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I vitigni autotctoni e i tradizionali del Monferrato di Tenuta Santa Caterina in verticale

Alla scoperta della longevità di Grignolino, Freisa e Chardonnay allevati e vinificati nel basso Piemonte astigiano

 

I vitigni autoctoni sono il grande patrimonio della viticoltura italiana; è un’occasione imperdibile poter assaggiare annate che vanno indietro nel tempo e poter valutare le capacità di invecchiamento del vitigno. A me la chance è stata concessa quando Tenuta Santa Caterina ha accettato l’invito di AIS Piemonte e coinvolto i suoi Degustatori in una tripla verticale di vini da vitigni autoctoni o “tradizionali”.

Tenuta Santa Caterina

Guido Carlo Alleva, avvocato milanese, acquista nel 2000 l’azienda di Grazzano Badoglio (AT) Monferrato, tornando nei luoghi dell’infanzia, dove maturò l’interesse per la terra e il vino. Alleva, affiancato da Luciana Biondo, agronoma, enologa e Direttrice della Tenuta, indirizza la produzione verso la tradizione piemontese che preserva la vitalità del vino nel tempo attraverso il rispetto dell’identità varietale, la valorizzazione dei suoli e la lenta maturazione in legno e in bottiglia, obiettivo che richiede l’adesione ai principi della piena sostenibilità, gestita con tecniche agronomiche che tendono al biodinamico, senza avere un approccio dogmatico.

23 ettari di vigneti, che accolgono i cloni e i portainnesti più adatti ai suoli di Grignolino, Freisa, Barbera, Nebbiolo, Chardonnay e Sauvignon Blanc, per un totale di 60 mila bottiglie.

La tripla verticale

 

Silente delle Marne – Piemonte Chardonnay DOC

Perché lo Chardonnay nel Monferrato? Le risposte di Alleva sono due: la seconda “perché piace a me” è quella che preferisco, mentre la prima risposta è: “Lo Chardonnay in Piemonte e nel Monferrato è vitigno tradizionale”.

Fu il Marchese Filippo Asinari di San Marzano (Torino, 1767 – 1828) a portare lo Chardonnay in Piemonte, nel 1819, per piantarlo nei suoi possedimenti di Costigliole d’Asti e Lu Monferrato. Generale e diplomatico che servì sia il Regno di Sardegna sia Napoleone I, ma era anche un appassionato viticoltore, e approfittò dei suoi rapporti internazionali per importare, oltre alle barbatelle di Borgogna bianco Montrachet, Syrah, Marsanne, Roussanne, Borgogna rosso Chambertin e altre. Da allora, lo Chardonnay non ha più lasciato il Piemonte, e se non autoctono, di sicuro è “tradizionale”.

Il Silente delle Marne nasce su suoli di origine marina, marnosi, con calcare superficiale e argille in profondità. Chardonnay in purezza, da tre cloni selezionati in Borgogna, scelti per la loro capacità di esaltare i suoli. Singolo vigneto, 300 metri di quota, esposizione Sud Ovest. La vendemmia parte ai primi di settembre e viene svolta in più riprese, per raccogliere uve che conferiscano freschezza e complessità.

I grappoli interi tenuti al freddo per ore, poi pressati con il raspo. Fermenta in barrique di rovere francese da 225 litri, affina in barrique per alcuni mesi sulle fecce di fermentazione con periodici bâtonnage a mano, poi in bottiglia anche 2-3 anni.

2022

Dorato luminoso. Profilo olfattivo di susine gialle, cedro, frutto della passione, fiori bianchi e gialli. Poi erbe aromatiche e zafferano. Sfondo aromatico vanigliato. L’assaggio è appagante, il sorso è teso, sinergicamente sapido e fresco. Lungo finale.

2021

Dorato brillante. Quadro olfattivo di susina gialla, frutta tropicale, fiori d’acacia, gelsomino, miele, burro, tabacco biondo, sfondo vanigliato e affumicato. Assaggio signorile, in equilibrio tra le morbidezze alcoliche e la trama fresco-sapida, che si allunga sul finale sui richiami fruttati.

2020

Dorato fitto. Profilo olfattivo di frutta tropicale, cedro, albicocche mature, bouquet di fiori bianchi e gialli, anice, zafferano e un sottofondo di vaniglia. Il sorso è elegante, esalta l’equilibrio tra le componenti che rende armonico l’incontro con il palato e persistente il finale fruttato.

2017

Dorato ipnotico. Naso di marmellata di frutta tropicale e di susine gialle, poi pasticceria mignon, nocciole tostate, anice, pietra focaia, infine le note speziate. Si presenta al palato elegante e ampio, di ottimo tessuto tattile, con la persistenza che non cede mai del tutto e torna per allungare il finale.

