In località San Marco, provincia di Perugia, Filippo Antonelli è titolare di un’azienda secolare, di proprietà dell’omonima famiglia dal 1883, documentata già dall’epoca longobarda: Antonelli San Marco. A metterci lo zampino come sempre la chiesa che dopo una contesa, se ne appropriò sotto il vescovato di Spoleto fino al 1800, finché con i piemontesi molte terre vennero messe all’asta e il bisnonno di Filippo fu uno degli acquirenti, in barba alla legge Siccardi (che prevedeva la scomunica per chi si fosse impossessato delle terre del Papa).
Da allora, dopo quattro generazioni di professionisti del foro di Roma, Filippo Antonelli studia agraria a Perugia e costruisce di fatto l’azienda, che vuole interpretare le massime espressioni del territorio, quindi Sangiovese, Sagrantino, Grechetto e Trebbiano Spoletino. La casa di oggi ricalca ancora la vecchia costruzione, che ha rimodulato gli ambienti ma sempre mantenendo lo spirito del tempo. L’azienda un tempo era mezzadrile e sul vino si puntava poco. Ma oggi la proprietà è ampia e conta 190 ettari di cui 60 circa destinati a vigneto in un unico corpo che non crescerà per mantenere una visione ancora artigianale. Un’attività agricola che comprende la produzione di olio dai 13 ettari a olivo e, da qualche anno, anche di pasta dopo la riconversione di alcuni terreni. Al centro pulsa un bosco di querce secolari di 50 ettari.
Enoturismo
Nell’ottica di creare una esperienza immersiva in questo territorio puntellato di piccoli paesi gioiello come Todi, Assisi, Spello, Spoleto, Trevi e Montefalco, Antonelli ha da poco realizzato un resort con 15 camere che si affacciano sulle colline umbre per godere dei sentieri in bicicletta e a cavallo fino ai borghi, immersi in una natura rigogliosa che è cornice di un ambiente assolutamente magnifico.
La struttura per l’ospitalità è in chiave moderna e minimalista, con arredi sobri ma molto rifiniti e le ampie vetrate delle camere affacciano tutte su paesaggi aperti e di un verde brillante, come del resto tutta la regione cuore dell’Italia e come vedremo anche cuore di una denominazione molto interessante. Una bellissima piscina a sfioro completa il quadro e le colazioni tutte a base dei prodotti locali. Infine la realizzazione di una cucina per lo svolgimento di corsi mirati ai turisti che vogliono apprendere i segreti della gastronomia territoriale.
Qui troviamo Sagrantino Montefalco Docg e Montefalco Doc, che Antonelli accarezza da tempo, curando una produzione che vada ad alleggerire le vecchie pesantezze di un vino dall’anima “calda” e un sorso che molti a torto ancora legano a certe strutture in chiave anti contemporanea. Oggi il Sagrantino ha una nuova veste e quella di Antonelli gli calza a pennello.
Dalla Doc alla Docg
Con Antonelli ci addentriamo nella storia del Sagrantino e vogliamo partire dal suo Igt Contrario, nel nome e di fatto. Un vino nato da una sperimentazione che si fece nel Consorzio nei primi anni duemila, con un Sagrantino che affinava in acciaio. Prevedeva un approccio giovane da vigne giovani, raccolte anticipate, macerazioni brevi e affinamento in acciaio e cemento. Questo è solo l’apice di un percorso che vogliamo indicare con la nascita della Doc nel 1979 e che segue il corso negli anni novanta con il fenomeno Caprai, produttore all’epoca capace di correre molto più degli altri.
Grazie a un certo tipo di comunicazione attenta ha saputo accendere i riflettori sul Sagrantino che ha visto la Docg nel 1992, riuscendo a essere un portabandiera e rappresentante di un vino molto caratteristico in anni in cui potenza e rotondità venivano premiate. Una corsa a impianti nuovi ha portato alla nascita di tante vigne altrettanto giovani quando ancora quai nessuno era pronto alla ribalta. Da un estremo all’altro, visto che oggi è tornata la moda dei vini quasi trasparenti, ed è anche vero che tanti produttori hanno fatto esperienza, le vigne sono diventate mature ed è cambiato il prodotto. La riuscita del Sagrantino è legata a un territorio in cui il vitigno si è ritrovato, diciamo, per caso, senza alcuna ricerca e sperimentazione Da un lato questo può rappresentare un limite perché, si è accorto Antonelli, cambiando esposizione si possono trovare versanti dove ci sono posti vocati per fare Sagrantino a cui nessuno aveva pensato prima. Solo da Antonelli troviamo tre tipologie di terreno, il più diffuso è ricco di argilla e calcare e di origine alluvionale, nato dal grande lago Tiberino formato dal Tevere. Spostando lo sguardo, si trova un terreno marnoso arenaceo di origine marina che si sfalda e si scaglia, simile a un galestro del Chianti Classico.
Dai bianchi ai rossi
La grande rinascita del Trebbiano Spoletino si deve in parte ad Antonelli. Pochi realizzarono che fosse una varietà diversa e venne estirpato perché creduto una varietà comune. Grazie a una cantina sociale è stato recuperato forte della sua resistenza alle malattie, che ne ha permesso la diffusione. I vecchi filari abbandonati divennero così un patrimonio genetico da cui fu possibile fare una selezione. Come varietà si presta a diversi tipi di vinificazione, e Antonelli lo ha interpretato di pari passo.
