Gianni Rizzo, per tutti “il capitano” è al timone del Poseidonia Beach Club ad Ascea. Un lido che non sa di semplice spiaggia attrezzata, ma che offre diverse opportunità agli ospiti a cominciare dalle esperienze in barca, proseguendo verso i piedi delle dune marine per poi mangiare al ristorante o in pizzeria, con una carta a spreco ridotto e una discreta fantasia nei piatti.
“Lavoro sin dai tempi universitari, non ho mai indietreggiato di fronte al sacrificio nel realizzare i miei sogni – afferma il capitano – Dagli esordi da consulente in una compagnia assicurativa, fino ai lavori stagionali post laurea vendendo cornetti, bomboloni e granite in spiaggia, per poi spiccare il volo a Milano da direttore risorse umane in una multinazionale. E ora sono qui a trasmettere al turista di passaggio l’idea di un Cilento da vivere fino in fondo”.
Il suo messaggio si basa su tre pilastri di ecosostenibilità: fotovoltaico, per generare energia dalla forza del sole; recupero delle acque piovane e riutilizzo degli scarti in cucina, abolendo la plastica in ogni passaggio.
Ben 150 ombrelloni su più file e 300 coperti a tavola suddivisi tra il ristorante e la pizzeria, dove si prediligono impasti diretti e topping non troppo elaborati, elemento sempre vincente in ottica di leggerezza e dimensione popolare anche nella tonda lievitata famosa in tutto il mondo. Unico problema la stagionalità e la dimensione ancora “selvaggia” del territorio, difficile da raggiungere e limitato nei servizi per attrarre un pubblico di estrazione sociale eterogenea.
Natura incontaminata, acque cristalline e prodotti a chilometro zero farebbero la differenza in altri territori, ma qui in Campania manca sempre quel tassello finale nella maturità e nella consapevolezza reale dei suoi imprenditori e delle amministrazioni politiche, delle meraviglie ancora inesplorate che riserva sia l’entroterra che l’ambiente costiero. Chi lo ha compreso, come in Costiera Amalfitana, nelle isole di Capri e Ischia e in parte persino nel capoluogo Napoli, vive fasi di crescita a doppia cifra, pur in un contesto di crisi geopolitica internazionale.
Dunque il racconto differente di Rizzo, come poter accompagnare la mattina i pescatori a tirar su le reti in barca, osservarli raccogliere il pescato che poi sarà preparato a pranzo e cena, fare una passeggiata tra le rovine del Parco Archeologico di Velia d’epoca fenicia e provare le numerose specialità gastronomiche locali. Come l’olio extravergine d’oliva da olivi centenari o il vino a produzione propria. È bello, ad esempio, salvare un alimento destinato altrimenti ad essere eliminato, riducendo al minimo il consumo inutile con un occhio a chi non può permettersi il frigo pieno e il benessere sociale.
Il “pane ritrovato” del giorno prima, con nero di seppia e mantecato di pagello è un buon inizio, così come il fusillo della memoria di nonna Ines fatto a mano al ferretto, come un tempo, con tenero di broccolo, pane, pomodorini di recupero e pesce bandiera. Tra i secondi, invece, la razza glassata su fondo ristretto delle sue cartilagini con crema di patate affumicate, verdure e pane tostato. Innovativo, infine, il Cilento Roll, ricetta fusion con chip di pelle di pesce bandiera su uramaki mediterraneo con alici di menaica e cacio ricotta fresco con pomodoro San Marzano al naturale e zest di agrumi.
Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.
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