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“La Sardegna di Vinodabere” a Roma: L’energia e il temperamento dei vini del Campidano di Oristano

 

I vini della Sardegna sono, senza dubbio, fra le eccellenze del nostro Paese. L’eterogeneità e le caratteristiche specifiche di ogni territorio, il clima e la ricchezza dei vitigni autoctoni che vedono le loro uve crescere sotto il sole e il vento sardo, fanno del vino prodotto in questa Regione un vero tesoro.

Per la prima volta Vinodabere ha portato a Roma nelle giornate del 21 e 22 gennaio l’enologia sarda attraverso la presenza di 40 produttori all’evento “La Sardegna di Vinodabere”.

Raccontereremo la storia e gli assaggi di alcune delle cantine presenti all’evento della sub-regione del Campidano di Oristano situata nella parte occidentale dell’Isola. È una terra ricca e articolata nella sua mappa idro-geografica: dalle zone costiere umide del Golfo di Oristano, alla Penisola del Sinis fino alla fertile Valle del fiume Tirso e alle pendici del Monte Arci. Per non parlare poi degli ambienti lagunari e stagnali che la rendono sede di importanti attività economiche tra cui la viticoltura.

Le Cantine in degustazione

Quartomoro-Arborea

 

Dalle parole di Alberto Cella figlio di Piero: “L’Azienda di Famiglia nasce nel 2010 dalla passione dei miei genitori, in particolare del mio babbo, consulente enologo di altre aziende vitivinicole della Sardegna, per dare valore ai vitigni autoctoni sardi, anche quelli meno conosciuti. Così che abbiamo acquistato dei vecchi vigneti, alcuni dei quali presi anche in affitto, per avviare la nostra Cantina.”

Ai nastri di partenza con 3 ettari, ad oggi la Famiglia Cella gestisce 12,5 ettari tra proprietà e affitti ed è in continua crescita. Da quest’anno verrà impiantato un ulteriore 1,5 ettaro di vigneto tra Vermentino e Bovale. Il Bovale è il vitigno a bacca rossa, sempre più valorizzato in questi ultimi anni e tipico dell’alto Campidano di Oristano, una piana che si affaccia sul golfo, tra mare e montagna, ai piedi del Monte Arci, un vulcano spento.

La maggior parte dei vigneti, ubicati in maggior misura intorno al corpo aziendale, viene coltivata su suolo vulcanico e caratterizza la sapidità dei loro vini. Nel tempo questo terreno si è modellato creando varie stratificazioni di sabbia mista a pietre, come pietra pomice, basalto sgretolato, ossidiana e trachite.

Grande appassionato di bollicine, papà Piero da subito ha introdotto una linea dedicata al Metodo Classico da uve Vermentino con almeno 24 mesi sui lieviti per la versione classica e 66 mesi sui lieviti per la Riserva, per la quale vengono selezionate poche bottiglie per ogni annata.

Partiti con una produzione di 5000 bottiglie nei primi anni, attualmente l’azienda ne produce circa 65000 l’anno.

 

“Memorie di Vite” è una parte della linea portata in degustazione all’evento. Sono tutti vitigni autoctoni sardi vinificati in purezza, da vigneti vecchi che hanno una fascia di età compresa tra i 35 e i 90 anni.

 

Ecco i vini assaggiati:

” Z Frizzante sui lieviti” da uve Vermentino rifermentate col fondo, coltivate a spalliera, allevate a guyot su terreno vulcanico. Abbiamo una base del Vermentino 2021 che rifermenta con mosto della stessa vigna ma della vendemmia 2022. Appena parte la fermentazione in vasca, il vino viene subito imbottigliato e vi rimane due mesi. Non viene eseguita la sboccatura, né filtrazione ed esce in commercio col fondo dei lieviti.

Un frizzante giallo paglia, con velatura di lieviti e bollicine vivaci che profuma di fiori freschi di primavera, di agrumi con un tocco di spezie. La beva è piacevole e leggera, agrumata con quella giusta acidità che conquista sempre più spazio all’ora dell’aperitivo.

 

 

Òrriu Vermentino “Un anno dopo” 2020, vinificato in acciaio affina 12 mesi in vetro.