Spoleto Doc Trebium, 2024, viene fermentato in botte austriaca, vino piacevole, rotondo, polposo, ricco di note di frutta gialla e dalla spiccata ed elegante nota amaricante. Si prevede una buona capacità di invecchiamento.
Spoleto Doc, Vigna Tonda, 2023, vino macerato fino ad aprile, senza lieviti selezionati. Il colore è giallo dorato intenso senza cedere all’aranciato. Alla prima olfazione emergono note di agrume, al sorso persistente e teso, dalla trama quasi tannica. Arrivano sentori vegetali e al gusto risulta infine ampio. Vino di struttura che non strizza l’occhio agli ipermacerati, dato il contatto con l’ossigeno molto controllato.
Montefalco Grechetto Doc, 2025, al naso ricco di frutta esotica, con cenni di mandorla fresca e fiore bianco, alla bocca vino intenso e persistente, grazie a una struttura polposa e succosa.
Montefalco Rosso Doc 2023, affina 18 mesi in legno. Quello che Antonelli chiama un vino pop. Rappresenta infatti un terzo della produzione (che vanta 180 mila bottiglie circa). Confezionato con 70% di Sangiovese, 15% di Sagrantino e 15% di Montepulciano. Vino succoso e molto fresco.
Montefalco Rosso Doc, Riserva, 2022, 80% di Sangiovese, 20% di Sagrantino, fa una sosta in legno più lunga. In questa versione ci affacciamo a caratteristiche di potenza, consistenza. La struttura in bocca è asciutta, molto verticale. Dominano le spezie, erbe aromatiche come timo. Complesso e arricchito da cenni floreali di fiore scuro.
Umbria Igt, Contrario, 2021, da uve Sagrantino in purezza. Fa solo acciaio per circa due anni ed è l’approccio giovane firmato Antonelli. Prodotto dal 2008, al naso esprime una complessità di frutti rossi, agrume, erbe aromatiche, al sorso ha ancora una forza tannica che necessita di essere smussata, bilanciata da frutto a bacca succoso.
Sagrantino Montefalco Docg, 2020, vino dall’espressione classica, al naso frutto, erbe, sottobosco, fino a menta e origano. Il tannino è inconfondibile, di grande personalità, deciso. Sorso pieno e masticabile.
Sagrantino Montefalco Docg, Molino dell’Attone, 2020, affina in tonneau. Balsamico, etereo, profumato. Struttura elegante e molto ampia, ricca di speziatura, sentori scuri come humus, corteccia, sottobosco, erbe essiccate, tabacco, cuoio. Il frutto è scuro ma non in evidenza.
Sagrantino Montefalco Docg, Chiusa di Pannone, 2019. Sorretto sempre da grane potenza tannica, risulta meno intenso e dal sorso più verticale, disteso. Caratterizzato da note di frutta ed erbe, con frutti fragranti come agrumi e ciliegia. La struttura viene sempre in risalto con tannini decisi e molto levigati. Vino che si esprime al meglio con un lungo affinamento in bottiglia e che ha bisogno di essere abbinato a un buon cibo.
Vecchie annate
Spoleto Doc Trebium, 2016, un vino integro grazie ad un’acidità che non si è spostata di un metro. Sorso complesso che si arricchisce di agrume candito, mela cotta, sentori di pera matura, mantenendo tanta freschezza.
Montefalco Sagrantino Docg, 2016, olfatto intenso, sorso nitido, tannini in totale distensione, equilibrio e complessità in un vino che ha trovato la sua quadra.
La cantina è composta da una parte di vasche di cemento quando l’acciaio non era ancora diffuso. Le prime erano vetrificate internamente, usate per la fermentazione un tempo e ora riconvertite a semplici contenitori, sono state in parte sostituite da vasche in cemento moderne non vetrificate.
I cementi nuovi sono i Tulip, non vetrificati, abbastanza porosi, dove fermentano le uve dei Cru di Sagrantino, oltre al Trebbiano Spoletino di Vigna Tonda macerato sulle bucce che fa una porzione anche in altri tipi di anfore, mantenendo un relativo contatto con l’ossigeno. Tra i contenitori utilizzati in casa Antonelli anche l’anfora di Impruneta, la Tava del Trentino e le anfore meno porose come la Cliver fatta in ceramica.
Tre anni fa è stata realizzata la nuova bottaia, e nel vecchio locale si realizza oggi lo stoccaggio delle diverse annate per il riposo in vetro.
Il legno da 500 litri è di rovere francese e rimane in utilizzo mediamente sei o sette anni. Il parco botti grandi è per i vini rossi da rovere del palatinato e per i bianchi di provenienza austriaca.
Dal 2020 Antonelli produce Metodo Classico, nonostante la stentata convinzione iniziale di Filippo che non riteneva serio fare uno spumante in Umbria, la riscoperta del Trebbiano Spoletino di particolare acidità lo ha spinto a fare una prova che a nostro avviso è molto ben riuscita. Non è dosato e fa circa 33 mesi sui lieviti. Ora in vendita è la 2021 e non più di 8 mila bottiglie.
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
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