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Sicilia – I Custodi delle Vigne dell’Etna

Contrada Moganazzi è sita a Passopisciaro, una delle frazioni di Castiglione di Sicilia. Proprio in contrada Moganazzi, ha sede la cantina de I Custodi delle Vigne dell’Etna. L’azienda è sul territorio etneo dal 2007, quando Mario Paoluzi compra il primo appezzamento di vigneto. Tramite Mick Hucknall, cantante dei Simply Red, all’epoca proprietario de Il Cantante, Mario inizia a prendere contatti con il mondo enologico etneo e conosce Salvo Foti (enologo dell’azienda I Custodi delle Vigne dell’Etna) e da lì scocca la scintilla, che invoglia Mario a voler puntare seriamente sull’Etna e sui suoi vini.

Così dopo la vigna in contrada Moganazzi, vengono acquistate altre vigne, a Feudo di Mezzo (fra di cui quelle de Il Cantante, come riportato in un articolo antecedente) ed a Mascali. Sono Quindici gli ettari di vigna di proprietà de I Custodi delle Vigne dell’Etna, in cui si coltivano Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Alicante, Carricante, Minnella e Grecanico. Di particolare interesse è la vigna a Feudo di Mezzo, dove si trovano piante di vite di oltre centocinquant’anni.

La politica aziendale punta ad un impatto ambientale zero. Oltre ai pannelli solari che forniscono energia per la fase di vinificazione e di imbottigliamento, la chicca sta nel fatto che il deposito viene refrigerato tramite un sistema del tutto naturale. Da un pozzo che si trova a ridosso della cantina, mediante una canna dalla quale viene indotta aria che arriva al pozzo, che a sua volta viene fatta confluire al deposito, garantendo temperature fresche e la dovuta umidità. Mario chiarisce che solo nel periodo d’agosto è necessario attivare i condizionatori. L’innovatività è insita nelle idee di Mario. L’azienda produce (oltre al canonico formato da 0,75) un migliaio di bottiglie fra Magnum e Jeroboam. Inoltre per ogni annata dei vari vini prodotti vengono conservate svariate bottiglie, sia per avere una “memoria storica”, sia per chi vuole un vino (sia bianco che rosso), più complesso e maturo.

Vasta è la gamma dei vini prodotti, fra i quali ultimamente si sono aggiunti un rosso ed un bianco. La maggior parte dei vini prodotti fanno fermentazione ed affinamento in acciaio, con successiva sosta in bottiglia. Per i vini più importanti si procede ad un affinamento in tonneau di quarto, quinto passaggio (in modo tale che siano quanto più neutri possibili), per rendere i tannini più smussati e dare una rotondità alla beva. Mario mette i vini in commercio solo ed esclusivamente, quando sono pronti e possono dare la loro identità.

Ben otto sono i vini che vengono prodotti e che andiamo a descrivere.

Si inizia con l’Aedes 2020 Etna Bianco D. O. C., che è un nuovo vino e va ad arricchire la scelta fra i vini bianchi. Un Etna Bianco, meno impegnativo e più da pronta beva, che può essere bevuto nel breve tempo, oppure aspettarlo per scoprire qualcosa in più sul suo stato evolutivo. 60% Carricante ed il 40% è Catarratto, Minnella e Grecanico. I profumi che emergono dal calice sono fruttati, in particolar modo frutta tropicale, anice. Buona acidità e di personalità all’assaggio. Persistenza discreta. La progressione è buona.

Da un Etna Bianco D. O. C., all’Etna Bianco D. O. C. dell’azienda, l’Ante 2019 100% Carricante. Il cambio di passo c’è (ed è giusto che sia così). I profumi sono ancora tesi e tendono ad aprirsi con il passare dei minuti. Note di erba secca, nespola e mela cotogna. Vibrante all’assaggio con una freschezza che è quasi astringente. Struttura e carattere non mancano. Chiude con una leggera scia sapida. Persistente. Mario crede molto nell’Etna Bianco e nel suo potenziale di invecchiamento, così abbiamo assaggiato il millesimo 2016 di Ante. Tre anni in più iniziano a far capire che il tempo gioca a suo favore e che svolge il proprio dovere. Il bouquet si inizia ad arricchire con note terziarie. Gli aromi di canfora e di frutta secca sono ben evidenti. La sorpresa si ha all’assaggio con una corrispondenza gusto – olfattiva veramente ottima. A distanza di quasi sei anni riesce ad avere una freschezza che gli dona struttura e lunghezza di sorso.

Altra sorpresa oltre l’Edes è l’Imbris, che viene prodotto da uve provenienti da contrada Caselle, territorio di Milo, il che significa Etna Bianco Superiore. Il millesimo degustato è il 2018. Si presenta con profumi eleganti ed il bouquet è variegato ed intrigante. Ci sono ricordi floreali (glicine, sambuco), per poi far emergere la nota canforata in maniera delicata. Grande freschezza all’assaggio, ma allo stesso tempo riesce a fornire una pienezza che è veramente il valore aggiunto. Sorso minerale con finale salino.

Dopo i bianchi si passa al rosato. Mario ogni anno produce un quantitativo di vino rosato che imbottiglia sia in bottiglie chiare (principalmente per il mercato americano), che in bottiglie scure. Il vino in bottiglia chiara va consumato in tempi brevi, mentre quello imbottigliato in bottiglia scura, viene proposto con qualche anno di affinamento. Il risultato è più che evidente. L’Alnus 2020 Etna Rosato, ha aromi e profumi di fragola e frutta di bosco, lieve nota di liquirizia. Rotondo al sorso, con una freschezza che non è invadente.  Persistenza buona. Con l’Alnus 2019 (in bottiglia scura), la “musica” cambia, è un vino più complesso, con un bouquet che racchiude erba bagnata, pietra focaia, frutta secca. Sorso più verticale che lo rende un rosato a tutto pasto. Buona freschezza, finale con una lieve sapidità. Buone persistenza e progressione.

Si conclude con i rossi, iniziando con un’altra novità, il Nerello Cappuccio I.G.T. Terre Siciliane 2020. Il colore fa capire che non è un Etna Rosso. I sentori sono tipici del Nerello Cappuccio, china, humus, confettura. Piacevole al sorso, con una freschezza e struttura e con dei tannini levigati. Persistenza buona. Fa solo acciaio.

Assaggiando il Pistus 2020 Etna Rosso D. O. C., si pensa ad un vino più importante. Il bouquet è più complesso. Pietra focaia, humus, mora, frutti di bosco. Tannini ed acidità che fanno il gioco di squadra, donando profondità di sorso e struttura. Tannini lunghi e persistenza buona.

Con l’Aetneusus 2016 Etna Rosso D. O. C., si arriva quasi in cima. Con oltre cinque anni, questo vino inizia a regalare diverse sensazioni. Emergono i sentori terziari. Note di caffè, fiori appassiti, lievi accenni di goudron, more, aghi di pino. Sorso verticale e di estrema piacevolezza, con dei tannini levigati e con una freschezza che lo rende piacevole. Il vino subisce un affinamento in tonneau di quarto – quinto passaggio.

Si conclude con il Saeculare 2012 Etna Rosso Riserva, che viene ottenuto da uve provenienti da un vigneto che ha oltre centocinquant’anni. Dal calice emergono profumi di frutta rossa surmatura, liquirizia, confettura, terra bagnata, ricordi chinati. Buona eleganza e notevole struttura.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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