È una versione più evoluta del Vermentino, dal profilo snello e beverino con inebrianti profumi mediterranei, balsamici e di frutta bianca. Il palato è dinamico e persistente, con una buona freschezza e mineralità ed una nota leggermente amaricante di mandorla, tipica di questa varietà. Struttura e consistenza lo rendono un prodotto gastronomico.

 

 

Òrriu Vernaccia “Sulle bucce” 2021, 36 ore di macerazione sulle bucce in fermentazione e affinamento in acciaio per 6 mesi. Di colore giallo paglierino scarico, nelle note olfattive regala sensazioni intense, di fiori come le ginestre quasi appassite, di frutta gialla matura come la mela cotogna, ricordi di gelatina di pera e di erbe aromatiche.

Si tratta di un bianco strutturato, dal sorso quasi masticabile, vibrante di freschezza e di sapidità, dall’aroma intenso e di grande personalità.

 

 

Memorie di Vite Semidano 2020 proveniente da vigna vecchia su terreno sabbioso che scende dalla valle verso il mare, macerazione sulle bucce di qualche giorno, affina in acciaio. Note erbacee, di fiori selvatici e un’evidente speziatura. Sorso sapido, lungo con un piacevole sottofondo salmastro. Un vino di carattere.

 

Memorie di Vite Bovale 2021 allevato su suolo vulcanico ad alberello di 60 anni, affina in acciaio e 25% in barrique rovere francese usate.

Di un bel colore rosso rubino violaceo, stratificato e complesso, di fiori e frutti rossi, balsamico con cenni minerali. Un vino elegante dalla succosità intrisa di sapore con un tannino setoso. Grande potenza estrattiva.

 

 

Memorie di Vite Monica di Sardegna 2019 – solo acciaio.

Dallo stesso vigneto del Bovale c’è qualche filare di Monica, tradizionale vitigno a bacca rossa diffuso a partire dal centro fino al sud della Sardegna.

Di colore rosso rubino scarico, il profumo è fresco e fragrante, di ciliegie e piccoli frutti rossi, arricchito da sfumature erbacee. In bocca, la sua struttura mostra un bel carattere elegante, delicate morbidezze e grande scorrevolezza.

 

Azienda Contini – Cabras

 

Andrea Balleri, Brand Ambassador di Contini mi racconta:

“Prima Azienda fondata in Sardegna nel 1898 da Salvatore Contini a Cabras in Prov. di Oristano di circa 230 ettari. Abbiamo diverse tenute in tutta l’isola ma il fulcro è nella zona di Cabras dove ci sono i due vitigni che sono un po’ la nostra storia, la Vernaccia di Oristano – prima Doc sarda riconosciuta nel 1971 – e il Nieddera, dalla parola Nieddu che in sardo vuol dire Nero, un vitigno a bacca rossa diffuso, con un centinaio di ettari, per lo più nell’oristanese”.

 

Cabras è una zona sabbioso-argillosa con qualche marna calcarea e gran parte dei vigneti di Vernaccia sono coltivati ad alberello, hanno molti anni e le rese sono molto basse, 35-40 quintali/ettaro.

Balleri prosegue nel suo racconto: “Negli anni ’80 la Vernaccia di Oristano ha avuto un crollo vertiginoso, gli ettari sono notevolmente diminuiti e molte aziende hanno chiuso. Oggi ce ne sono solo 7 che producono Vernaccia di Oristano Doc.

Negli anni 2000 poi ci siamo detti “andiamo a fare un vino bianco, senza processo di ossidazione, ma con una vendemmia anticipata della Vernaccia unita al Vermentino” ed è così che è nato il nostro Karmis. Questo ci ha permesso di salvare l’azienda”.

 

L’azienda Contini è sinonimo di Vernaccia aeternum, ha un forte legame con la tradizione e la propria Terra ma in continua sperimentazione e innovazione.

 

Iniziamo gli assaggi con Karmis Cuvée 2021 70% Vernaccia 30% Vermentino da vendemmia ritardata di pochi giorni che regala una leggera nota abboccata. Matura sui lieviti in acciaio.

Particolare è l’etichetta che riprende il simbolo di Cabras da un quadro di Antonio Corriga e rappresenta il Fassone, un’imbarcazione fatta in falasco e utilizzata dai pescatori sullo stagno Mari Pontis, uno dei più grandi d’Europa, dove si pescano i murgini per produrre la bottarga.

