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ALTO ADIGE – DIGITAL TASTING: SEI VERSIONI DI GEWÜRZTRAMINER

Alcuni vini subiscono un fascino particolare nella mente di colui che li degusta.
Il Gewürztraminer è certamente uno di questi, perso nella notte dei tempi, condiviso in un contesto parallelo con l’Alsazia nella eterna diatriba delle sue origini pedologiche.
Di sicuro ci sta che nella radice del nome è ben riportato quel “Tramin“, versione tedesca di Termeno, amena località a sud di Bolzano, ove crescono le grandi realtà enologiche altoatesine (anche si va sempre più affermando che Traminer derivi da Terminus, nome con cui l’impero romano indicava i territori di confine).


Circa 600 ettari destinati alla coltivazione, sui complessivi 5.500 della Denominazione; il 98% dei prodotti ricadenti all’interno del Disciplinare, percentuale unica in Italia, ed una fortissima adesione sociale grazie a Cooperative che tutelano i numerosissimi micro-vigneron restituendo forza ad un intero comparto.
Un esempio di quanto l’unione possa fare davvero sia forza che qualità, non soltanto numeri.
Da quel lontano 1893 con la nascita della prima Cantina Sociale (ad Andriano), i passi in avanti sono stati infiniti.
L’areale produttivo si colloca a imbuto tra la Val Venosta a occidente, la Valle Isarco ad est e scendendo sul corso del fiume Adige verso la piana di Salorno, lungo la spettacolare Weinstrasse – Strada del Vino di Termeno – raccomandabile da percorrere rigorosamente in bicicletta piuttosto che in auto (per chi ne ha la forza).
I terreni sono di varia natura, in prevalenza dolomitici fatti di porfido, quarzo e calcare, che consentono alle piante un maggior sviluppo dell’apparato radicale alla ricerca dei nutrienti essenziali.
Un mosaico complesso, con alternanza di monti e valli e una miriade di vigneti con esposizioni diverse, a quote variabili e immersi in microclimi assai eterogenei.
Sovente, perfino da un villaggio all’altro emergono differenze rilevanti, dal momento che in Alto Adige la viticoltura si pratica dai 200 ai 1000 metri di quota. Sole per 10 mesi l’anno, giusto apporto pluviale, forti escursioni termiche e protezione delle Alpi dai venti gelidi invernali, con allevamenti a pergola trentina che evitano danni da gelate ed umidità. Un quadro quasi paradisiaco per l’agricoltura.
Il Consorzio Tutela Vini dell’Alto Adige muove i primi passi solo di recente, nel 2007, a simboleggiare che quando non si va in ordine sparso o non vi è un eccesso di normazione, i produttori riescono da soli a creare un movimento indipendente dalle forme classiche istituzionali.
Un Consorzio però era indispensabile per “svecchiare” alcuni concetti ormai obsoleti: il Gewürztraminer si è disancorato da alcuni retaggi del passato, fatti di vini eccessivamente opulenti o dal residuo zuccherino che rasenta la stucchevolezza.
Prima erano poche le interpretazioni più agili per così dire; adesso è quasi impossibile trovare gli eccessi dolciastri di un tempo. Non solo: il Consorzio diretto attualmente da Eduard Bernhart, crea una immagine propositiva, fondamentale nell’attacco ai mercati mondiali, evitando una sorta di autoisolamento inevitabile in precedenza.
Non più soltanto un prodotto destinato al consumo interno, ma una visione internazionale che può arrivare a competere con le migliori tipologie del settore.
Unico dubbio resta su un eventuale aggiornamento per il Disciplinare produttivo, ancora troppo “elastico” nello stabilire alcune fasi produttive.

Si accenna, ad esempio, fino ad un 15% di uve provenienti da altri vitigni a bacca bianchi identificabili sul territorio, che possono essere aggiunte a scelta dell’azienda.
Il Presidente Maximilian Niedermayr ed alcuni produttori assicurano che praticamente nessuno ricorrere a questa facoltà, ma allora non si capisce perché non renderla più stringente od eliminarla del tutto.

Inoltre andrebbe maggiormente incentivata, a nostro avviso, l’utilizzo della menzione Vigna, intensificando ulteriormente l’individuazione di Cru, per un concetto di “esclusività”.
Degna di nota, infine, l’adesione all’Agenda 2030 del progetto per uno sviluppo sostenibile, di cui l’Alto Adige è un vero campione.
Dissertazioni tecniche a parte, in questa degustazione virtuale abbiamo potuto assaggiare 6 prodotti scelti tra le annate 2018 e 2019 di grande spessore e molto diversi tra loro.