Monferace – Grignolino d’Asti DOC

Tenuta Santa Caterina non produce solo il Grignolino più conosciuto, vino quotidiano da non attendere troppo, ma produce anche il Monferace, tipologia invecchiata, e fa parte dei promotori dell’Associazione di produttori del Grignolino storico che hanno voluto recuperare un’antica tradizione, di quando dal vitigno si otteneva un vino destinato a durare nel tempo, il preferito del Re Umberto I e per secoli delle corti del Monferrato e di Savoia.

Grignolino 100%. Le uve provengono da suoli di marne calcareo-argillose, 300 slm, esposizione Sud/ Sud-Est. Affina in botti di rovere per 30 mesi, e ulteriori 30 mesi in bottiglia.

2021

Rubino luminoso. Profumi di viola e geranio, prugna, more, ciliegia, pepe nero, menta, radice di liquirizia, timo, bacche di ginepro, caffè, grafite. Assaggio signorile, progressione gustativa dinamica dove la trama tannica e la fresca trama acido-sapida allungano piacevoli sensazioni speziate.

2020

Rubino brillante. Naso balsamico di menta e assenzio, poi la viola, il geranio, la trama speziata, la tostatura di caffè, la marmellata di prugne, la pietra focaia. Sorso setoso, tessuto tannico fitto e ben integrato, acidità che non cede nel contenere l’alcol e assicurare la piacevole bevibilità. La sapidità allunga il finale balsamico.

2019

Granato luminoso. Olfatto elegante di fiori rossi essiccati, marmellate di mirtilli e more, ciliegie macerate, arance amare, chiudono la radice di liquirizia, il pepe nero, menta e assenzio. Sorso preciso, elegante, equilibrato, dove la tempra dei tannini, la freschezza stratificata sul tenore alcolico e i rimandi olfattivi impreziosiscono il finale.

2018

Granato luminoso. Naso prima floreale, viola e geranio, poi fruttato, composta di prugne e di amarene, seguono il pepe nero, i chiodi di garofano, la cannella, poi la radice di liquirizia, la menta e l’assenzio. Il sorso è preciso, ampio, setoso, con salivante acidità, piacevole sapidità e fitti e piccoli tannini a formare un tessuto che si adatta sempre al palato. Lunga persistenza sapida.

Sorì di Giul – Freisa d’Asti Superiore DOC

La Freisa si coltiva in Piemonte dal 1500. Questo vitigno condivide con il blasonato Nebbiolo gran parte del patrimonio genetico. Il Sorì di Giul cerca di riassegnare alla Freisa il posto che merita, tirandola fuori da un recente passato fatto di diverse tipologie, dolce, frizzante, leggero, ecc…che l’hanno relegata in secondo piano. Freisa 100% coltivata a 300 metri di quota, esposizione Sud-Est. Affina in tonneaux nuovi di rovere francese per circa 8 mesi, ulteriori 12 mesi in botti di rovere, poi 18 mesi in bottiglia.

2019

Granato profondo. Profilo olfattivo di rosa, viola, more, amarene, fragole, poi le foglie secche, il pepe nero, l’origano, il timo. Chiude balsamico. Il sorso è piacevole, strutturato, gioioso, con tannino smussato e buona freschezza. Persistente.

2018

Granato brillante. Al naso sentori di frutta rossa matura, sentori floreali rossi e note speziate. Al palato è saporito, con le componenti gusto-olfattive, alcol, freschezza e tannini, integrate ed equilibrate. Lungo finale speziato.

2017

Granato luminoso. Prima arrivano gli aromi delle marmellate di lampone, ciliegie e ribes, a ruota la viola e la rosa essiccate, infine il pepe nero e la liquirizia. Sorso di struttura, insaporito dalla guida dei tannini e della sapidità. Finale salivante e dinamico.

2016

Granato luminoso. Naso di caramelline alle more e ai lamponi, fiori rossi essiccati, cannella, pepe nero, infine la liquirizia gommosa e le note di genziana. Il sorso si avvale di una decisa mineralità, dell’intensa freschezza e della fitta trama di tannini maturi e setosi, che determinano carattere ed equilibrio. Persistente.

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Nato a Gragnano, capitale della pasta, in seguito vive in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Torino, con lunghe frequentazioni di Milano e Roma: in definitiva un cosmopolita. Benché la passione per il vino lo colga giovanissimo, alla prima vista delle bottiglie e dei bottiglioni che circolavano in casa, si dedica ad altro. Esperto economico e finanziario, giornalista di economia e finanza, l’aver tenuta viva la fiamma della bevanda di Bacco lo conduce in AIS Piemonte, dove consegue il diploma di Sommelier e, in seguito, di Degustatore. Vicepresidente dell’Associazione Stampa Subalpina, Consigliere del Centro Studi per il giornalismo Gino Pestelli, Presidente del Collegio Sindacale del GEI Gruppo Economisti d’Impresa, scrive di vino su varie testate, con l’obiettivo di far conoscere i territori, le persone e le culture del nostro Bel Paese.

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