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Il Nebbiolo elegante ed emozionante di Torraccia del Piantavigna

La cantina di Ghemme pone l’Alto Piemonte, figlio del Monte Rosa e del SuperVulcano all’attenzione degli appassionati dei vini raffinati.

 

L’Alto Piemonte

Monte Rosa

L’Alto Piemonte, quello vicino al Monte Rosa, è un territorio molto particolare, plasmato dai vulcani, dal Monte Rosa, dal fiume Sesia, fatto di colline dove nascono “uve nere che danno vino da località fredde”, come scriveva nel I Secolo D.C. Columella, che per molti winelovers esprime qualità ed eleganza enologica ancora da scoprire in tutta la sua potenzialità. L’Alto Piemonte è un patchwork geologico unico: tutto ebbe inizio con una devastante eruzione vulcanica che generò un’immane colonna di fumo e detriti destinati a ricoprire l’intero territorio. Fu l’ultimo atto, 280 milioni di anni or sono, di un SuperVulcano, ora attrazione scientifica e turistica del Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark; si prosegue con gli scontri tra le placche tettoniche europea e africana che diedero origine alla Alpi, che prima sollevarono e poi depositarono su un lato il SuperVulcano, portando in superfice il mantello terrestre che in genere si trova a molti chilometri sotto la crosta, situazione molto fuori dal comune. In seguito, l’azione dei ghiacciai e dei relativi fiumi ha plasmato queste terre, un misto di vulcanico, argilla, tratti morenici, porfidi e graniti, sedimenti marini, depositi alluvionali e fluvioglaciali, molto ricche di sali minerali, molto acide.

Sullo sfondo il maestoso massiccio del Monte Rosa che funge da barriera naturale contro i venti freddi settentrionali e le valli alpine che assicurano ventilazione, temperature fresche e tanta escursione termica. I suoli e il clima donano ai vini dell’Alto Piemonte profumi intensi e fini, energia, freschezza vibrante, sapidità profonda, struttura ampia ed elegante.

 

La Cantina

E alla sinistra del Sesia ecco Ghemme, piccola Docg, terra vocata alla viticoltura, clima fresco, sensibili escursioni termiche diurne-notturne, grazie alle correnti fresche provenienti dalle vicine Alpi per generare vini di prolungata giovinezza. Coltivati su un terreno fluvio-alluvionale, relativamente acido e ricco d’argilla, i vigneti beneficiano del buon drenaggio dei pendii collinari.

Eleganza, complessità, freschezza, longevità: sono i tratti che desideriamo esprimano i vini, soprattutto nelle versioni che, prima di presentare ai nostri affezionati clienti, affiniamo per molti anni nelle grandi botti di Allier della storica Cantina e successivamente ancora per lungo tempo anche in bottiglia. L’obiettivo è che risultino coinvolgenti anche per i palati più raffinati, esprimendo il terroir del Ghemme, la nostra versione del nebbiolo più identitaria, che siamo soliti definire figlio del Monte Rosa e ovviamente del SuperVulcano” raccontano i titolari della cantina Torraccia, Alessandro Francoli e Giacomo Ponti, aggiungendo: “Il cambiamento climatico ha proiettato questa storica zona enologica piemontese al centro dell’attenzione degli appassionati grazie al microclima che permette produzioni molto raffinate a scapito di concentrazioni pesantezze. È un Piemonte nuovo ed elegante quello che stiamo presentando e che stupisce ed incuriosisce tutti i winelovers”.

A Ghemme si coltivano principalmente nebbiolo e vespolina; al primo il particolare terroir dona l’espressività terrosa, l’agrumata freschezza, la struttura elegante, meno potente dei cugini delle Langhe, che sboccia dopo affinamenti lunghissimi. I grappoli compatti ed un po’ alati del nebbiolo di Ghemme sono raccolti tra gli ultimi in Piemonte beneficiando delle brume autunnali che esaltano gli sbalzi termici.

La Cantina nacque per iniziativa di Pierino Piantavigna, che 70 anni fa piantò il primo vigneto nei pressi del seicentesco castello di Cavenago: nel 1997 il nipote Alessandro Francoli, presidente delle Distillerie Francoli, diede vita all’attuale Torraccia del Piantavigna. Nel 2015 si aggiunse la famiglia Ponti, anch’essa di Ghemme e proprietaria della storica azienda di aceti e conserve, che già aveva assegnato a Torraccia del Piantavigna la gestione dei propri vigneti. Oggi la Cantina produce 190 mila bottiglie su 40 ettari vitati.

