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Il valore del brand Etna (che ancora non c’è), il vino e l’enoturismo dopo il Covid

Il 2020, si potrà definire per il mondo del vino (e non solo per esso) una sorta di nuovo anno zero, poiché causa di forza maggiore molti eventi (anche di interesse nazionale ed internazionale), sono stati annullati, causando non poche difficoltà per le vendite, la riconoscibilità, la pubblicità, il poter assaggiare vini poco conosciuti e tutte una serie di conseguenze avute dall’effetto domino del doversi fermare, a causa della pandemia. In chiusura della VINIMILO 2020, l’argomento è stato affrontato e discusso durante il convegno su “Il valore del brand, il vino e l’enoturismo dopo il Covid”. A fornire i primi dati ed a illustrare la situazione di fatto è stato il Prof. Rosario Faraci docente della facoltà di Economia dell’Università di Catania. La valutazione data dal Prof. Faraci si è basata sui dati attuali e su una valutazione resa facilmente comprensibile a tutta la platea, tramite semplici ed esaustivi esempi. Ancora non si può parlare di un brand Etna, a seguito di mancanza di fare sistema e di politiche di marketing, oltre alla mancanza di un marchio che faccia riconoscere il prodotto. L’esempio portato dal  Prof. Faraci è stato quello del Gallo Nero, che identifica il Chianti Classico e garantisce una omogeneità, oltre a dare maggiore importanza e valore commerciale al prodotto. A tal proposito basti pensare che se vi fosse una richiesta di 2.000.000 di bottiglie di Etna Rosso D. O. C. e/o di Etna Bianco D. O. C., nessun produttore dell’Etna potrebbe soddisfare tale richiesta, ma solo tutti i produttori dell’Etna messi insieme potrebbero raggiungere un quantitativo simile, ma senza un marchio che li accomuni. Cosa che invece il Chianti Classico tramite il suo marchio potrebbe garantire. È vero che i valori per i vigneti sono in crescita, ma allo stesso tempo rispetto a veri e propri esempi di brand enologici, come il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Prosecco di Valdobbiadene (per rimanere in ambito nazionale), la discrepanza è notevole. Tutto questo deriva notevolmente dalla carenza di marketing che a sua volta è causa di come ancora non si possa parlare di brand Etna. Se il riconoscimento UNESCO ed i paesaggi vulcanici, dovuti a continue eruzioni dell’Etna forniscono un valore aggiunto, richiamando turisti, la mancanza delle politiche di marketing e del brand, in parte vanificano quanto di buono c’è. Altro esempio chiarificatore di quanto riportato è stato il film Un’ottima annata, che in Provenza ha portato un impulso notevole sia per il turismo, sia per il vino. Quindi anche a seguito di quanto causato dal Covid, è necessario affrontare le eventuali carenze riscontrate ed apportare i  dovuti accorgimenti per poter ripartire il prima possibile e con standard di mercato di maggior valore commerciale e di importanza.

La replica da parte di Maurizio Lunetta, direttore Consorzio Etna D. O. C. è stata che pur mancando il brand, il territorio ed una ragguardevole quantità di prodotti (in questo caso i vini), l’Etna riesce a primeggiare in Sicilia, poichè ricopre il 5% di mercato regionale (pur essendo il territorio etneo non vastissimo) ed ha ampi margini di crescita, poichè la D. O. C. Etna è abbastanza recente.

Gina Russo, in qualità di Presidente Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, ha puntualizzato come il turismo enogastronomico, si basa su turisti di medio – alto target economico, che garantiscono una vendita dei prodotti e che danno visibilità oltre ai confini nazionali (considerando che la gran maggioranza sono turisti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti). Proprio per questo la Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, sta portando avanti delle attività per la protezione del territorio (tramite Etna Ambiente, per la segnalazione e la rimozione delle discariche abusive), sta cercando di modificare il modo di fare degustazioni, anche in luoghi aperti, al fine di garantire quanto stabilito dalle normative nazionale e regionali in merito al Covid.

Da quanto detto e riportato, sia nella parte iniziale, che nelle repliche date da Maurizio Lunetta e da Gina Russo, sembra che il poter creare un marchio identificativo, l’avere una politica di mercato ed il fare sistema (il tutto si tradurrebbe nel poter essere individuati come brand), possa fornire ulteriori vantaggi, per il turismo, per i prodotti, e sarebbe un trampolino di lancio per iniziare la scalata verso realtà enologiche che vengono riconosciute in tutto il mondo, non solo per i luoghi, ma soprattutto per i vini prodotti.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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