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I vini di Giovanni Abrigo, a Diano D’Alba, patria di grandi Dolcetto e raffinati vini di Langa

il Trimani Wine Bar è uno dei primi locali di questo genere aperti a Roma e, soprattutto, uno dei pochi dotati di un’ampia sala da degustazione. In questo ambiente, confortevole e professionale al tempo stesso, si è svolta qualche giorno fa una interessante degustazione dei vini di Giovanni Abrigo, storica azienda delle Langhe nota in particolare per la produzione di Dolcetto D’Alba a cui affianca Nebbiolo e Barbera come vini rossi, Arneis e Favorita (derivazione locale del vermentino) come bianchi.
Fondata 51 anni fa, è nata come azienda policolturale, dove, oltre ai vini di cui sopra, veniva allevato bestiame e prodotta frutta come la nocciola del piemonte I.G.P. Oggi l’azienda è gestita in modo corale da tutta la famiglia Abrigo: Giorgio e Paola, prosecutori dell’attività del fondatore Giovanni, i loro figli Giulio e Sergio diplomati enologi alla scuola di Alba.


È Giulio che ci accoglie al Trimani Wine Bar e ci illustra la storia dell’azienda, le caratteristiche del territorio e dei vini. I circa 14 ettari vitati (età media 30 anni) danno origine a circa 60.000 bottiglie l’anno e si trovano nei comuni di Diano d’Alba (9 ha), Grinzane Cavour (1 ha), Roddi (2 ha) e a Novello (2 ha) in località Ravera, dove viene prodotto l’omonimo Barolo. L’altitudine dei terreni varia da 400 a 450 metri s.l.m. La lavorazione delle uve è tutta manuale, in modo che l’uva che arriva in cantina sia in salute ed i grappoli siano perfetti.


L’azienda non è certificata biologica ma tutte le pratiche sul terreno (lotta integrata, inerbimento naturale tra i filari) e in cantina sono volte a mantenere inalterato il prodotto che la natura fornisce: il livello di solforosa nei vini è tre volte inferiore ai limiti consentiti. La nuova cantina, progettata e realizzata con metodologie ecosostenibili, è il fiore all’occhiello di questa filosofia: suddivisa in tre ambienti separati, per la vinificazione, l’affinamento e l’imbottigliamento, è in parte interrata e sfrutta così le caratteristiche pedoclimatiche della zona per mantenere gli ambienti ad una temperatura costante e con il giusto grado di umidità.


I vini portati in degustazione sono stati due Dolcetto, un Nebbiolo ed il Barolo. Queste le mie impressioni sui vini.

Tutti i vini assaggiati sono caratterizzati da raffinatezza, “leggerezza” e scorrevolezza di beva, che sono un po’ il marchio di fabbrica di questa azienda che rifugge dagli stili iper concentrati e iper fruttati, segnati dal legno, che manifestano alcuni Dolcetto in particolare (ma oggi se ne trovano sempre meno, per fortuna..). Obiettivo dichiarato è che i loro vini evidenzino e mantengano le caratteristiche varietali del vitigno, del territorio e dell’annata.


Dolcetto di Diano D’Alba “Sorì dei Crava” 2018, 13,5% – (Dolcetto 100%). 6000 bottiglie ottenute dalle migliori uve dell’omonima parcella situata a Diano d’Alba (resa 80 q.li/ha). La macerazione di 5-6 gg induce una limitata estrazione dei tannini. È affinato in acciaio fino all’estate successiva la vendemmia. Profumi di frutta rossa fresca (ciliegia), bacche ed erbe di campo; conserva una leggera vinosità. Il sorso è scorrevole, fresco e fruttato; l’acidità discreta è in equilibrio con la delicatezza dei tannini. Il finale con ritorni di ciliegia e di mandorla. Questo prodotto incarna per l’azienda il concetto classico di Dolcetto: un vino dai sapori semplici, netti, di pronta beva, da consumare giovane, entro 2-3 anni dalla vendemmia.

Dolcetto di Diano D’Alba Superiore “Garabei” 2017, 14% – (Dolcetto 100%). “Garabei” è il nome che indica la vigna più vecchia (più di 50 anni) dell’azienda, situata all’interno dell’appezzamento (MGA) Sorì dei Crava, su una collina molto ripida, con il terreno  caratterizzato da strati di sabbia alternati ad arenarie grigie dette Arenarie di Diano; tutti elementi che donano complessità al vino. È affinato in vasche di cemento fino all’estate successiva la vendemmia, rimane in bottiglia altri 6 mesi minimo. La macerazione di 10-12 giorni rende il vino più strutturato e tannico del Sorì dei Crava, con conseguente ampiezza di profumi, nell’ordine: spezie, amarena, mora, erbe aromatiche e officinali, sottobosco. Al palato è morbido, scorrevole, con ritorni di amarena; ha buona acidità che si integra con un tannino vivo ma senza spigoli o asperità. Un Dolcetto realizzato con una prospettiva di longevità di almeno 5 anni e conseguente complessità gustativa.


Nebbiolo D’Alba 2017, 14% (Nebbiolo 100%). Deriva da un blend delle uve dei vigneti aziendali situati a Diano d’Alba, che vengono vinificate separatamente. Affinato per 12 mesi in rovere da 750L e in tonneaux con successivo assemblaggio in acciao. Profumi netti, semplici e puliti, caratteristici del vitigno: rosa, viola, lampone. Sorso sottile, fresco, piacevole, di ottima bevibilità. Tornano nel palato le note di frutti rossi (lampone e fragoline), i tannini sono fitti, avvolgenti ma vellutati, in equilibrio con l’acidità.


Barolo DOCG “Ravera” 2015, 14,5% – (Nebbiolo 100%). Le vigne (densità 4500 piante/ha) si trovano nella sottozona Ravera del comune di Novello. L’annata, ottima per la sanità delle uve ma anche calda, si riflette nel grado alcolico elevato. Affinato per 38mesi di cui almeno 18 in legno da 10hl. Profumi intensi di piccoli frutti rossi e rosa passita, con un tocco balsamico. In bocca rivela la complessità che gli deriva dal blasone e dal terroir. La morbidezza e succosità del sorso si uniscono ad una acidità in perfetto equilibrio con tannini fitti e setosi, col risultato di ammortizzare la potenza alcolica. Il finale è lungo, fruttato e salino, per una beva di grande eleganza.

I vini sono stati anche degustati in abbinamento a quattro piatti realizzati per l’occasione dallo chef del Wine Bar Trimani:


Dolcetto di Diano D’Alba “Sorì dei Crava” 2018 abbinato a coniglio fritto con salsa di carote.
Dolcetto di Diano D’Alba Superiore “Garabei” 2017 abbinato a agnolotti fatti in casa con salsa di pomodoro
Nebbiolo D’Alba 2017 e Barolo DOCG “Ravera” 2015 abbinati a agnello in umido con puntarelle alla romana
Crumble di zucca, castagne e miele con abbinamento a piacere.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ogni “bevitore” può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e con la “Guida Flos Olei“ 2019 di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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