l’abile mano enologica del prof. Luigi Moio, sia infine per la pazienza nell’attendere risultati convincenti.

La cantina

La cantina

Tutto e il contrario di tutto si direbbe ed in effetti ciò che conta in una scelta vincente è proprio questo mix di elementi variegati, conditi senza ombra di dubbio da un po’ di fortuna (che aiuta sempre gli audaci).

Fenile e Ripoli (o Ripolo) neppure iscritti nel Registro Unico dei vitigni: Il Fenile dal grappolo spargolo dona note di biancospino, mela verde, mandorla e mineralità; va facilmente in surmaturazione arricchendo il gusto e l’olfatto di sbuffi mielosi. Il Ripoli invece vira maggiormente su fiori e frutta bianca semplici e immediati. L’ultimo in ordine (e anche l’unico riconosciuto in ambito nazionale) è la Ginestra, dai fiori gialli e frutta esotica, ma anche dall’espressione idrocarburica che rievoca sensazioni più germaniche.

Fermentazione in barrique a 12° C per 3 mesi, sosta in bottiglia ed il resto…è storia, proprio come storica è stata la verticale che ora mi accingerò a descrivervi in punta di piedi.

La verticale di Fiorduva

Partiamo dall’annata 2016, carica nel colore paglierino brillante, dal naso poderoso cavalcante erbe mediterranee, ginestra, camomilla, mela stark, nepitella, elicriso e vaniglia. Gusto vibrante di acidità agrumata al sapore lime e pompelmo giallo. Che lungo futuro gli si propetta davanti: 90/100 (e siamo soltanto agli inizi).

2015, ovvero storia di un colpo di fulmine…a ciel sereno! Oro a 24 carati, nota leggera di talco, balsamicità di origano e basilico, pera, arancia tarocca, lievemente boisè nel finale. Bomba dinamica, un ticchettio continuo di acidità e buccia d’arancia, sapidità ed essenze mielose. Perfettamente coerente merita un pieno 93/100.

2014, annus horribilis che neanche il Fiorduva poteva sconfiggere. Eppure, vedendo il bicchiere mezzo pieno, questo vino ci colpisce per la prontezza di beva e l’equilibrio nelle tre fasi degustative. La frutta è già esotica (maracuja, mango); i fiori sono giallissimi con note terziarie di cereali e burro fuso ed evidenti tostature che denotano la ricerca di sostegno ad un impianto di base piuttosto magro. Nonostante tutto 87/100 ben portati.

Fiorduva

2013, il colore è meno carico dei campioni precedenti, ritorniamo al naso su pesca melba, albicocche, ananas fresco, erbe officinali, rosmarino, origano, fiori di lavanda e zagara. Pepe bianco e noce moscata nel finale. Bocca succosa, polposa di pere Williams e tostature morbide, con spruzzi di sidro di mele e/o distillazione. Entrano in gioco finalmente gli idrocarburi. 91/100

2012, altrove troppo ricca e panciuta, qui invece da giovane puledro diventa vero e proprio cavallo di razza. Oro pieno, splendente, luce dei miei occhi incantati. Vapori inebrianti di cedro candito, ancora sidro di mele, talco profumato, miele di acacia. Sorso impagabile, fresco, energico, lunghissimo. Aromi finali di olive in salamoia, cioccolato bianco e ciliegie mature. 96/100.

2011, dopo l’assaggio precedente è veramente durissima essere imparziali. Evidenzio già note evolute, quasi di Riesling invecchiati, rosa canina e canfora. Molto timido all’apparenza, si apre poi con calma verso frutto della passione. Finale meno lungo, merita “soltanto” un 89/100

2009, quasi dieci anni e non sentirli. Completamente diverso dai campioni di prima (questo è il bello dei vini di Marisa Cuomo), esprime note da grande muffato, con frutta tropicale, boccioli di camomilla essiccati, pepe bianco a grani e vaniglia. Sorso appagante e caldo. Mandorla all’ennesima potenza in stile pan brioche. 92/100 davvero niente male.

2008, giallo topazio, annata non perfetta. I fiori diventano essiccati, c’è fieno, c’è timo, c’è maggiorana, c’è miele di millefiori. Chiosa su torrefazione, zafferano, nocciola e tabacco biondo. Sapido, rugginoso, intrigante nel complesso, ma un po’ corto. 86/100.

Finiamo con la 2007, “tu quoque Brute fili mi?” Ormai il tempo la fa da padrone assoluto; i sentori sono quasi di piena distillazione, di Calvados, scanditi soltanto da sbuffi muffati che ravvivano i nostri sensi ormai affaticati. Bocca da pesca sciroppata, zucchero di canna, caramelle d’orzo e cannella. Compensa con una elegante sapidità e con aromi finali di mallo di noce e torbatura dalla gradevole persistenza. 85/100 e non è poco.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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