Altra importante declinazione del nebbiolo di Torraccia è quella di Gattinara, situata sull’altro versante della stessa collina, per vini celebrati da tanto tempo.  Le ripide colline di Gattinara sono più vicine alla catena alpina e meno esposte alle correnti fresche del Monte Rosa. Il terreno è di origine vulcanica, ricchissimo di minerali e con acidità pronunciata. Terreno sassoso e poroso, che favorisce un drenaggio idrico rapido che può mettere a dura prova la forza della vite, specie durante le stagioni siccitose. Ne derivano grappoli con acini più piccoli e con minor capacità di diluizione dell’alto contenuto di tannini presente in queste uve, da cui nasce il carattere austero del Gattinara.

 

Il nebbiolo di Torraccia del Piantavigna

Ci accompagna nella degustazione dei vini Mattia Donna, enologo della Cantina.

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Barlan Rosato 2025 Colline Novaresi DOC

100% nebbiolo. Mattia Donna ci tiene a precisare che per questo rosato usa il meglio dell’uva dal vigneto Maretta, 4 ettari a Ghemme, curato secondo i principi dell’agricoltura ragionata, come tutti i 40 ettari di vigneti della Cantina, una serie di pratiche agronomiche a basso impatto ambientale, eseguite solo se e quando servono, nel pieno rispetto della natura. 5 mesi in acciaio e un mese in bottiglia per un bel rosa antico con riflessi ramati, profumi pieni e croccanti di frutta e fiori e un bel palato fresco, sapido, strutturato ed equilibrato. Rosato piacevole e versatile.

Nebbiolo  2024 Colline Novaresi DOC

100% nebbiolo dal vigneto Maretta, criomacerazione, svinatura precoce per non far emergere le componenti austere del nebbiolo, fermentazione e malolattica in acciaio, rapido passaggio in rovere francese di Allier di media capacità, un mese in bottiglia.

Neb è giovane, profumato e iper bevibile. Rubino con riflessi violacei, naso di lampone, viola e cenni balsamici. Al palato è molto gradevole, in equilibrio tra la struttura nebbiolesca e i rinomati tannini del vitigno, qui delicati, morbidi e a sostegno del sorso. Vino di ottima sapidità, capace di stimolare le ghiandole salivari per pulire completamente il palato tra un sorso e l’altro.

Ghemme 2020 DOCG

90% nebbiolo 10% vespolina dalle particelle Poncioni e Vigne Le Vecchie dei vigneti di Ghemme. Rese sotto i 50 quintali/ettaro. Fermentazione e malolattica in inox. Invecchia almeno 4 anni in rovere francese di media dimensione, poi sei mesi in bottiglia. Non è solo il rosso rubino con riflessi aranciati bello e pieno grazie alla vespolina che preserva il corredo antocianico del nebbiolo; non è solo il naso elegante ed intenso di viola, liquirizia, corteccie, balsamico e minerale; non è solo il palato asciutto e corposo, con tannini morbidi, colpisce l’ampia struttura resa leggera dalla vibrante acidità che conduce alla consapevolezza dell’ottima bevibilità e della longevità che attende questo Ghemme.

Gattinara 2020 DOCG

100% nebbiolo dai vigneti Gerbidoni e Lurghe del comune di Gattinara su suoli di porfidi e quarzi. Rese 45 quintali/ettaro. Vinifica in inox, poi malolattica. Affina almeno 3 anni in rovere francese di medie dimensioni. Infine, 6 mesi in bottiglia. Tipico nebbiolo piemontese di razza, subito austero, che non parla ma sussurra, ma se lo attendi ti svela la sua piacevolezza ed eleganza. Rubino con riflessi aranciati. Profilo olfattivo fine e complesso di viola, rosa, spezie scure, composta di frutta rossa, lievemente mentolato. Il sorso arriva sul palato pieno, ampio, con sapidità, freschezza e tannini legati sinergicamente, dinamico nelle sue componenti che si muovono sul palato senza mai perdere le connessioni. Emozionante e longevo.

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Nato a Gragnano, capitale della pasta, in seguito vive in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Torino, con lunghe frequentazioni di Milano e Roma: in definitiva un cosmopolita. Benché la passione per il vino lo colga giovanissimo, alla prima vista delle bottiglie e dei bottiglioni che circolavano in casa, si dedica ad altro. Esperto economico e finanziario, giornalista di economia e finanza, l’aver tenuta viva la fiamma della bevanda di Bacco lo conduce in AIS Piemonte, dove consegue il diploma di Sommelier e, in seguito, di Degustatore. Vicepresidente dell’Associazione Stampa Subalpina, Consigliere del Centro Studi per il giornalismo Gino Pestelli, Presidente del Collegio Sindacale del GEI Gruppo Economisti d’Impresa, scrive di vino su varie testate, con l’obiettivo di far conoscere i territori, le persone e le culture del nostro Bel Paese.

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