Un calice solare e mediterraneo, un matrimonio d’amore tra le due varietà che regala un profumo delicato al naso di fiori bianchi, scorze d’agrumi e frutta tropicale (ananas). In bocca si dimostra equilibrato, morbido, di grande pienezza e sapidità.

 

 

Vernaccia di Oristano Doc “Flor” 2019, un vino in ossidazione di 15° che affina 3,5 anni in caratelli  scolmi di castagno di 120 anni (ormai introvabile e costoso) e di rovere francesi (Limousin e Tron¢ais),  riempiti al 70/80% del suo volume al fine di consentire la formazione in superficie di una coltre bianca ovvero dei lieviti “Flor”. Non sempre a quanto pare l’ossigeno è il peggior nemico del vino e quando interagisce, come in questo caso, regala profumi inequivocabili. È uno dei vini più longevi al mondo, nato ossidato e riserva sensazioni e emozioni entusiasmanti a partire dal suo colore dorato con riflessi ambrati.

Naso ampio ed etereo, caratterizzato da note di caramello, fiore di mandorlo e albicocca disidratata. L’ingresso al palato è molto intenso, freschezza e sapidità si rincorrono e la chiusura è leggermente ammandorlata.

 

 

Vernaccia di Oristano Riserva Doc 1997 di 18 gradi, questi sono i migliori grappoli affinati per 25 anni in vecchie botticelle di castagno del Montiferru scolme. 3400 bottiglie uniche che si producono solo nelle annate migliori.

Un percorso sensoriale nell’ossidazione di questo calice, che sciorina all’olfatto dai fiori appassiti alla frutta disidratata, come le pere, all’uva sultanina, alla frutta a guscio secca, alla carruba e liquirizia. Freschezza e sapidità controbilanciano le morbidezze in maniera eccelsa. Strepitoso vino da meditazione.

 

 

Vernaccia di Oristano “Antico Gregori” Riserva Doc 1979 18,5°

I Gregori sono i vigneti più pregiati della Vernaccia della bassa Valle del Tirso, coltivati su terreno sabbioso ideale per questa varietà e vendemmiati tardivamente. È una riserva stratosferica lasciata ad arricchirsi, come d’abitudine, in caratelli di legno pregiato scolmi. Sono solo 2700 le bottiglie prodotte che racchiudono tutta la storia di questa Cantina e della sua Vernaccia di Oristano.

Fino a sette anni fa, questo vino era un solera al 100% senza annata in etichetta, poi il disciplinare ha reso obbligatorio almeno l’85% di un millesimo. Per cui, nell’attuale 1979 troviamo l’85% di questa annata e il restante 15% è un solera di nove annate diverse, dove la più giovane è la 78 e le più vecchie sono la 1910 e 1920 (2%).

Andrea Balleri mi confessa: “Degli anni ’80 non c’è un’annata eccellente per cui non si potrà fare Antico Gregori”.

È un vino di rara complessità e finezza, ammaliante nelle sue note di nocciole e miele, frutta disidratata come le albicocche, perfettamente integrate alla frutta tropicale, ai fiori appassiti con nuances di liquirizia.

La cosa sorprendente è l’acidità altissima che continua ad avere dopo 40 anni sorretta da persistenze lunghissime.

Il calore del sole che sorprende la freschezza della brezza marina come quasi a corteggiarla trovando la via della corrispondenza e dell’equilibrio.

 

 

I Giganti Rosso Tharros Igt 2020, 85% Nieddera 15% Caddiu (solo 2 ettari in totale di questo vitigno autoctono ormai quasi estinto). Affinamento 12 mesi tra barrique e tonneau e 6 mesi in bottiglia.

Le uve del Caddiu vengono raccolte surmature che in combinazione con il Nieddera, un vitigno molto erbaceo e tannico, rendono più morbido il vino.

All’olfatto si apre su note di frutta matura, come prugna e ciliegia, più densa al palato, dolcemente speziato. Pieno ed intenso in bocca con sentori di ciliegia nera, sigaro e cioccolata nera.

