Un territorio dalla storia tormentata, il Collio. Martoriato da oltre tre anni di trincea, durante la Prima guerra mondiale, con un numero incalcolabile di morti inutili sui due fronti, e da altri cinque anni di scontri dolorosi e fratricidi durante la Seconda. Destino disgraziato di una terra di confine, crocevia di lingue e culture sempre in bilico tra integrazione e nazionalismi, rimbalzata di volta in volta, negli ultimi tre secoli, tra Impero austro-ungarico, Italia, Jugoslavia.
Solo negli ultimi decenni il Collio ha trovato una relativa stabilità politico-economica, messa però a repentaglio fino al 1989 dalla guerra fredda e dal trovarsi proprio ai confini della “cortina di ferro” che divideva l’occidente capitalistico dai paesi socialisti di stampo sovietico. Oggi tutto ciò ci sembra lontanissimo, eppure i segni di questo recente passato restano visibili (anzitutto il monumentale Sacrario di Redipuglia, ma anche la torretta di avvistamento che si trova ancora a poche decine di metri dalla cantina di Colle Duga a Zegla, sopra Cormòns, da dove all’epoca la sentinella jugoslava aveva l’ordine di sparare in caso di movimenti sospetti). E soprattutto i segni restano nei cuori delle famiglie, che custodiscono con cura le memorie dei loro cari.
È un sollievo vedere queste splendide colline, così verdi da far concorrenza all’Irlanda, essere protagoniste ormai da qualche decennio di una storia finalmente diversa, di successo, come quella che riguarda i vini che si producono qui. Anche a livello personale: ho conosciuto il Collio da perfetto neofita nel 2003 e ogni volta che torno mi lascio travolgere dalla bellezza dei paesaggi, dalla luce unica di certe giornate di tarda primavera, dal naturale senso di accoglienza e ospitalità delle sue genti. E naturalmente dalla bontà dei vini e dei cibi.
Quello che segue è il breve resoconto di un press tour al quale ho partecipato a fine maggio, grazie all’impulso dell’attivissimo Consorzio Collio, diretto da Lavinia Zamaro, e all’organizzazione dell’infaticabile Federica Schir.
Parliamo di un territorio, per i pochi che non lo sapessero, vocato in particolare per la produzione di vini bianchi. Quasi nove decimi degli ettari vitati (circa 1.400) sono dedicati alle uve a bacca bianca: anzitutto Friulano (cioè Tocai), Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, i tre cosiddetti “autoctoni” – ma ci torneremo. Poi gli “internazionali”: Sauvignon Blanc, Chardonnay, Pinot Bianco e Grigio (la varietà più diffusa; in realtà è un’uva rosata o meglio ramata, ma spesso viene vinificata in bianco), più i residuali Riesling, Müller Thurgau e Traminer aromatico e il poco Picolit da cui si ottengono pochissime bottiglie di nettare dolce. In totale (rossi compresi, ottenuti da varietà internazionali presenti in zona da oltre un secolo) le bottiglie annue sfiorano i sette milioni di pezzi.
Il Consorzio è nato nel 1964 grazie all’input del conte Attems, la Doc è arrivata dopo quattro anni. Otto i Comuni coinvolti, tutti nella provincia di Gorizia: Capriva, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d’Isonzo, Gorizia, Mossa, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino. Altitudine compresa tra i 75 e i 270 metri.
In quasi sessant’anni di vita il vino del Collio ha attraversato diverse fasi: la vinificazione in bianco, la malolattica, poi l’infatuazione (eccessiva, come in altre zone d’Italia) per il legno piccolo di derivazione francese, per poi tornare, con una controrivoluzione concettuale guidata dai vignaioli di Oslavia e in particolare da Josko Gravner, all’anfora e alla macerazione sulle bucce. Oggi tutte queste esperienze guidano la mano di enologi e produttori (circa 270, 175 consorziati) e ognuno cerca di interpretare il territorio con uno stile personale ma al tempo stesso frutto della storia e del lavoro collettivo. La caratteristica geologica che domina quasi ovunque i terreni è la ponca (altrimenti nota come flysch), marne e arenarie che donano ai vini un distintivo e riconoscibile carattere minerale.
