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Caparzo, Altesino, Borgo Scopeto e Doga delle Clavule: il Sangiovese toscano secondo Elisabetta Gnudi

Non capita spesso l’opportunità di una ricognizione così dettagliata del Sangiovese toscano come quella che ci ha proposto Elisabetta Gnudi, imprenditrice e proprietaria di ben quattro aziende vinicole: Caparzo e Altesino a Montalcino, Borgo Scopeto nel Chianti Classico e Doga delle Clavule in Maremma.
Assieme ad altri quattro colleghi di Vinodabere (il direttore Maurizio Valeriani, Daniele Moroni, Paolo Valentini e Gianni Travaglini) ho potuto assaggiare nove rossi delle ultime annate in commercio e avere quindi una fotografia abbastanza fedele dello stile aziendale, della differenza dei terroir e dell’influenza delle varie annate in esame (2015, 2016, 2017 e 2018) sull’espressione qualitativa dei vini.
Prima però un breve riassunto della vicenda personale di Elisabetta Gnudi, che, rimasta vedova, decide di indirizzare la sua vita nel mondo del vino, acquisendo una dopo l’altra Borgo Scopeto (nel 1997), Caparzo (nel 1998), Altesino (nel 2002); negli stessi anni compra un podere senza vigne tra Scansano e Grosseto, che diventerà Doga delle Clavule. Oggi il suo gruppo conta su oltre 250 ettari vitati per un totale annuo di circa un milione e mezzo di bottiglie, con un esclusivo relais (a Borgo Scopeto, nella frazione Vagliagli) ed etichette che hanno fatto la storia, come i due Brunello Montosoli (nato nel 1975) e La Casa (1977) che per primi valorizzarono il concetto di cru a Montalcino.
Insomma, un player di una certa importanza in una realtà agguerrita e competitiva come quella del vino toscano. Le cui aziende non disdegnano l’uso di vitigni internazionali in alcuni prodotti; ma il loro focus è decisamente dedicato al Sangiovese, declinato nelle varie denominazioni del territorio e interpretato con la giusta discrezione, senza eccessi, a metà strada tra tradizione e innovazione.
Gli assaggi (in coda, la media voto dei cinque degustatori ottenuta da ciascun vino)

Morellino di Scansano Docg 2017Doga delle Clavule. Sangiovese in prevalenza con saldo di Merlot e Alicante. Sei mesi in tonneaux. Al naso è terroso e minerale, con foglie secche, frutti di bosco, leggere note di spezie dolci e liquirizia; buona estrazione al palato, è dolce e caldo di frutto, sapido, persistenza buona ma non lunghissima, coda amarognola. Media voto: 85,4

Rosso di Montalcino Doc 2018 – Caparzo. Un anno in grandi botti di rovere. Non particolarmente espansivo ai profumi, fragole, ciliegie, melograno; bocca molto più convincente ed espressiva, succosa, fresca ed equilibrata. Bel finale intenso di frutti rossi. Un vino molto agile e godibile a tavola. Media voto: 87,4

Chianti Classico Docg 2017 – Borgo Scopeto. Sangiovese al 90% con saldo di Colorino e Merlot. Affinato per metà in botti di rovere e metà in acciaio. All’olfatto è speziato (noce moscata, pepe), sottobosco, viola, ciliegia, mirtilli, un po’ di alcol in primo piano; tannino ancora da sciogliere, struttura snella con lievi cenni vegetali, buon finale di arancia e frutti di bosco. Come il Morellino, sembra pagare un po’ i limiti del millesimo. Media voto: 86

Chianti Classico Riserva Vigna Misciano Docg 2016 – Borgo Scopeto. 100% Sangiovese, matura due anni in botti di rovere. Spettro olfattivo di personalità, inchiostro, frutti di bosco, bel tono balsamico e floreale, leggere note di tostatura; sorso dinamico, di bello spessore e contrasto, tannino fitto e ancora scalpitante, finale meno intenso delle previsioni ma di buona freschezza. Media voto: 87,6

Chianti Classico Gran Selezione Docg 2016 – Borgo Scopeto. 100% Sangiovese, due anni e mezzo in botti grandi. Note balsamiche predominanti al naso, cuoio, caffè, pepe, rabarbaro. In bocca è ancora un po’ condizionato dal legno ma l’estrazione e la tessitura sono di prim’ordine, è energico, reattivo, la progressione è ottima, la persistenza notevole. Media voto: 88,8


Brunello di Montalcino Docg 2015 – Caparzo. Prima annata prodotta, 1970: uno dei senatori della denominazione. Bei toni profumati di terra e di ciliegia, floreale di rosa e viola. Sorso agile e scorrevole, dolce ma ben contrastato dalla componente acida, struttura non enorme ma con ottima dinamica di beva. Punta più sull’eleganza che sulla potenza, a dispetto dell’annata. Media voto: 89,8

Brunello di Montalcino Docg 2015 – Altesino. Altro Brunello “storico”. Naso avvolgente, luminoso, raffinato, lavanda, tabacco fresco, sottobosco e frutti rossi. Bocca in perfetto equilibrio, succo, polpa di frutto, stoffa molto generosa. Finale saporito. Rispetto al precedente, più strutturato e complesso. Media voto: 91,6

Brunello di Montalcino Montosoli Docg 2015 – Altesino. Primo cru della storia di Montalcino, indicato in etichetta a partire dal 1975. Il Brunello è ricavato da cinque ettari posti nella celebre collina omonima, situata nel quadrante nord della denominazione, ricca di calcare. Olfatto sulle sue, un po’ riservato, frutti rossi e scuri, spezie dolci, liquirizia, sfumature minerali. Tannini finissimi, molto elegante ma al tempo stesso di energica spinta, intenso, lineare, persistente. Già ora è molto godibile. Media voto: 92,4

 

Brunello di Montalcino La Casa Docg 2015 – Caparzo. Altra espressione dello stesso cru, Montosoli, altra etichetta storica (1977), vino molto diverso. Naso segnato ancora dal legno, con corredo di spezie (cannella) e toni affumicati, tabacco e carrube, ribes e prugna. Sorso più potente del precedente, caldo, rigoroso, un Brunello davvero “old style” in termini di struttura, con ottima stoffa sapida e chiusura di cacao. Da attendere. Media voto: 90

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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