Possiamo evidenziare  una sostanziale eleganza e verticalità presente nella 2019, una maggior larghezza e seriosità aromatica nella 2018, forse riuscita troppo contratta. Grande aderenza dunque alle annate ed al terroir di elezione.

STRASSERHOF 2019Hannes Baumgartner dalla Valle d’Isarco, sopra Abbazia di Novacella, luogo culto dove si fa vino da oltre mille anni. Ad oltre 700 metri di altitudine crescono le viti più rappresentative per i bianchi. Pochissimi interventi in cantina, imbottigliato presto, dimostra tutta la sua fragranza di essenze floreali che variano dal gelsomino alla tuberosa, fino ai campi di margherite di montagna. Richiami di agrumi gialli ed essenze di bergamotto, molto balsamico, sfociante in aromi di mughetto ed un timido accenno di miele d’acacia. Sorso speziato e tostato sul finale. Gioventù bruciata, piacevolissimo.

AM SAND 2018 – ALOIS LAGEDER – quinta generazione, filosofia biodinamica attuata nella Bassa Atesina verso il Comune di Magrè a ridosso del Lago di Caldaro. Utilizzo di lieviti indigeni ed affinamento parte in legno sulle fecce fini. Una mineralità quasi gessosa, sembra ad occhi chiusi la base ferma di uno Champagne. Delicato, con richiami di pompelmo rosa, cedro maturo, acqua di millefiori. La tensione gustativa prosegue al palato, con l’unica pecca di essere leggermente scivoloso nella beva. Un po’ di lunghezza ulteriore ed avrebbe raggiunto l’eccellenza.

KLEINSTEIN 2019 – CANTINA DI BOLZANO – ben 224 soci a testimonianza di quanto detto sopra. Una cantina avveniristica che raccoglie in sé numerose realtà ed esperienze. La tonalità più intensa dei campioni proposti, declinata sulle calde sfumature del colore oro giallo. Al naso parte su lici, pepe bianco e macchia mediterranea delle dune marine. Bocca generosa da pesca e albicocca matura, con un tocco di pere Williams in confettura. E poi ancora cedro candito, cannella ed uvetta passa. Vecchio stile, contrastante e decisamente gastronomico.

LYRA 2018 – NALS MARGREID – inaspettato. Un salto qualitativo impressionante rispetto al passato, il più istrionico dei campioni assaggiati. Anche qui la presenza di una grossa Cooperativa di 138 produttori, sotto la presidenza di Kurt Wolfensberger. Zona Sud Est ai piedi del Monte Roen, attraversata dall’Ora del Garda, vento fresco che garantisce salubrità alle uve. Solo acciaio in presenza delle sue fecce, rivela un carattere floreale marcato da ginestra essiccata e mimosa. In successione ribes bianco, rosmarino e timo. Muscolare, sia in lunghezza che larghezza, su caramella d’orzo, mandorla e miele. Grande dicotomia olfatto/gusto e forse è questo ciò che intriga veramente.

VIGNA KOLBENHOF 2018 – J.HOFSTÄTTER – il mito. Abbiamo recentemente pianto la scomparsa di Paolo Foradori, coltivatore visionario, strenuo difensore della menzione “Vigna”. A lui il Pinot Nero italiano deve moltissimo. Oggi le redini proseguono nelle mani di Martin, quarta generazione, avendo terreni anche in Germania sulle rive della Mosella. Riconoscibile da pietra focaia, polvere di caffè e grande espressione fruttata di susine mature e prugne verdi. La parte glicerica si avverte, complice un corpo leggermente più esile di altre annate. Vino emblema nel panorama dei Gewürztraminer.

NUSSBAUMER 2019 – TRAMIN – l’architettura a basso impatto ambientale della Cantina Cooperativa vi colpisce fin dall’arrivo in azienda. Non dovrei esprimere preferenze, ma davvero non si può restare insensibili di fronte ad un simile vino. Completo dall’inizio alla fine, sembra riassumere i tratti salienti dei campioni precedenti. Ancora erbaceo, freschissimo sulla classica rosa bianca ed il lime. Saporito, in progressione verso sensazioni saline solo in parte attenuate dalla potenza alcolica. Da attendere parecchio in cantina.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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