Uno dei temi più dibattuti negli ultimi tempi riguarda il Collio Bianco, vino di assemblaggio di vari vitigni che per chi scrive rappresenta il vero biglietto da visita e la massima eccellenza del territorio. C’è chi ritiene che vada ottenuto solo dalle tre cosiddette varietà autoctone, Tocai, Ribolla e Malvasia (e una dozzina di produttori lo hanno scritto in etichetta). C’è invece chi sostiene che in sostanza non c’è grande differenza “storica” tra questi vitigni e gli altri, i due Pinot, lo Chardonnay e il Sauvignon, e quindi continua a utilizzarli. Ho una predilezione per la prima tesi anche perché ricordo un’antica visita da Edi Keber, che a un certo punto decise di fare un solo vino bianco da quelle tre varietà e smise di imbottigliare gli altri vini da monovitigno che faceva prima. Di più, fece scrivere solo “Collio” in etichetta, eliminando anche la specifica “Bianco”, per sottolineare il legame di quel vino col suo territorio. Ma il dibattito resta aperto e non mi sento in grado di prendere posizioni drastiche. Penso che ognuno abbia il diritto, finché è consentito, di seguire la propria idea…
Nelle quattro giornate del tour abbiamo assaggiato più di 120 vini, ma ho deciso di restringere la selezione al 20%: 24 vini bianchi, più un “fuori sacco” dedicato a un rosso straordinario, per dare una fotografia mi auguro esaustiva dello stato dell’arte in Collio. Forte è stata la tentazione di dedicare un ritratto alle aziende visitate, ma gli spunti erano davvero troppi. Ci vorrebbe un libro. Chissà, in futuro…
GLI ASSAGGI
La prima parte di questa selezione si riferisce alla degustazione tecnica avvenuta presso la sede del Consorzio a Cormòns.
Ribolla Gialla Riserva 2021 – Paraschos – Macerazione di otto giorni, affinamento di due anni in grandi botti di rovere. Puro stile Oslavia, buonissimo, odora di miele, frutta secca, cannella, foglie di tè. Grande sapore e soddisfazione al palato, fresco, intenso, salino, piacevolmente tannico. Finale persistente su toni agrumati e di frutta candita.
Pinot Grigio Mongris 2025 – Marco Felluga – Solo acciaio. Fiori bianchi e gialli, mela e pera al naso. Vino serio, sapido, ricco in bocca, gastronomico, di estrema armonia ed eleganza. Fa salivare. Grande davvero.
Pinot Grigio 2025 – Raccaro – Solo acciaio. Olfatto di pera, melone e fiori di campo, fieno e frutta secca, sentori balsamici. Sorso delizioso, di notevole stratificazione, eppure di straordinaria dinamica gustativa. Ricco, elegante, fresco, di gran sapore. Chiusura salina e agrumata.
Friulano 2025 – Komjanc – Solo acciaio. Sentori di fiori bianchi e gialli, miele, anice, mandorla. Al palato è molto consistente ma fine, morbido, supportato da una vena minerale che richiama i suoli del Collio. Finale classicamente ammandorlato. Perfetta fusione tra frutto, acidità, struttura, sale.
Friulano 2024 – Villa Russiz – Solo acciaio. Odori balsamici, poi mela, camomilla, fiori di campo; bella beva, sorso quasi cremoso, con una buona freschezza a bilanciare. Di estrema pulizia e precisione tecnica, vino importante. Anche qui in persistenza spunta la mandorla.
Friulano Riserva Kai 2023 – Paraschos – Da viti di 80-100 anni, dopo una brevissima macerazione il vino sosta in botte grande per due anni e più. Naso caleidoscopico, mediterraneo, iodato, scorza d’arancia, miele, erbe, pietra focaia, anche cenni di pesca matura e pepe bianco. Eccezionale bevibilità, saporito, ricco e pieno, dotato di una trama tannica e salina di grande fascino. Finale lunghissimo e luminoso.
