Vento di novità in Oltrepò Pavese grazie alla coesione delle aziende comprese nel Consorzio di Tutela e la volontà di creare fasce di posizionamento dei vini ben distinguibili e identitarie all’interno di un territorio molto vasto. Ne parliamo con il direttore del Consorzio Riccardo Binda.
Intanto sia chiaro che il Classese, il metodo classico da uve Pinot Nero, che è un’eccellenza indiscussa di questa regione, continuerà a essere portabandiera, marchio distinguibile e riconoscibile.
La proposta è quella di andare a inserire una nicchia di vini rossi di qualità all’interno della piramide. Sopra la Igp Pavia e Oltrepò Doc ci sarebbe la nuova denominazione che, solo per adesso e nulla di confermato, potrebbe chiamarsi Montenapoleone. Il nome si riferisce infatti a vino rosso che fino agli anni ’60 fu tra i più apprezzati insieme a Buttafuoco, Sangue di Giuda e Barbacarlo e presenta le caratteristiche necessarie per una denominazione, ovvero storicità, uso commerciale e riferimento in un territorio.
I vini rossi al centro della futura Doc sono gli interpreti migliori di varietà come Croatina e Barbera presenze storiche in questo territorio. Andrebbero a confezionare bottiglie alto vendenti che possano entrare negli scaffali e sulle tavole, insieme ai grandi rossi italiani. Quindi, una ricerca continua di qualità e affermazione di un marchio che non vuole limitarsi al solo Metodo Classico. La spumantizzazione è nata qui nell’Ottocento, un capitolo da non dimenticare, e Oltrepò Pavese è il luogo che più al mondo si è focalizzato sul Blanc de Noirs, un vanto che non è solo brand ma traino e lancio della nuova eventuale denominazione discussa in questi giorni. La proposta è stata accolta con grande entusiasmo, si è evidenziata unanimità di intenti tra le aziende, perché come giustamente afferma il direttore del Consorzio Riccardo Binda, “solo con l’unione si ottengono i risultati”.
“Il nostro intento – spiega Binda – è quello di creare una denominazione che vada ad abbracciare l’intero territorio, che comprenda più aspetti e varietà presenti, senza soffermarsi sulle singole realtà esclusive, come è successo gli anni scorsi. Il passato dell’Oltrepò Pavese è stato abbastanza difficile, il Pinot Nero, che è stato sempre simbolo del territorio e qui si trova in una delle zone più vocate al mondo, e la spumantistica sta riportando alla ribalta il nome Oltrepò e ne siamo fieri. Per questo vogliamo parlare anche di tutto quello che esiste oltre il Pinot Nero e per i rossi fermi abbiamo in mente di proporre le menzioni comunali in etichetta, affinché ciascuna produzione sia immediatamente riconoscibile e ben valorizzata”.
Un territorio vasto in termini di ettari vitati, circa 11 mila e 500, che si estende dai confini con Piemonte fino a quelli con l’Emilia-Romagna, su una varietà incredibile di suoli e conformazioni geologiche. Le altitudini dei vigneti si attestano fino ai 650 metri “ma non è escluso che possano aumentare – afferma il direttore Binda – siamo in piena espansione su terreni che, almeno da noi, non comprendono solo vigneti ma si arricchiscono di un ecosistema variegato, ricco di boschi e altre coltivazioni”. Come per gli ettari, anche i mercati hanno un enorme potenziale, si punta anche a paesi dove la complessità economica inizia a essere evidente ma che non deve creare timori. “Tutta la strada che gli altri hanno fatto prima di noi – afferma Binda – noi siamo pronti a percorrerla adesso e a recuperare tutto quello che abbiamo perso in passato”.
Un’ultima curiosità riguarda la collocazione del Riesling, che in Oltrepo è Renano e Italico, che sono completamente diversi e geneticamente distanti. La nuova denominazione potrà infatti comprendere una sezione per i bianchi fermi da uve Riesling Renano, lasciando all’Italico quella già esistente. Questo è dovuto al fatto che non possibile in etichetta usare il termine Renano e Italico.
Sul fronte dell’enoturismo le aziende si stanno attrezzando, sarà un altro degli obiettivi dei prossimi anni ampliare l’offerta. Ci ricorda il direttore Binda, che è di appena 45 minuti la distanza dall’aeroporto di Linate, cosa non di poco conto.
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
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