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GULFI, una visita in cantina fra Carricante, Frappato, Nero d’Avola e Nerello Mascalese

La stragrande maggioranza delle volte che si fa una visita in cantina, le linee guida sono già prefissate, visita al vigneto, visita al deposito e/o in barricaia, assaggio dei vini. Andando da Gulfi le cose cambiano notevolmente. Se buona parte di quanto scritto prima viene confermato (la visione di alcuni vigneti, visto che di ettari sono ben 58,00 ed in diverse zone fra Chiaramonte Gulfi – RG, Val di Noto – SR, Pachino – SR e l’Etna – CT), la visita e l’esperienza vengono arricchite notevolmente dalla Locanda dove è possibile mangiare, oltre che soggiornare in una delle sette magnifiche stanze. Le vigne vicino la cantina e la Locanda, sono per la maggior parte di Carricante, che è stata una sorta di scommessa agli inizi, poichè nel territorio di Chiaramonte Gulfi il Carricante ha dei tempi di maturazione più celeri di quelli che ci sono sull’Etna,  fermo restando che conserva le caratteristiche peculiari con il vino che si ottiene che è di notevole longevità.

Uno dei vigneti, in prossimità della sede dell’azienda

Capitolo a parte meritano i vigneti di proprietà dell’Azienda che si trovano sull’Etna a Contrada Montelaguardia, 2 ettari  Nerello Mascalese e per mezzo ettaro Pinot Nero. Il vino ottenuto dal Nerello Mascalese dal 2012 è un Etna Rosso D. O. C., visto che viene prodotto in una Cantina etnea (Castiglione di Sicilia), come previsto dal disciplinare del Consorzio (prima era un I. G. T.). La parte restante della superficie è destinata in gran parte a Nero d’Avola e al Frappato, per ottenere i vari cru di Nero d’Avola ed i Cerasuolo di Vittoria. In termini numerici il quantitativo annuo di bottiglie si aggira su 220.000, senza che questo vada a discapito della qualità, dando una grande attenzione alla produzione di tutta la linea di vini, tiene a precisare l’enologo Giuseppe Paolì.

Altra puntualizzazione di Giuseppe è di come l’Azienda non vende, né acquista uve, proprio per avere degli standard qualitativi alti. Mi viene spiegato che ci vogliono circa due mesi per effettuare la vendemmia, sia per le notevoli superfici, ma soprattutto perchè le uve vengono valutate dagli enologi (Salvo Foti, Giuseppe Paolì) per il corretto stato di maturazione che si differenzia notevolmente proprio perchè le zone ed i terreni hanno caratteristiche pedoclimatiche che influiscono sulle tempistiche della maturazione delle uve. Inevitabilmente si tocca l’argomento delle difficoltà avute con i vini da Nero d’Avola.

La visuale da una delle stanze della Locanda

Giuseppe in maniera sintetica, mi spiega come antecedentemente alla produzione di vini di Nero d’Avola, venivano prodotti vini da uve internazionali. Quando le uve di Nero d’Avola raggiunsero le stesse quotazioni in termini di prezzo di vendita delle uve internazionali, iniziò la fase di estirpazione dei vigneti di uve internazionali per impiantare viti di Nero d’Avola, visto e considerato che il quantitativo di uva prodotta dal vitigno avolese è di circa il triplo rispetto a quanto produce un vitigno internazionale. Questo ha creato la saturazione del mercato con una sovrapproduzione di Nero d’Avola ed una consequenziale svalutazione di quest’ultimo. Ma il credo dell’azienda Gulfi è stato quello di continuare con il Nero d’Avola. Giuseppe puntualizza che con il tempo le tecniche utilizzate per ottenere dei vini di Nero d’Avola, abbiano consentito di avere gradazioni alcoliche meno alte (si poteva arrivare ai 16% vol.), maggiore eleganza e bevibilità.

Dopo una breve full immersion enologica durante la visita in barricaia, Giuseppe Paolì ritorna in vigna a verificare lo stato delle uve ed allo stesso tempo si arriva al momento più caratteristico e particolare di questa visita in cantina, l’assaggio dei vini, fatto durante il pranzo.

Sia inizia con il Carjcanti 2016 (100% Carricante), con le sue note agrumate e con lievi accenni di tabacco (si utilizza botte grande) e con un corredo di terziari che iniziano ad emergere dopo tre anni (questa è l’ultima annata in commercio). Vino di buona struttura. Lungo e con un finale leggermente sapido. Buona persistenza.