Sauvignon Ronco delle Mele 2025 – Venica & Venica – Parte in acciaio, parte in legno sia la vinificazione che l’affinamento. Profumi classici, agrumi, frutta tropicale, salvia foglia di pomodoro, nello stile “tecnico” che è marchio di fabbrica della casa, il lato vegetale è ben gestito. In bocca è elegante, sapido, molto fresco, di spiccata mineralità. Si conferma un riferimento per la tipologia.
Sauvignon 2024 – Pascolo – Solo acciaio. Olfatto tipico, pompelmo, peperone, passion fruit, cenni balsamici. In bocca c’è grande materia, è equilibrato e succoso, pieno e avvolgente. Notevole la precisione e nitidezza del frutto in chiusura.
Collio Bianco Jelka 2020 – Picech – Friulano (botte grande), Malvasia istriana e Ribolla (tonneau). Dopo 12-18 mesi il vino viene assemblato in vasche di cemento dove resta per altri tre anni. Pesca, agrumi, spezie dolci al naso, anche frutta secca e sensazioni floreali. Vino di grande spessore, complesso, ben sorretto dall’acidità, dall’evoluzione impeccabile e intrigante.
La seconda parte, invece, fa riferimento a bottiglie assaggiate durante le visite in cantina e durante i pranzi e le cene organizzate presso aziende e ristoranti.
Friulano Villa de Randis 2021 – Muzic – Da singola vigna di oltre 50 anni. Solo acciaio. Profumi di frutta gialla matura, spezie, agrumi, sensazioni minerali. Freschezza media, compensata da una piacevole scia salina, bella beva, di spessore, persistenza notevole.
Friulano 2010 – Subida di Monte– Solo acciaio. Resina, burro, canfora, menta al naso, evoluzione controllata e impeccabile, sorso gratificante ed emozionante, che chiude sulla mandorla quasi dolce.
Ribolla Gialla Trebes 2023 – Attems – Invecchia in botti di acacia. Odora di miele, lime, timo e rosmarino, leggermente affumicato. In bocca è elegante, sapido, toni minerali e agrumi gialli in chiusura. Buonissimo.
Ribolla Gialla 2025 – Borgo Savaian – Solo acciaio. Profumi sottili ma nitidi, più vegetali che fruttati, spezie, fiori ed erbe aromatiche. Sorso carnoso, fruttato, di grande impatto, una Ribolla sostanziosa, meno esile di altri esemplari assaggiati in questi giorni.
Pinot Bianco Frontiere 2023 – Fantinel – Sono sempre affascinato da vini come questo, dotato di “spontaneità espressiva”, concetto magari non chiaro a tutti, ma che a me conquista al primo sorso. Mantiene anche una grande aderenza alle caratteristiche primarie del vitigno, nonostante il moderato invecchiamento. Profumi misurati, puliti, cedro e camomilla, in bocca è avvolgente, sapido, slanciato, buona persistenza, speziato e balsamico, decisamente gastronomico.
Collio Bianco Klin 2020 – Primosic – Da una vigna terrazzata giusto sul confine con la Slovenia, conosciuta con lo stesso toponimo Klin, uvaggio di Chardonnay, Sauvignon, Friulano e Ribolla Gialla. Finissimo al naso, fiori bianchi ed erbe aromatiche, bergamotto, pesca, leggere spezie. Sorso ricco, importante, avvolgente e armonico, perfino un po’ tannico, sapido, gustoso e lungo. Eppure di ammaliante leggerezza, quasi fosse privo di peso.
Friulano Skin 2020 – Primosic – Due settimane sulle bucce, invecchia in botti di legno grande. Profumi intensi, frutta gialla, miele, mandorle, pasticceria, piccole spezie, pompelmo, tabacco biondo. Sorso pulito, insolitamente elegante per la tipologia, sapido e agrumato, di buona freschezza minerale e classica persistenza amara di mandorla e rabarbaro. Complesso, corposo, succoso.
Ribolla Gialla Riserva 2014 – Primosic – Appartiene a pieno titolo al vino ormai simbolo di Oslavia, la Ribolla macerata. Uve surmature e macerazione sulle bucce di 4 settimane in tino aperto. Colore intenso, di ruggine (che suggestivamente sembra arrivare anche alle narici). Profumi convenzionali per la tipologia, camomilla, cera d’api, poi alghe, radici… a tradirne quasi i presupposti, la beva è sì dolce ma di grande agilità e freschezza. Dà un piacere fisico, grazie a un’enorme complessità gustativa piena di rimandi. Chiusura lunghissima di arancia e chinotto, con tratti di derivazione minerale.