Questa bottiglia è dedicata al ritrovamento, durante una vendemmia a Cabras nel 2014, dei Giganti del Monte Prama, statue in arenaria alte 2,40 metri e risalenti al 3000 a.c. Una delle scoperte più importanti per la Sardegna.

 

 

‘Inu Cannonau di Sardegna Doc Riserva 2018. Le uve provengono da una vigna in Ogliastra di 80 anni coltivate ad alberello. Affina 12 mesi tra barrique e tonneau, 6 mesi minimo di bottiglia.

Il Cannonau, il più antico vino del Mediterraneo, regala note fragranti di prugna matura e di mora selvatica, tendenti alla confettura. Il suo sorso è appagante, ricco di spezie dolci accarezzate da sfumature terziarie. Una bella struttura e nello contempo eleganza che si lasciano legare per l’eternità da un tannino levigato.

 

 

Silvio Carta – Zeddiani

 

Parlarvi di Silvio Carta è un onore. Grande produttore di vino, distillati e liquori con un’Azienda nata negli anni ’50. Iniziò la sua attività vinificando e affinando la Vernaccia di Oristano fino agli anni’ 80, anni in cui con il crollo della produzione di questa varietà, le idee si spostarono sulla distillazione. Oggi è conosciuto in tutto il mondo per Gin,  Vermouth, Grappa, Amari, Acquavite, Mirto, Limoncello, con le bellissime etichette comunicative che possiamo ammirare sulle sue bottiglie.

Dieci ettari di proprietà con limoni, liquirizia, Ginepro e tutte le botaniche spontanee raccolte fresche in tempo reale e utilizzate per fare gli infusi da impiegare nei suoi prodotti.

Nella produzione del vino, si scelgono uve in Gallura e verso Alghero, nelle zone più vocate e si lavorano nella propria Cantina.

 

Si comincia dall’Amaro “Bomba Carta” ottenuto dalla combinazione di miele di corbezzolo di Sardegna e l’infusione di erbe endemiche spontanee.

Un profumo intenso mi colpisce il naso sprigionando note vegetali ed erbe officinali, come eucalipto, genziana, liquirizia accompagnate dalle note dolci del miele.

Delicato al palato nonostante i suoi 33 gradi, provoca un’esplosione di note fresche e amare della macchia mediterranea sarda. La natura selvaggia è perfettamente bilanciata dal sapore dolce e raffinato del miele di corbezzolo. Il finale è decisamente balsamico.

 

 

Vermouth Servito bianco

Nato dal “dimenticatoio” di alcuni recipienti durante la seconda guerra mondiale, questo Vermouth è ottenuto, tramite una ricetta antica, da una base di vino, zucchero, infusi di erbe, piante aromatiche e alcool.

Al naso è delicato, profumato, essenze di macchia mediterranea e scorza d’agrume, insieme ad erbe aromatiche e sbuffi balsamici. Il sorso è raffinato con note chinate, di canditi come cedro e arancia. La sua intensa fragranza si nasconde tra l’erba, ma il vento ne sparge il suo profumo e le sue dolci note saline mi arrivano dritte al cuore.

 

 

Grifu Pilloni Gin

Stregata da questo gin che prende il nome dal leggendario contrabbandiere sardo, Efisio Pilloni, soprannominato appunto “Grifu”, è composto da erbe spontanee, in particolare da una salvia endemica.

Un tripudio di profumi delicati che portano dalle foglie di mirto al finocchietto selvatico, profumi che hanno un sentore antico come questa terra. In bocca non si avverte il suo grado alcolico per la sua morbidezza e finezza chiudendo con un tenue e vellutato ginepro e una bella sensazione salina. Un vero gioiello.

 

 

Vernaccia di Oristano Doc Riserva 1968 affinata in botti di castagno scolme. Etichetta dedicata ai genitori e a quell’anno, il 1968, che ha contrassegnato tanto quest’Azienda quanto l’intero mondo. “Un vino da vivere” come dice Silvio Carta.

Nel calice, di colore ambrato intenso, si aprono note di resina, pino, sottobosco, miele di castagno, in un caleidoscopio di sensazioni che inebriano l’olfatto interprete di un’antica traduzione. In bocca tende alla complessità e alla dolcezza, con sentori di caffè e tabacco. Sorprende la sua scia salina che dona un finale prezioso che non si esaurisce mai.

 

 

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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