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Kilchoman: la più giovane distilleria di Islay, nata per fare il whisky “come si faceva una volta”

La distilleria Kilchoman è la distilleria in attività più giovane di Islay, essendo stata inaugurata solo recentemente, a fine 2005, dopo oltre 120 anni che non venivano aperte nuove distillerie sull’isola. Il nome deriva da un monaco, poi santificato, Choman (o Comano in italiano) fratello dell’Abate dell’isola di Iona (a nord di Islay), che approda ad Islay nel 688 d.c. (i monaci viaggiavano per motivi religiosi, per convertire le genti al cristianesimo) dove fa costruire una chiesa: in questa zona è stata costruita la distilleria.

Non è affacciata direttamente sul mare – come quasi tutte le altre distillerie su Islay – ma dista solo poche centinaia di metri dalla costa di Islay più esposta verso l’Oceano Atlantico: Machir Bay. In quel punto l’oceano Atlantico si estende fino al Canada…quindi una massa d’acqua enorme che genera un flusso di correnti intenso verso terra e verso la distilleria, contribuendo a formare il carattere marino e salino dei whisky Kilchoman.

Vista della distilleria Kilchoman e lo sfondo della baia Machir Bay


Kilchoman viene costruita nel 2005 da Anthony Wills (ex commerciante di whisky e imbottigliatore indipendente), con l’obiettivo di fare un whisky la cui catena di produzione sia tutta realizzata su Islay, di avere cioè – come si faceva una volta – una distillery farm (il perimetro della distilleria ingloba la fattoria Rockside) che produce il suo orzo, lo malta e ne ricava poi il whisky. Questa filiera produttiva è stata in effetti realizzata, ma solo per una piccola parte della seppur limitata produzione della distilleria: la selezionata linea di whisky denominata “100% Islay”. L’orzo coltivato nella Rockside farm non è infatti sufficiente a soddisfare tutta la produzione aziendale, per la quale si ricorre al supporto della malteria Port Ellen di Islay, che (utilizzando orzo proveniente da tutto il Regno Unito) rifornisce in pratica quasi tutte le distillerie dell’isola.
Tra le peculiarità produttive della distilleria c’è il ciclo di fermentazione del malto: di 85 ore, il più alto di Islay. Questa metodologia, ispirata ai metodi tradizionali di lavorazione del malto, permette di avere un altissimo profilo aromatico, con dei congeneri molto sviluppati = grande ventaglio di aromi.

In primo piano il mash-tun che contiene la miscela di malto e acqua, in fondo gli alambicchi di distillazione

 

Inoltre le botti utilizzate per l’invecchiamento del whisky, che sono per l’80% di ex bourbon provenienti dall’americana Buffalo Trace, sono – su indicazione della Kilchoman stessa – spedite intere (senza prima smontarle come d’uso), magari con qualche mezzo litro di bourbon ancora dentro, così da conservare ed esaltare gli aromi del bourbon nei whisky che vi andranno a maturare.


Curiosità: quando hanno iniziato la loro avventura, a Kilchoman dicevano – scherzando ma non troppo – che si ispiravano alla distilleria di Ardbeg (una delle più famose dell’isola), spiegando che volevano fare “un Ardbeg buono”.

La gamma produttiva è costituita da tutti whisky giovani (nel senso di prima uscita e di pochi anni) e lo stile cambia ogni anno, ad ogni release, anche se hanno la stessa etichetta, proprio perché le botti sono poche e ogni anno se ne usano di diverse per lo stesso prodotto. Fare whisky che dopo pochi anni fossero già “maturi”, pronti per essere messi in commercio, è un altro degli obiettivi – questo pienamente raggiunto – che si era posto il proprietario Anthony Wills.

Di seguito la descrizione dei principali whisky del core range.



Machir Bay , alcol 46%: da botti di 3-4-5 anni, un mix di ex bourbon (90%) ed ex sherry(10%). Sentori agrumati al naso, malto fresco, vaniglia e torba molto intensa (questi whisky, tranne il 100% Islay, sono fatti con il malto torbato di Port Ellen, uguale a quello della distilleria di Ardbeg, a 50 ppm); essendo maturato quasi tutto in botti ex bourbon ci sono al palato i classici aromi di vaniglia e miele, seguiti dal tocco indotto dall’ex sherry: spezie e frutta. Finale molto persistente.


SANAIG, alcol 46%: uscito nel 2016, è complementare nella composizione al Machir Bay: botti ex sherry (70%) ed ex bourbon (30%). Le componenti dello sherry sono mitigate dal 30% ex bourbon. Al naso frutta cotta, caramello e prugne secche con note affumicate. Nel palato caramella mou e agrumi con sfumature dolci e torbate. Il prodotto meno complesso della gamma.



Loch Gorm, alcol 46%: maturato completamente in ex sherry oloroso (5-6 anni di invecchiamento), più convincente del Sanaig. Profumi di agrumi dolci stemperati da note marine di alga e bacche. Si sente molto nel palato la componente speziata dello sherry: cannella e uva passa, insieme a frutta scura e agrumi. Chiude con note di cioccolato e torba.


100% Islay 8 release, alcol 46%: da botti ex bourbon first fill e refill con una piccola percentuale di sherry. Gli aromi di questo whisky cambiano rispetto agli altri perché la lavorazione è differente:
– è fatto con il malto proprio, coltivato nella fattoria Rockside: il malto coltivato su Islay è più profumato e floreale.
– È stato fatto con botti che hanno superato la maturazione completa, di più di 9 anni.
– La torbatura è diversa: a 20-25 ppm invece dei 50 ppm del malto di Port Ellen.
Al naso la torba risulta meno invasiva, più morbida, spicca la parte agrumata; al palato ricorda una crostata alla frutta, leggermente oleoso, ha un finale lungo, interessante.

Ci sono poi gli imbottigliamenti single cask (il whisky viene imbottigliato così come esce da una singola botte e a grado pieno), che di solito (nelle altre distillerie) vengono fatti in maggioranza da/per gli imbottigliatori indipendenti, ma nel caso di Kilchoman è l’opposto: l’80% degli imbottigliamenti single cask sono ufficiali della distilleria. Questo succede con tutte le distillerie giovani che non hanno botti in eccesso da cedere agli indipendenti (es. Laphroaig in 200 anni ha fatto circa 30 imbottigliamenti single cask ufficiali, Kilchoman in 15 anni ne ha fatti già 770 circa).


Uno dei più recenti imbottigliamenti single cask è quello fatto per Beija-Flor, l’importatore della Kilchoman per l’Italia. Un whisky di 6 anni.
100% Islay bourbon single cask 2012-2018 – Kilchoman for Beija Flor, alcol 58,1%: colore oro chiaro, quasi trasparente. Sentori di vaniglia, buccia di pera, malto fresco, acetone, alga, freschezza agrumata e delicato fumo di torba. Il sorso è caldo, di grande pulizia, con aromi di malto, caramella al miele e vaniglia; finale lungo, dolce e fruttato (pera con note agrumate).


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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Laureato in Fisica, con un passato di marketing manager nel settore Servizi e Innovazione di una società leader di telecomunicazioni, oggi critico enogastronomico per passione. Scrivo di Vino, Distillati ed Olio sulla testata giornalistica Vinodabere (www.vinodabere.it). Collaboro anche con le testate di settore “Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it)”, “Bordolese ( www.bordolese.it )” ed “Epulae (www.epulaenews.it)”. Giudice per il concorso internazionale Grenaches du Monde. Assaggiatore per la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso. Sommelier AIS dal 2001, Sommelier AISO dell’Olio e degustatore per la Regione Lazio.

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