Dalla cucina inziano ad arrivare i piatti preparati dallo chef Carmelo Floridia, che osserva, vede i vini che vengono degustati ed organizza il tutto per creare il giusto abbinamento. Con il gazpacho siciliano, fatto con succo di pomodoro, pezzi di pane e capperi, viene abbinato il Rosà 2018 (100% Nero d’Avola vinificato in rosato). I profumi variano dal floreale al fruttato per poi passare alla fragolina di bosco. La freschezza del vino non va in dissonanza con il gazpacho e ne esalta ed amplifica il sapore ed allo stesso tempo pulisce il palato evidenziando la profondità di beva.

Si passa al mantecato di ricotta con uovo di quaglia, cialda al sesamo e favette verdi, proposto in abbinamento con il Cerasuolo di Vittoria 2017 (50% Nero d’Avola e 50% Frappato). Il bello di abbinare sta anche nello stupire e di come un vino che si pensa stoni, invece riesca a contrastare per poi far progredire i sapori della pietanza. La ricotta e l’uovo di quaglia vengono contrastati dal sorso deciso e struggente con l’acidità che richiama i tannini in maniera armonica che a loro volta vengono attutiti dalla cialda di sesamo e dalle favette verdi.

A seguire ci sono i maccheroni fatti in casa con grani antichi di Russello e stufato di asinello. L’abbinamento con l’Etna Rosso D. O. C. Reseca 2014 è veramente in perfetta armonia ed equilibrio, senza che l’uno sovrasti l’altro. Il corredo aromatico del Reseca è composto da sentori di humus, aghi di pino, accenni di nota balsamica e di inchiostro di china. La sapidità e la struttura sontuosa, nonchè la freschezza con un lungo finale, sorregge perfettamente la pietanza con un equilibrio quasi perfetto.

La grande progressione ed un perfetto stato evolutivo ne fanno veramente un gran bel vino. Allo stesso tempo i maccheroni vengono accompagnati e provati con NeroBaronj 2015 che si presenta olfattivamente in maniera più concreta, con sentori di prugna e di cardamomo e lievi accenni di terziarizzazione. Al sorso è potente e deciso, ma ben equilibrato con le varie componenti (sia quelle dure, che quelle morbide) che vanno d’amore e d’accordo.

La sapidità e la grande progressione all’inizio sembra che abbiano il sopravvento sul piatto, ma basta aspettare qualche secondo ed i maccheroni risaltano immediatamente con lo stufato che viene amplificato dal sorso poderoso del NeroBaronj che è veramente una bella espressione del Nero d’Avola.

Il Capocollo di maialino nero dei Nebrodi con cipolla di Giarratana e melanzane affumicate vengono abbinate con ben tre Nero d’Avola, il NeroMaccarj 2015, il NeroSanlorè 2015 ed il NeroBufaleffj 2015. Ognuno di questi vini pur essendo ottenuto dallo stesso vitigno, ha caratteristiche totalmente differenti dovute a dove è posizionata la vigna. NeroMaccarj 2015 ha un bouquet ricco ed elegante.

Scorze di arancia caramellata, lievi accenni di colatura di alici, nota balsamica e di eucalipto. Freschezza ad alti livelli con un finale agrumato. Lungo e con grande progressione. Uso sapiente del legno. Tutto questo trova il riscontro adatto con il miele che viene utilizzato nel Capocollo (soprattutto quando fa sentire il finale agrumato).

NeroSanlorè 2015 ha sentori marini, gelsi, mora e mirtilli. Sorso dinamico e scattante, pur avendo i suoi 14% vol. Fresco e con un finale sapido. Bella la progressione che rimanda alle note di arancia sanguinella. Nel NeroSanlorè il terroir la fa da padrone, essendo la vigna più vicina al mare su terreni sabbiosi, quasi dune del deserto.

NeroBufaleffj 2015 fa sentire all’olfatto note mentolate e di origano, cotogna, erba di campagna. Altro Nero d’Avola di grande eleganza e con una beva armonica e sinuosa. Conclude con una scia sapida. Buona persistenza. Altra rappresentazione del territorio, la vigna del Nerobufaleffj è quella più distante dal mare su terreni più ricchi e completi (calcare, suolo vulcanico).

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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