Ribolla Gialla 2023 – Colmello di Grotta (macerata) – Due settimane sulle bucce, invecchia in anfora. Menta prepotente all’olfatto, frutta gialla matura (pesca), albicocca disidratata, fieno essiccato. Tannino avvertibile ma ben integrato al palato. Grande acidità e persistenza notevole.
Pinot Grigio 2022 – Colmello di Grotta – Da barbatelle alsaziane, fa 70% in acciaio e 30% in anfora. Frutta gialla matura al naso e in bocca (mela e pera), spezie ed erbe aromatiche, esibisce un finale profondo, agrumato, minerale e balsamico.
Sauvignon 2015 – Borgo Conventi – Grasso e burroso, equiparabile ai migliori esemplari del vitigno presenti in Alto Adige, che resta, secondo me, la patria elettiva del Sauvignon Blanc in Italia. Di gran classe, il carattere varietale non prevarica ed è perfettamente inserito nella dinamica gustativa. Mela croccante ed idrocarburi in persistenza, fresca e saporita, ampia più che lunga.
Collio Bianco Luna di Ponca 2022 – Borgo Conventi – 70% Friulano, 20% Chardonnay, 10% Malvasia Istriana. Parziale sosta in legno. Ottimo equilibrio, legno perfettamente dosato, il Friulano segna abbastanza nettamente il sorso, profondamente minerale. La sosta nel bicchiere gli regala perfino tratti ancora floreali, il finale è maestoso e presenta toni di frutta matura e secca.
Collio Bianco 2016 – Colle Duga – Malvasia e Chardonnay (che fanno sei mesi in legno) più Friulano e Sauvignon. Bella terziarizzazione, idrocarburi che si affacciano decisi, mela disidratata, scorza d’arancia, orzo. Sorso sottile ed elegante, gustoso, consistente, slanciato, di grande dinamica. Bel frutto dolce nella lunga chiusura, cenni di mandorla.
Friulano 2025 – Toros – Da viti molto vecchie di Tocai giallo. Il 15% della massa fa un breve passaggio in legno. Profumi di frutta secca (mandorla in primis), pere e pesche, erbe aromatiche, fieno, fumo. Bella dolcezza fruttata in bocca, bilanciato ottimamente dal sale, è molto più gentile rispetto ad altri della tipologia. Finale profondo ed identitario, nocciola e mandorla ma anche agrumi e sensazioni minerali.

Sauvignon 2007 – Toros – Naso apparentemente esile, buccia di agrumi, miele. Nei pochi minuti di permanenza nel bicchiere i profumi si ampliano, arriva una nota speziata di anice e perfino ricordi di frutta fresca. Nessun indice di stanchezza, anzi. Il sorso è ancora più entusiasmante, il noioso varietale che conosci a memoria è praticamente assente, resta un sapore lieve, delicato ma trascinante, di estrema finezza. Finale lunghissimo e di grande equilibrio tra sapidità e cenni vegetali, questi sì tipici del vitigno, ma adeguatamente integrati. Applausi.
Merlot 2016 – Colle Duga – Eccolo, l’intruso. Premessa: sono un convinto detrattore del vitigno, specialmente per i vini che dà in Toscana e zone limitrofe, per me sopravvalutati. Ma molto probabilmente è un mio limite e un mio problema. Dopo questa visita, però, sono diventato un sostenitore dei (pochi) Merlot del Collio, nei quali trovo freschezza, profondità e sapore sconosciuti (da me) altrove. Questo è un grande esemplare, alcuni compagni di assaggio gli hanno preferito il 2015 degustato nella stessa occasione (e forse anche il produttore lo preferisce). Io invece sono rimasto folgorato dal 2016 semplicemente perché ha un tannino finissimo (cosa che il 2015 non ha), un’acidità da manuale per la tipologia, un’integrità di frutto commovente e una chiusura straordinaria.
Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…
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