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Abruzzo – Il carattere dei vini di Camillo Montori

Una visita presso l’azienda vinicola di Camillo Montori non lascia indifferenti. Siamo in presenza di uno dei produttori di più lungo corso dell’intero Abruzzo, che ha dedicato la sua vita alla valorizzazione delle varietà autoctone (come il Trebbiano, che tra i primi vinificò in purezza quarant’anni fa) e francesi.
Oltre 50 ettari di vigna, circa mezzo milione di bottiglie e una storia che risale almeno a fine Ottocento, come testimoniano le attività in campo agricolo ed enologico dell’illustre avo Giuseppe Montori.

Ma l’impronta lasciata negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso è molto più incisiva. Segnata dall’avvento della Doc Controguerra, dove in quest’angolo settentrionale della provincia di Teramo, vicino ad Ascoli e al confine con le Marche, entrano in gioco anche i vitigni internazionali (passione a lungo elaborata ed esercitata da Camillo, ora un po’ svanita).

E soprattutto della Docg Colline Teramane, “sottozona” ante litteram nata nel 2003, ben prima delle varie Mga, Uga e Pievi, a dare lustro e importanza a un vitigno, il Montepulciano d’Abruzzo, che spesso rischia di perdere parte del proprio valore a causa di un disciplinare geograficamente e produttivamente generico, che non favorisce chi cerca la qualità assoluta, né tra i viticoltori né tra i consumatori.
Negli ultimi anni anche Montori ha avvertito l’esigenza di stare “al passo coi tempi”, ed ecco allora l’innovazione del bag in box, la valorizzazione del Pecorino che, qui come altrove, sta diventando il bianco “di punta” della linea produttiva, e la voglia di addomesticare un po’ il carattere irruento ed energico del Montepulciano, sia nella versione in rosso che nel Cerasuolo. Una direzione che magari non ci trova pienamente d’accordo, ma la laicità dell’assaggio è sacra così come l’autonomia delle scelte del produttore…
Ecco cosa abbiamo assaggiato in una soleggiata mattina di inizio giugno.

Trebbiano d’Abruzzo Fonte Cupa 2020. Il “bianco della casa”, come lo chiama il suo artefice, ha un naso di impronta floreale e vegetale (fieno), mela e pera, un bel sorso con entrata morbida, è elegante, snello, equilibrato, dalla chiusura fresca e sapida, ricca di acidità per la tipologia. Non particolarmente complesso ma piacevole. Solo acciaio.

Pecorino Colli Aprutini Fonte Cupa 2020. Profumi di agrumi e leggermente minerali, e ricordi di mandorla fresca. Bocca di bella consistenza, ampia e complessa, lunga persistenza ancora sugli agrumi (mandarino), molto sapida. Da invecchiamento per struttura e alcolicità (14,5°). Fermentazione in botti di rovere, affinamento in acciaio.

Cerasuolo d’Abruzzo Fonte Cupa 2020. “Da quest’anno lo facciamo un po’ più chiaro, per seguire il mercato”. La frase di Camillo ci lascia un po’ perplessi: siamo convinti che la forza del Cerasuolo sia la sua identità di rosato robusto e più scuro, e che seguire le derive “provenzali” sia poco lungimirante, ma tant’è. Non siamo certo noi a dover decidere come vada fatto un vino, dobbiamo solo giudicarlo. Da salasso, odora di fragola, frutti rossi, foglie secche. Nonostante il lavoro di “sottrazione” mantiene in parte la leggera tannicità del Montepulciano vinificato in rosa e un bel succo. Anche qui è avvertibile una sensazione alcolica leggermente sopra le righe (14°).

Pecorino Colli Aprutini Fonte Cupa 2011. All’olfatto sentori di whisky, di caramello e vaniglia. Buona evoluzione, al palato però è leggermente asciutto e poco espansivo, un po’ amarostico. Con un po’ di tempo nel bicchiere si apre maggiormente, con odori di liquirizia dolce, menta, miele. Dopo dieci anni sembra aver superato il suo apice.

Montepulciano d’Abruzzo Camillo Montori 2018. Camillo lo chiama “il classico”. Molto più che un vino base: potente, tannico, con pepe in grani, ciliegia, liquirizia e pietra vulcanica al naso. Chiusura fresca che evoca piccoli frutti scuri (mirtilli). Solo acciaio. Costa circa 7 euro in enoteca: un affare.

 

Montepulciano d’Abruzzo Fonte Cupa 2016. Olfatto simile ma più definito, evoluto, pieno: pepe, amarene, ginepro, foglie secche, roccia scura. Si avverte una superiore complessità. Tannino presente ma non invadente, saporito e di ottima persistenza, finale succoso e fruttato. 12-18 mesi di botte grande.

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Fonte Cupa Riserva 2016. Camillo racconta che sta cercando un modello che punti maggiormente alla bevibilità, come piace a lui; e il bicchiere lo conferma. Paradossalmente sembra più agile del suo fratello “d’annata”, dai profumi più raffinati, con una lieve speziatura e sentori di ciliegia. In bocca è equilibrato, carezzevole, con una frazione di freschezza che gli dà profondità, pulizia e piacevolezza anche in persistenza. Già in beva. In botte grande per 18 mesi circa.

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Fonte Cupa Riserva 2013. Impostazione molto diversa nella riserva di tre anni prima. Qui torniamo alla classicità del Montepulciano ricco e dirompente (che forse ci piace di più). Inchiostro e note balsamiche al naso, spezie e tabacco, sapidità e carattere da vendere, ancora scorbutico e impervio ma di grande sostanza e ricchezza di frutto (visciole e amarene), sembra quasi più giovane del 2016. Di certo ha ancora un lunghissimo cammino davanti a sé.

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